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MA IL FEDERALISMO HA TRADITO IL SUD

MA IL FEDERALISMO HA TRADITO IL SUD
italia federalismo Nelle tante chiacchiere che si disperdono da due mesi a questa parte sul voto del 4 marzo nel Sud, arrivano alcuni punti fermi dovuti ad inchieste e ragionamenti che avanzano sempre più velocemente proprio dal Mezzogiorno e dai suoi luoghi più sensati. In una grande inchiesta pubblicata dal Mattino di Napoli si è, ad esempio, dato conto di alcuni dati su come non funziona il federalismo fiscale tanto sbandierato e tanto veloce da essere applicato in soli 4 mesi al nord e mai invece realmente avviato al sud.

Che cosa è successo? Dopo 8 anni dall’avvio del federalismo fiscale (ministro era Giulio Tremonti) invece di tagliare gli sprechi e utilizzare i risparmi per avere più servizi dove mancano si sono garantite le risorse lì dove c’erano già con il risultato che dal 2010 ad oggi il Paese è più spaccato che mai. Nel frattempo dilagano le chiacchiere sul sud che vuole assistenza, il lavoro garantito etc etc!

Alla fine del 2016 – questi sono i fatti – si era deciso per legge che dal primo luglio 2017 il 34% degli investimenti ordinari dei ministeri dovesse andare al Mezzogiorno in base al fatto che il 34% degli italiani vive nel Sud. Dal primo luglio questa scadenza è stata fatta slittare al primo gennaio 2018 ma poi è finito tutto nel dimenticatoio. Invece in soli 4 mesi, dopo i referendum peraltro senza alcun valore legale in Lombardia e Veneto del 22 ottobre 2017, sono state accolte le richieste di quelle due regioni che avranno più poteri e risorse. Al Sud resteranno sulla carta solo i LEP, sigla che sta a significare i livelli essenziali di prestazione, mai approvati. Nella realtà continuano le differenze in tema di infrastrutture, università, agricoltura, ricerca, sanità, dove come è noto le aspettative di vita al Sud sono drammaticamente in calo, almeno due anni sotto la media.

Insomma, dati e cifre che la raccontano tutta sullo stato comatoso in cui è stato lasciato il sud d’Italia in tutti questi anni e che da soli – dati e cifre – dovrebbero spiegare bene a sordi e muti il perché del voto del 4 marzo. Meno male che la testa ad alcuni continua a funzionare bene, come ad esempio al prof. Gianfranco Viesti, il quale se n’è andato dalla sua Bari, dove insegna, fino a Milano per spiegare ai dotti lombardi nella loro Casa della Cultura il perché’ vero del voto nel mezzogiorno. Viesti l’ha riassunta in una bellissima frase: la vendetta dei luoghi che non contano. Una rabbia dovuta all’umiliazione per sentirsi completamente estranei alla vicenda nazionale, una periferia abbandonata. Altro che elettori in balia delle promesse del reddito di cittadinanza! A queste sensate considerazioni si è opposto un cliché’ insopportabile: del Nord sappiamo tutto e del Sud troppo poco. Ma é proprio la rappresentazione che si e’ data e si continua a dare del Sud che – in realtà – è il vero ostacolo alla comprensione. E questa rappresentazione – nell’immaginario, sui giornali, sul web, nel cinema, nella letteratura – é il frutto da un lato del potere che il Nord esercita su tutti quei mezzi di cui sopra ma dall’altro anche da una cialtroneria di larga parte di noi meridionali. Questo il punto vero di una discussione che stenta, invece, a decollare.