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L’INTERVENTO. Ripassiamo la storia recente, ovvero cosa deve fare il Pd col M5s

L’INTERVENTO. Ripassiamo la storia recente, ovvero cosa deve fare il Pd col M5s
tratt In un sistema tripolare per ottenere la maggioranza parlamentare occorre che due schieramenti dei tre si alleino. Il resto è fuffa. Noi del Pd lo sappiamo benissimo quando dopo esserci rivolti ai 5* per avere la maggioranza al senato abbiamo dovuto cambiare rotta e rivolgerci a Berlusconi per varare il governo Letta, stravolgendo programma ed alleanze della campagna elettorale.

Quanti sgomenti furiosi da coerenza mancata hanno gridato contro questo giro di orizzonte chiamandolo inciucio, tradimento allora..

Eppure la legislatura ha segnato una serie di conquiste storiche che allora sarebbe stato folle solo immaginare.

E' vero che tutto questo ha determinato un prezzo costoso nella tenuta elettorale del Pd che dopo il successo del 2014, ha visto le sirene, leghiste pentastellate e della sinistra interna ed esterna , suonare stridenti contro un programma che si definiva ingiustamente di destra (come se fosse stato possibile fare la rivoluzione socialista con quei numeri e con gli strascichi della più grande crisi del dopoguerra).

Se ci fate caso, mutando la qualità dei protagonisti naturalmente, il M5S, si trova esattamente nella stessa posizione del Pd di allora.

Ha tentato di raggiungere un accordo con la Lega, ma quest'ultima preferisce restare legata (sic!) a Berlusconi per ereditarne l'elettorato e la rappresentanza al momento e prospettarsi come schieramento vincente per le prossime scadenze elettorali (quanto vicine non sappiamo).

Certo la soluzione M5S-Lega sarebbe stata più rispondente agli umori ed alle scelte dell'elettorato (il 50% dello stesso sommando le relative percentuali). Ma così non è stato.

Ed allora il M5S che ha puntato tutto sulla ipotesi di governo dopo le ridicole pretese della premiership obbligata a Di Maio, dopo 'imbonitura dei ministri designati, è ora costretta a fare un bagno di realtà.

Qualsiasi accordo (comunque lo si chiami) è contraddittorio per chiunque con i toni e gli obiettivi della campagna elettorale e chi cambia orientamento sa che dovrà pagare un prezzo salato ai propri supporters.

Si fa solo riferimento alle divisioni del Pd ma tra i 5* l'atmosfera non deve essere certamente gioiosa se si va ad un accordo con quelli che hanno definito delinquenti, affossatori dell'Italia, complici delle speculazioni bancarie, servi di Bruxelles (da questo punto di vista hanno anche recentemente taroccato il programma).

Si dice ancora che l'eventuale accordo Pd-M5S non reggerebbe per l'esiguità dei numeri ma chiunque conosce la storia d'Italia dell'ultimo trentennio sa che esiste una larga fetta di parlamentari che tengono alla continuità e non sarebbero disposti ad imbarcarsi nel breve periodo in altre campagne elettorali.

Si dice infine che un accordo tra Pd e M5S sarebbe sottoposto alle bordate della Lega e del centro destra.

Ma scusate, dico io, meglio queste bordate che quelle convergenti di centro destra e M5S con quest'ultimo che imputerebbero al Pd il peso del fallimento dell'intesa.

Come si vede è una scelta non facile sappiamo per esperienza che i grillini non sono di parola (si pensi alle unioni civili ed al Tedeschellum) ma oggi la prospettiva è cambiata.

Sono loro che chiedono di governare e di confrontarsi ed allora ci si confronti nel merito delle questioni, delle pensioni e del fatto che la media dell'età pensionabile è stata anche nel 2017 di 62 anni e 6 mesi, ci si confronti sul sostegno al reddito che non deve essere sostitutivo ed alternativo a quello per il lavoro, ci si confronti sulla premiership che non può essere imposta dato il carattere divisivo ed antidemocratico della condotta di Di Maio.

Ci si confronti nel merito e può essere che molti elementi possano essere smussati e siano tale da salvaguardare il patrimonio positivo della passata legislatura.

Ma fermarsi alle pregiudiziali del partito azienda è sbagliato, per me.

Lo avevamo fatto con Berlusconi, facendo fuoco e fiamme, per l'utilizzo elettorale delle rei televisive del Milan e chi più ne ha più ne metta.

Ripetere lo stesso refrain è inconcludente anche se ora sembriamo dimenticarcene.

Ed è ovvio che di vincolo di mandato non se ne parla ed il regolamento M5S deve conformarsi ai vincoli della democrazia italiana.

Poi se non ci si riesce, l'accordo coi 5* non è obbligatorio, ma aggiungo, non è pregiudizialmente vietato.