I cittadini di San Luca, siamo nel cuore dell'Aspromonte, per la terza volta consecutiva si sono rifiutati di recarsi alle urne per eleggere sindaco e Consiglio comunale. Nessuna lista è stata presentata per le prossime comunali. La notizia è stata accolta, anzi seppellita, da un diluvio di luoghi comuni che hanno chiamato in causa la 'ndrangheta sostenendo che i 4000 cittadini residenti nel paesino (in realtà sono molti di meno) non eleggono il sindaco perché le cosche così hanno deciso. Da qui le accuse di lontananza, anzi di ostilità allo spirito democratico della Repubblica e di subalternità alla mafia.San Luca è stato sbattuto in passato sui giornali come la Capitale dell'anonima sequestri e tra le sue strade sono nate le radici cresciute fino Duisburg per una strage ormai famosa quanto quella americana di San Valentino. Ma questo carico drammatico di problemi e sofferenza, mai negati in Calabria e a San Luca, non c'entra nulla con le ragioni per cui lì non si vota, scelta peraltro rafforzata da una petizione popolare perché resti il commissario prefettizio.
Il fatto è che anche le pietre sanno benissimo che con l'attuale legge sullo scioglimento dei comuni a San Luca potranno andare a votare mille volte e la Prefettura potrà sciogliere, anzi scioglierà con certezza, il Comune mille e una volta, con tanto di timbro, in realtà un atto dovuto, del ministero dell'Interno.
Com'è noto la legge sullo scioglimento dei comuni è una legge interamente discrezionale ed è anche ampiamente riconosciuto che non ha mai, dicesi mai, risolto un problema ma anzi li ha sempre aggravati nelle comunità in cui è scattata. Un totale fallimento peraltro dimostrato dagli scioglimenti a raffica di uno stesso Comune imposti proprio da mancata soluzione del problema. Come, appunto, San Luca. Per sciogliere un Consiglio comunale interamente formato da incensurati può bastare una parentela malavitosa o ritrovarsi in un bar con un pregiudicato. E a San Luca di bar ce ne sono due, forse tre, ed è difficile non avere almeno un parente, sia pure lontano, pregiudicato.
Può mai essere la democrazia un giochino per cui i cittadini votano e lo Stato annulla le loro decisioni? A San Luca, per fortuna, hanno deciso di no. Non sembri un paradosso: la ribellione di San Luca, piaccia o no, difende la democrazia dove e quando viene logorata da leggi prive di garanzia che la infragiliscono . Perfino la ex presidente dell'antimafia, Rosy Bindi, e il procuratore nazionale antimafia de Raho, hanno criticato, sia pure con mille cautele e in modo insufficente, la legge sullo scioglimento dei Comuni.
Ma una politica interamente subalterna ai professionisti dell'antimafia, non solo non ha mai proposto di cancellarla, ma non ha neanche provato a modificarla per farne uno strumento a sostegno delle persone perbene (comprese quelle di San Luca) che vorrebbero impegnarsi a favore della propria comunità. Per questo bisognerebbe dire Grazie a San Luca che a votare non va.
*dal Dubbio del 16 marzo 2018.