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DOPOilVOTO. Ma l’Italia del 4 marzo è divisa solo apparentemente

DOPOilVOTO. Ma l’Italia del 4 marzo è divisa solo apparentemente
kandinsky Dal voto del 4 marzo è emersa un’Italia apparentemente divisa in due parti. Nel centro-nord si è affermata la Lega di Salvini. Nel Mezzogiorno, invece, ha nettamente prevalso il Movimento 5 Stelle. La geografia elettorale ricalca quasi quella economica, del divario tra nord e sud, offrendo, perciò, una facile lettura del voto. Quella più immediata è che gli elettori meridionali, in particolare i giovani precari o disoccupati, abbiano votato il M5S perché allettati dalle sue proposte economiche, in particolare dal reddito di cittadinanza. Il successo della Lega sarebbe stato determinato, invece, dai timori identitari legati all’immigrazione e da un diffuso bisogno di sicurezza, avvertito soprattutto al nord. Pur cogliendone alcuni aspetti, questa lettura si sofferma sulle cause immediate, superficiali delle scelte elettorali. In realtà, le cause sono più profonde e la geografia elettorale italiana è molto più omogenea di quanto appaia.

Sia la Lega, sia il M5S sono forze politiche anti-establishment con tratti populisti che, pur con proposte diverse, rispondono alla domanda elettorale di un un’ampia fascia di popolazione che, per diversi motivi, si sente vulnerabile e incerta. Fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe pensato che in Italia forze politiche così diverse da quelle tradizionali potessero trovare una simile affermazione. In realtà, ciò accade in tutti paesi europei, in cui partiti populisti, euroscettici o nazionalisti riscuotono crescenti consensi. Perché ciò accade? C’è un motivo fondamentale. In Italia, come in Europa, a partire dal secondo dopoguerra, la struttura sociale è stata a lungo caratterizzata da un ampio ceto medio. Grazie alla crescita economica, il tenore di vita della classe media migliorava nel tempo. La stabilità dell’occupazione e la protezione offerta dallo Stato sociale, in tutte le sue forme, dalla sanità alle pensioni, garantivano la sicurezza economica su cui fondare aspettative positive per sé e per i propri figli. Quella classe media non aveva alcun interesse a esprimere voti di protesta, né tanto meno era propensa a scegliere tra opposti estremismi. I partiti moderati, di centro o riformisti, ne rappresentavano al meglio le istanze e le aspirazioni.

Nell’ultimo ventennio, la globalizzazione – di cui l’immigrazione è un aspetto - ha progressivamente modificato la struttura sociale. Le politiche attuate dai governi hanno fortemente ridimensionato lo stato sociale, di cui il ceto medio era il principale beneficiario, esponendo le generazioni più giovani all’incertezza e alla precarietà occupazionale. La crescita economica è rallentata. In tutti i paesi, il ceto medio si è numericamente ridotto e impoverito, le disuguaglianze economiche sono aumentate e le aspettative, in passato crescenti, sono divenute decrescenti. Il mutamento sociale e lo sfaldamento delle ideologie politiche hanno determinato lo sgretolamento dei partiti tradizionali e, in particolare, di quelli di sinistra. Mentre la società si è polarizzata, parte della classe media, ormai impoverita, si è politicamente spostata verso destra o verso movimenti populisti o anti-establishment. È emersa, così, una nuova domanda politica. Da un lato, c’è una richiesta di protezione dalle paure, reali o percepite che siano, di una società che si sente minacciata dall’immigrazione e dalla globalizzazione. Dall’altro, c’è una richiesta più generica di cambiamento e di nuove forme di assistenza, come il reddito di cittadinanza, in risposta all’arretramento del welfare state e alla precarietà occupazionale. Da ambo le parti, c’è la critica verso i partiti tradizionali e la diffidenza, se non l’ostilità nei confronti dell’Unione europea.  

I risultati elettorali sono solo in parte dovuti a fattori ‘congiunturali’. A determinarli sono anche i mutamenti sociali ed economici che, negli ultimi anni, hanno interessato il paese. Ecco perché l’Italia emersa dal voto del 4 marzo è solo apparentemente divisa. Ad unirla è la struttura della società italiana, in cui il ceto medio, con la sua domanda politica ‘moderata’, è sempre meno rilevante. A nord come a sud.    

*uniCz