Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. Perché a sinistra è tempo di operare

L’INTERVENTO. Perché a sinistra è tempo di operare

pd

Gli ultimi giorni d’agosto hanno finalmente aperto qualche spiraglio all’uscita dall’afasia e dalla paralisi in cui da quasi 6 mesi e’ caduto il Pd dopo la disfatta alle elezioni del 4 marzo. Le uscite di Veltroni, Zingaretti e soci hanno, infatti, aperto un senso di marcia e di rivalsa che lascia ben sperare, la stessa manifestazione indetta per il 30 di questo mese e’ un passo in avanti.

Ovviamente il tutto immediatamente corretto, ai primi di settembre (neanche quindi il tempo di gioire!!!), da quel che resta dell’armata renziana, sempre pronta ad una nuova debacle senza il minimo della decenza.

  Siamo, comunque, alla vigilia di un redde rationem finale su cui sono appese le speranze di quel che resta non solo di un partito ma di un mondo, quello della sinistra, che esiste ancora a dispetto di tutti i menagrami della prima e dell’ultim’ora e dei vari commentatori di prima seconda terza e quarta Repubblica, sempre pronti a saltare sul carro dei vincitori per poi scenderne precipitosamente senza alcun pudore o difficoltà (leggi in tal senso i nuovi peana alla Lega sui vari giornaloni italiani che ieri erano per Berlusconi, poi con Renzi e oggi con Salvini, senza mai spiegarci il perché’ che non fosse il loro tornaconto personale).

  C’è però un punto su cui questo variegato mondo della sinistra dovrebbe riflettere un po’ di più dopo 6 mesi dalla disfatta delle elezioni: é mai possibile continuare a fare e a leggere accuse e critiche nei confronti del Pd dall’interno del suo mondo, soprattutto in maniera feroce dagli intellettuali che gravitano attorno a quel partito? C’e’ voluto un filosofo, Roberto Esposito (insegna filosofia teoretica alla Normale di Pisa), per cercare di spezzare nelle scorse settimane questa insulsa catena masochista e notare come questa polemica che va ormai avanti da sei mesi alla fine diventa controproducente, sgradevole e – appunto – masochista.  

  Non solo: questo diluvio di critiche alla fine della fiera fa tutt’uno con gli attacchi al Pd della maggioranza di governo e la gente, il famoso popolo, alla fine non ci capisce più nulla. In parole ancora più povere e semplici: dopo 6 mesi non é forse arrivata l’ora di concentrare attenzione e critiche, attacchi e polemiche, su questo governo e questa alleanza e su quel che ci aspetta che non continuare a sparare a zero sul castello già semidiroccato di quel che resta dell’opposizione?

Inoltre: si vuole criticare per cambiare o criticare per distruggere in maniera definitiva? Questa è la domanda dirimente. Non ci si rende conto che alla fine sulle macerie non si costruisce nulla e, anzi, si finisce per fare il gioco proprio di quello che viene additato – giustamente – come il principale responsabile delle sconfitte a raffica (Matteo Renzi) che lavora per radere definitivamente al suolo quel che resta di un partito che egli ha terremotato per farsene uno nuovo che con la sinistra variamente intesa non ha nulla da spartire?

I grandi temi dove sono finiti? Ancora una volta ci aiuta non un politico di professione ma un fisico, Carlo Rovelli: la politica gioca con il nostro istintivo insaziabile desiderio di appartenenza e per questo la risposta alla perniciosa ideologia nazionale non può essere solo un appello alla ragionevolezza ma deve trovare un anelito morale e ideologico. Tradotto: no alla boria delle nazioni ma no anche alla boria dei così detti dotti. Tradotto ancor di più: finitela di predicare dall’alto e dal basso delle vostre cattedre e sporcatevi le mani alla costruzione di una casa comune. Per il resto delle critiche c’e’ sempre tempo ma intanto bisogna impedire che tutto il resto crolli e intanto qui ci si balocca a far pulci di ogni genere.