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L'ANALISI. Sul Rancore e l'Appiattimento

L'ANALISI. Sul Rancore e l'Appiattimento
rancore L’ondata del rancore e della vendetta che ha portato al clamoroso risultato elettorale del 4 marzo non rallenta di un millimetro, anzi cresce giorno dopo giorno, dilaga in tutto il paese da nord a sud. Si esprime in tanti modi questa ondata, a volte anche violenti (fanno rabbrividire ad esempio i numeri delle aggressioni a cittadini stranieri resi noti dopo l’ultima bastonata toccata a un ragazzo africano in Sicilia e le uova lanciate alla campionessa italiana a Moncalieri), ma è come un fiume carsico il più delle volte.

Viaggia cioè sotto traccia, vira sui social, nei mille passaparola, in un crescere del senso comune che trova pochi ostacoli anche perché l’insipienza dell’intellettualità italiana si sta dispiegando in tutta la sua enormità, praticamente ignorando l’appello di Saviano a scendere in campo. Mentre la politica - che dovrebbe guidare questa nuova riscossa - tarda dal canto suo a rendersi conto del vero stato dell’arte, della vera e propria drammatica involuzione cui il rancore ha già portato il paese tutto e si trastulla invece in un’opposizione che nessuno sente o percepisce.

Eppure è abbastanza chiaro che quel sommovimento elettorale è proprio il frutto di un rancore verso i politici, la politica, la casta, l’establishment, il sistema, cui però si stenta di dare ora una virata giunti al Governo del paese. Anzi sta proprio qui il nodo del problema di oggi, come segnala in un recente studio il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, uno dei pochi in grado di far funzionare il cervello in questa disperata Italia dell’estate 2018.

De Rita annota come rischiamo che il rancore lo avremo ancora a lungo sia sul versante individuale che collettivo, almeno però – e sta qui la possibile novità – fino a quando la rabbia che il rancore produce non si ridurrà ad una sorta di rassegnata accettazione.

   Che cosa è infatti il rancore collettivo di cui è impastata l’Italia di oggi? Nasce dai gruppi e dai cittadini che vedono bloccato quel famigerato ascensore sociale che ha consentito a generazioni e generazioni di salire di grado, mentre oggi paiono - e in parte lo sono per davvero - bloccati tutti i meccanismi per raggiungere alti livelli di agiatezza e di prestigio sociale. Lasciamo da parte il rancore individuale, frutto di una frustrazione aperta, e avremo dunque il possibile risvolto della situazione attuale: quando si esaurirà – e statene certi che si esaurirà’ – la lotta contro i parlamentari e la casta, i pensionati d’oro, i raccomandati, i privilegiati, etc, cosa resterà di queste settimane e mesi d’odio?

De Rita annota ancora come l’ondata del rancore abbia espresso il massimo della sua fase di spinta. Invidia e livellamento sono una ‘’volgare declinazione del marxismo’’ e dunque il rischio è quello che questo rancore che tanto ha portato in termini di consensi elettorali alla fine possa sfociare in un appiattimento nell’esistente.

De Rita conclude così: ‘’stiamo attenti all’appiattimento in marcia, potrebbe essere la malattia che verrà dopo il rancore’’.

Se così sarà è evidente che quegli stessi gruppi sociali che hanno cavalcato odio e rancore e ancora oggi lo fanno sull’onda dell’entusiasmo elettorale alla fine saranno penalizzati da quel livellamento in basso. Sempre però che ci sia qualcuno che abbia voglia e capacità di fare scoppiare quelle contraddizioni.