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L'INTERVENTO. Governo e piazze, le priorità

L'INTERVENTO. Governo e piazze, le priorità
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Ci voleva uno dei pochi intellettuali rimasti in Italia, Claudio Magris, per richiamare nei giorni scorsi, in appena 30 righe dattiloscritte sulla prima pagina del Corriere della Sera, i motivi per i quali la sinistra dovrebbe scendere in piazza nella nuova era delle destre al Governo.

Magris notava come se molti elettori il 4 di marzo hanno abbandonato la sinistra e il Pd in modo particolare è perché’ ‘’…si sono sentiti delusi nella tutela e nella rappresentanza delle proprie esigenze…’’.

Ora il punto è proprio questo: quello di evitare di trasformarsi in un partito radicale di massa (ammesso che sia di massa, peraltro!), rincorrendo le probabili castronerie del nuovo governo su gay, unione civili ed altro, e dimenticando per questa via il cuore del problema. Un tempo, ad esempio, c’era la battaglia contro il caporalato, c’era il movimento bracciantile, c’erano gli sfruttati e gli sfruttatori. Oggi solo Soumalia Sacko portava quella bandiera ed e’ stato ammazzato. Lasciato solo da chi non presta più attenzione agli ultimi della terra. Ha scritto in un memorabile saggio Roberto Saviano: ‘’Soumalia, Drame e Fofana riempiono un vuoto e per questo dobbiamo essere loro grati. Il cambiamento, quello vero, parte da qua. E non ci sono scorciatoie’’.

Questo patto tra nuovi estremismi sostanzia, infatti, l’egemonia della nuova destra e del populismo. Un velame ideologico così forte da rendere irrilevante agli occhi di questi nuovi governanti l’assassinio di un immigrato regolare, impegnato con il sindacato contro il caporalato, ammazzato in una terra di ‘ndrangheta.

Sotto questo doppio strato di egemonia culturale e di influenze internazionali si agitano profonde domande di cambiamento espresse dal popolo italiano, che vanno considerate in tutta la loro serietà. Queste domande possono riassumersi essenzialmente in due punti. Da una parte, una profonda domanda di lavoro e protezione sociale che riguarda tutto il paese e in particolare il Mezzogiorno. Dall’altra, un diffuso sentimento di disagio e abbandono per la mancata manutenzione delle città, dei presidi dello Stato, dei servizi pubblici, della sanità e dei quartieri in cui maggiormente si riflettono gli effetti delle trasformazioni economiche del nostro tempo, che creano esclusione, insicurezza, povertà.
Queste domande sono giuste e radicali e non aver fornito in tempo risposte adeguate è la prima sconfitta della sinistra.
In questo vuoto è cresciuta e si è imposta la destra, conquistando anche alcuni strati del popolo. Quel popolo che continua a non essere ascoltato.

Finché non si produrrà una forte discontinuità nei contenuti rispetto alle politiche proposte in questi anni sarà difficile incidere nel profondo. Il centrosinistra in questi anni ha fatto in sostanza politiche di destra. Anche per questo, con l’illusione di recuperare il ritardo accumulato in questi anni, alcuni a sinistra oggi si riposizionano facendo proprie le ambiguità del sovranismo e del populismo, nella vana speranza che questo possa portare consenso. Ma, così come da posizioni di centro perde consensi chi si sposta a destra, analogamente perde autonomia e consenso chi da sinistra insegue il nuovo populismo e finisce per confondere la subalternità con la rottura culturale. Di fronte a questo sconvolgente patto tra estremismi la reazione non può dunque essere la riproposizione di una corsa verso il “centro”, l’occupazione di una posizione mediana, di una semplice mediazione politica e culturale, dove per “centro” deve intendersi non solo la cultura politica ma soprattutto l’insediamento sociale ed economico. Dovrebbe essere questo il cuore della discussione. Speriamo.