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L'ANALISI. Un voto che cambia la storia d'Italia. Sinistra al tramonto? Nessuno ha la maggioranza.

L'ANALISI. Un voto che cambia la storia d'Italia. Sinistra al tramonto? Nessuno ha la maggioranza.
elez    UNO. In primissima approssimazione, mentre le televisioni continuano a snocciolare i dati, è già possibile una valutazione sui risultati elettorali anche senza conoscerne i dettagli. Dettagli che, date le caratteristiche della legge elettorale, potrebbero rivelarsi decisivi rispetto al problema della governabilità del paese che, nel momento in cui viene scritta questa nota, appare ancora molto problematica.

DUE. Ma, al di là di chi vince e chi perde, nella giostra elettorale c’è un dato epocale, più di fondo, che va molto oltre, perché il voto per la prima volta nella storia d’Italia, sostituisce i protagonisti dello scontro politico. Uno scontro che è ed è stato anche sociale e culturale e s'è nutrito con l’intervento di grandi masse e straordinarie passioni di popolo. Non più la destra contro la sinistra, il centro destra contro il centro sinistra. Si fronteggia una nuova coppia: il centro destra e il M5s, due grandi aggregazioni i cui confini, tra l’altro, non sono esattamente definiti: talvolta contrapposti, ancor più spesso mescolati. Esce di scena la sinistra, nel senso che non è più protagonista, retrocessa al terzo posto e quindi fuori dallo scontro decisivo tra i primi due attori protagonisti. E’ un cambio profondo, una radicale modifica della storia d’Italia. Nessuno sa quanto durerà. Nè, addirittura, se l’esclusione della sinistra si stabilizzerà per una lunga stagione storica. Per di più è prevedibile nella sinistra che rimane uno scontro ulteriore, un rinfacciarsi le responsabilità della disfatta. Sarà difficile imporre una discussione partendo da un punto tanto ovvio quanto rimosso: ci troviamo di fronte a un esito storico che non è spiegabile con le sole responsabilità recenti di questo o quello. Siamo probabilmente di fronte a un sommovimento più di fondo sul quale ci sono le impronte di intere generazioni di esponenti della sinistra. L’accantonamento di un patrimonio politico sociale culturale tanto gigantesco che ha coinvolto tanto a lungo milioni di persone e le loro passioni non si può spiegare né con la storia degli ultimi mesi né con la colpa di questo o quel protagonista delle vicende travagliate e spesso suicide della sinistra italiana che ha a lungo compreso il meglio delle culture laiche socialiste e riformiste e dell’impegno dei cattolici democratici. C’è probabilmente sullo sfondo di questo esito una pesante difficoltà, non indagata, a fare i conti con la complessità del mondo che cambia e del mescolarsi di bisogni vecchi e nuovi che si sono accumulati.
Il voto del 5 marzo quindi è una rottura molto più profonda di quella che nell’ultimo decennio del secolo scorso segnò la scesa in campo di Berlusconi che pure non riuscì a cambiare i protagonisti della dialettica politica che restarono centro destra e centro sinistra. Ora la storia è veramente cambiata.

TRE. Ma, sinistra a parte, i risultati del voto sembrano disegnare un quadro ancor più complesso perché né il centrodestra né il movimento cinque stelle, che pure sono i due fondamentali vincitori dello scontro elettorale, pur avendo vinto in modo brillante sono entrambi sprovvisti di una maggioranza autonoma che solo nelle prossime settimane si capirà se si potrà formare e come riuscirà a costituirsi. Il centrodestra è la prima aggregazione del paese che viaggia oltre 37/38 punti. Moltissimo ma non tanto da assicurare un governo al paese. Seguono i grillini con uno spettacolare 32/33%. Anche loro, percentuale altissima priva dei numeri necessari a governare. Il Pd si ferma con sofferenza ad un oscillante 19% mentre Liberi e uguali che si era proposto come una forza a due cifre in grado di far ripartire una riorganizzazione strutturale della sinistra oscilla attorno a qualche decimale in più del 3% ed esibisce una forza decisamente marginale che molto difficilmente potrà diventare il perno per la costruzione di una nuova sinistra. Lo stesso Pd difficilmente potrebbe scegliere una collocazione diversa da quella dell'opposizione. L’insieme di tutte le forze del centro sinistra marcia verso i 30 punti, una percentuale tutt’altro che disprezzabile. Ma sarebbe un imbroglio immaginarle come una forza omogenea capace di diventare un trampolino per il rilancio.

QUATTRO. Naturalmente bisognerà attendere lo spoglio per intero per capire quale governo nascerà e se nascerà. E bisognerà leggere con molta attenzione i messaggi del voto nelle rispettive aree del paese. Naturalmente a partire dal Mezzogiorno. Non sono esclusi colpi di scena. Ma il paese dovrà avere pazienza. Non sarà facile, né semplice uscire dalle difficoltà politiche che sono emerse.