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Toninelli scardina l’Autorità portuale calabrese: cede Reggio e Villa a Messina e affossa Gioia

Toninelli scardina l’Autorità portuale calabrese: cede Reggio e Villa a Messina e affossa Gioia

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PREMESSA. Inutile girarci intorno. Con tutta la buona volontà del mondo non è possibile trovare un solo argomento che giustifichi la decisione del ministro 5* Toninelli di istituire una nuova autorità portuale che spacchi in due quella già esistente per mettere insieme, in una nuova autorità portuale, Messina, Reggio, Villa San Giovanni e Milazzo, pomposamente battezzata come l’”autorità portuale dell’Area dello Stretto”, dicitura retorica rispolverata ogni volta che un furbetto deve farci ingoiare un pasticcio.

UNO. Dietro l’operazione, piaccia o no, invece si nasconde, peraltro molto male, una storia di poteri miserabili, di ricatti elettorali, di risse campanilistiche. Ma attenzione: il paradosso è che questa volta la Calabria e Reggio (e Villa), che se la proposta venisse approvata pagherebbero un costo altissimo, non c’entrano nulla: verrebbero soltanto sacrificati (drammaticamente) sull’altare delle risse che si consumano in Sicilia tra i potentati di Messina, Catania e Palermo.

DUE. Ma procediamo con ordine. Il precedente parlamento italiano e il governo Gentiloni nel decidere le aree portuali del Paese hanno aggiunto all’intero sistema portuale calabrese, con al centro Gioia Tauro, la provincia di Messina coi porti del capoluogo e di Milazzo. Fu l’unico punto del progetto Delrio curiosamente anomalo, perché privo di logica e senso. A giustificazione (molto parziale) di Delrio va detto che i più importanti gruppi di potere messinesi si opposero furiosamente a qualsiasi accorpamento dei porti messinesi con Palermo o, come sarebbe stato ancor più logico, Catania. Il perché di questa opposizione, alimentata da grandi giornali siciliani del messinese, ha sempre avuto una sola (inconfessata) giustificazione: in nessun caso Messina sarebbe riuscita a diventare città sede di un’Autorità portuale. Del resto il peso politico di Messina nell’isola è decisamente minore di quello delle altre due grandi città (entrambe più popolose). Vi fu un’energica spinta messinese, all’epoca della preparazione del piano Delrio, perché Messina non finisse “sotto” (e qui le virgolette sono strategiche) Palermo o Catania. Il calcolo era di poter aggregare il territorio messinese alla Calabria immaginando di poter fare di Messina la sede dell’autorità portuale: il che avrebbe anche consentito una gestione “siciliana” di Gioia Tauro. Un calcolo sbagliato perché l’esistenza di un porto come quello di Gioia avrebbe ridicolizzato una Autorità portuale che avendo al proprio interno quel colosso non lo avesse promosso sede dell’autorità portuale. Fatto è che quando il piano venne definitivamente varato Gioia diventò ufficialmente sede dell’autorità portuale dell’intera Calabria con in più Messina e Milazzo.

TRE. Era legittima la richiesta di Messina di non essere subalterna al sistema portuale calabrese? Chi scrive crede di sì e lo sostenne anche quando il piano Delrio era ancora in discussione. Ma le cose andarono in un altro modo e la Regione Sicilia su spinta dei messinesi bloccò la definizione degli organi statutari dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, che infatti non sono mai nati.

QUATTRO. Qui arrivati, per capire fino in fondo cosa sta accadendo, bisogna aprire un’altra parentesi. La Sicilia ha un peso strategico per il movimento 5* che è, guarda un po’, il partito del ministro Toninelli. E’ la regione verso cui Grillo ha fatto la traversata a nuoto per costruire una potente metafora della conquista dell’Italia intera, e alle ultime elezioni regionali siciliane Di Maio si trasferì armi e bagagli nell’isola per settimane perché i 5* erano convinti di poterla conquistare. Di contro, il personale politico calabrese dei 5* ha un peso irrilevante: non è riuscito a entrare in Consiglio regionale, non esprime alcun sindaco in uno dei cinque capoluoghi calabresi, non compare nel pacchetto nazionale di mischia del Movimento. Insomma, nell’universo 5* si può mandare all’aria la Calabria per accontentare i siciliani.

CINQUE. Torniamo al merito. La gravità delle scelte fatte (fatte fare) a Toninelli (CapitaleMessina, che ha una conoscenza attenta del potere e dei fatti messinesi, ha annunciato la vittoria della nuova autorità portuale ringraziando il M5s siciliano e messinese artefici del successo) non sta nell’aver separato Messina e Milazzo dalla Calabria, ma nello scardinamento del sistema portuale calabrese a cui vengono sottratti i porti di Reggio Calabria (la più grande città della regione) e di Villa San Giovanni. La scelta di Toninelli innesca contraddizioni colossali (a partire dal destino della Zes, già conquistata in Europa a favore della Calabria), indebolisce soprattutto il porto di Gioia Tauro e in qualche modo vanifica il progetto di farne uno dei punti fermi per la leva con cui cambiare il destino della regione più povera del Sud e di contribuire, in modo moderno e significativo, al rilancio dell’intero Mezzogiorno.

SEI. Non è un problema da poco. Nessuno s’illuda. I silenzi che ancora permangono sono destinati a essere travolti. Gioia Tauro, l’intera provincia di Reggio e il sistema portuale calabrese sono strategici per sottrarre la Calabria a un futuro drammatico e nessuno – chiunque sia - può immaginare di svendere tutto questo per un pugno di voti.