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IL COMMENTO. Zingari, paragoni inevitabili

IL COMMENTO. Zingari, paragoni inevitabili
rom Beh, era da ottant’anni che non si vedeva qualcosa del genere. Il ministro dell’Interno ha ordinato un censimento dei Rom. E lo ha fatto usando parole tutt’altro che gentili. Ha detto di essere consapevole che non potrà espellere i Rom che risultino di nazionalità italiana. Ha aggiunto: «Purtroppo». È una specie di annuncio di “retata”.

Non c’è assolutamente niente di ideologico nel fare osservare che un censimento su base razziale, o etnica, non si faceva, in Italia, dal 22 agosto del 1938. E che l’ultimo lo ordinò Mussolini. Fare osservare questa circostanza non equivale al grido isterico: «fascisti, fascisti». E’ solo una osservazione storica. Conoscere e valutare la storia è sempre un esercizio fondamentale in politica.

Anche per questo sarebbe utile che la classe politica che ci governa (o che si oppone a chi governa) fosse un po’ istruita sul piano della Storia. E non sempre è così.

Io mi limito a dire che la pulsione xenofoba e ultra-legalitaria che ha spinto Salvini a immaginare un censimento su base razziale è sicuramente molto simile alla pulsione che spinse il regime fascista italiano a fare la stessa cosa nei confronti degli ebrei. Questo vuol dire che siamo alla vigilia del fascismo? Non credo. Penso che la democrazia italiana e le sue istituzioni siano molto forti e non abbiano nulla da temere. Anche se sono sotto attacco. Credo però che - come diceva Renzo de Felice, illustre storico liberale, forse il più lucido storico italiano del 900 - il fascismo abbia lasciato in Italia, e anche nella sua classe dirigente, una parte profonda della sua cultura e delle sue aspirazioni, e non sarà facile liberarsene. De Felice disse queste cose un quarto di secolo fa: la decisione di Salvini ci dice che aveva ragione e che ancora non ce ne siamo liberati.

Demonizzare chi non la pensa come te è un pessimo modo di discutere e di combattere per le proprie idee. Ma qui non si tratta di demonizzare: si tratta di analizzare. Io credo che la scelta di Salvini (sostenuta, mi pare, un po’ da tutta la maggioranza e anche da settori dell’opposizione di destra) di cavalcare la parte più reazionaria del populismo profondo, quello che vince nella pancia dell’opinione pubblica, sia una scelta sbagliata e molto molto pericolosa. Che può portare a una vera e propria frana dei diritti, anche dei diritti più elementari. E trasformare l’Italia in un luogo dove vince l’intolleranza e il giustizialismo.

Oggi segnaliamo che anche in altri paesi del mondo, come da noi, è aperta una battaglia tra due idee molto diverse di modernità e di civiltà. Negli Stati Uniti, per esempio. Dove è l’esponente della destra conservatrice (ma liberale), Laura Bush, a contrapporsi all’ideologia della tolleranza zero, che sta mettendo in discussione alcuni canoni secolari dell’America umanitaria. Da noi la situazione è molto simile. Per questo mi pare che segnalare la somiglianza tra gli errori di Mussolini e certe tendenze di oggi non abbia nulla di ideologico. Ripensare alla storia, agli errori del passato, è sempre una cosa saggia.
*Direttore del Dubbio