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L’ANALISI. Scontro alla Regione? Più che una crisi sembra una sceneggiata

L’ANALISI. Scontro alla Regione? Più che una crisi sembra una sceneggiata
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I calabresi che hanno letto i resoconti dei giornali della carta stampata (purtroppo) sempre più in picchiata e dei siti on-line che furoreggiano in Calabria (ahinoi, anche loro in flessione) si saranno convinti, dopo il Consiglio regionale di martedì scorso, che ormai alla Regione, Oliverio e la sua giunta hanno sbattuto di brutto contro il capolinea. Hanno letto di “maggioranza allo sfacelo”, “spappolamento della maggioranza”, “tzunami alla Regione”, “bomba sulla maggioranza“, “fallimento della giunta”.

E’ infatti accaduto che dopo la recente defezione, da una costola del centro-sinistra, di un gruppo di ben tre consiglieri regionali, autodefinitosi "dei moderati" (definizione geniale e strategica perché consente, secondo la bisogna, una possibile collocazione dall'estrema destra fino alla sinistra radicale), altri due “pesanti” consiglieri regionali della maggioranza di centro-sinistra, l'ex comunista Carlo Guccione e l'ex democristiano Vincenzo Ciconte, entrambi del PD, si siano sospesi dal proprio gruppo (e non si capisce, ma non lo si era capito neanche per i “Moderati”, se anche dalla maggioranza).

Facile perciò immaginare lo scontro durissimo in un’Aula infuocata (non soltanto per il caldo) ma per l'emergere e il cozzarsi di passioni  contrapposte e di irriducibili diversità di vedute, politiche e culturali, a difesa delle popolazioni calabresi. Nessun dubbio tra i lettori: giunta caput, Consiglio regionale a casa e rapidamente Calabria al voto perché il popolo sovrano deliberi a chi affidare i propri destini.

Invece hanno scherzato. Tutti, o quasi.

Dopo le solenni dichiarazioni di Guccione e Ciconte, le opposizioni hanno sottolineato la fine della maggioranza e, quindi, della giunta Oliverio. Certo, preoccupandosi di farlo in modo lieve e responsabile, senza mai strafare. Soprattutto, senza mai passare dalla parole ai fatti. Per esempio: chiedendo le dimissioni di Oliverio, lo scioglimento del Consiglio e l’inizio di una pagina politica nuova. Non è forse questo il compito dell’opposizione e dei Moderati di fronte al venir meno della maggioranza? Invece, solo qualche parola senza mai insistere troppo, senza mai dire le tre paroline “mozione di sfiducia”. Anzi, tutti attenti, perfino nella scelta dei vocaboli, che a nessuno scivolasse il piede e che non capitasse, non sia mai, una deriva verso lo scioglimento del Consiglio regionale che significherebbe, per tutti i consiglieri regionali, la perdita di oltre un anno e mezzo di stipendio in un quadro in cui, a occhio e croce, nessuno di loro ha la certezza matematica di essere rieletto a Palazzo Campanella.

Del resto, la statistica è dalla loro parte. I Consigli regionali non si autosciolgono. Mai. Le Regioni sono nate nel 1970 ed erano 20. Hanno alle spalle 9 legislature a testa. Quindi, in Italia ci sono stati 180 Consigli regionali e mai nessuno, dicesi nessuno, è stato sciolto anticipatamente per propria volontà o scelta politica dei suoi componenti. Lo sanno anche i consiglieri calabresi che bisognerebbe passare sui loro corpi di maggioranza o opposizione se si profilasse l’ipotesi di dover mollare, anche un solo mese prima, stipendio e vantaggi. Stiano quindi tranquilli i calabresi che temono: il Consiglio non verrà sciolto anticipatamente, i consiglieri lo impedirebbero. Appassionatamente.

Ha avuto buon gioco Oliverio a guardarli tutti in faccia uno per uno e con l'aria che più ingenua non si può, lui che in politica ingenuo e innocente non è stato mai, neanche da ragazzo nel suo paese di montagna, a dire che non c'era nessun problema è che se fosse diventato chiaro e ufficiale che lui non ha più la maggioranza si sarebbe dimesso (sottinteso: per tornare al voto mandando tutti a casa). Ed ha fatto bene a chiedere un dibattito pubblico in Consiglio su questo punto perché tutti si assumano la responsabilità della proprie posizioni oltre le chiacchiere.

Problema: il feroce (politicamente) Tallin, FI, i FdI, I Moderati e gli scontenti (quale che sia il loro partito originario) manderanno a casa una Giunta e un Consiglio che, a loro avviso, ha collezionato solo fallimenti?

Il dibattito, ustionante duro e sfoderato, è durato una mezz'oretta, minuto più minuto meno. Chi, come chi scrive, ha tentato di capire come sarebbe cambiata la vita del Consiglio regionale dopo quella mezz’ora di fuoco ha invece scoperto che il Consiglio regionale di martedì, dopo e non prima tsunami spappolamenti, bombe e grandi j'accuse, è stato un Consiglio regionale in cui, udite udite, i consiglieri hanno approvato, rigorosamente all'unanimità di maggioranza e opposizione, tranne un caso in cui si sono registrate modeste diversità, ben 14 provvedimenti alcuni dei quali definiti dagli stessi consiglieri storici perché in attesa da anni.

Che il Consiglio vari provvedimenti per la Calabria è una buona notizia. Ci fa piacere per i consiglieri, il Consiglio e chi lo presiede. Ma gli accadimenti e il balletto a cui stiamo assistendo logorano l’intera Calabria e ogni singolo calabrese. La credibilità di tutte le sue istituzioni, di ogni singolo consigliere di maggioranza e/o opposizione, degli organi del Consiglio e della Giunta regionale e dei suoi Presidenti. E’ un intero ceto politico a indebolirsi e il fenomeno, piaccia o no, infragilisce la Calabria nonostante lo squillante annuncio della Svimez che, nel Mezzogiorno, solo Campania e Calabria sono cresciute in questi anni.

Certo, sarebbe ingiusto e sbagliato ridurre tutto all'attesa della mesata. Dietro la contraddizione tra le denunce dei fallimenti, energici e determinati (rafforzati da valanghe di comunicati stampa), e la debolezza dei gesti reali e coerenti per cambiare le cose, c'è la furbizia di chi immagina di poter arraffare qualche manciata di voti in più cancellando le proprie responsabilità e, magari, riacciuffando un nuova candidatura. Ma è un calcolo sbagliato che non tiene conto delle ultime lezioni del voto.

E c’è un problema nuovo, semplice e drammatico, con cui bisogna fare i conti: ormai la perdita di credibilità di un ceto politico non si risolve più nella crescita degli avversari, ma apre voragini di credibilità alla stessa democrazia e colpisce direttamente i diritti di tutti i cittadini. E’ incredibile quanto e come venga rimossa la lezione dello scorso marzo. Quindi, Consiglieri, regionali, maggioranza, opposizione, Giunta regionale escano allo scoperto, ci dicano come stanno le cose e cosa vogliono fare.