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L’INTERVENTO. Lucano, la sinistra e lo scioglimento dei Consigli comunali per mafia

L’INTERVENTO. Lucano, la sinistra e lo scioglimento dei Consigli comunali per mafia

viminale

Oggi, ma anche ieri, con i tempi che corrono, tra scioglimenti per mafia, attentati, intimidazioni e abusi d’ufficio, fare il sindaco è altamente rischioso, per quanto possa dare tante soddisfazioni nel momento in cui opera a favore della comunità. Pensiamo ai sindaci e agli amministratori su cui è caduta (e cadrà, purtroppo) la tegola degli scioglimenti per mafia, senza esserlo. La legge del 1991(e modifiche) indica ai prefetti quali sono griglie entro le quali possono proporre lo scioglimento al ministro degli interni controfirmato dal presidente della repubblica. C’è un movimento di sindaci e di opinione che afferma che la legge debba essere giustamente cambiata, nel senso che andrebbe colpito il sindaco e/o l’amministrare direttamente coinvolto nell’inchiesta. Questo movimento sta chiedendo il cambio della legge, ma nel contempo la rispetta, perché sono queste le regole della democrazia.

Lucano ha portato avanti il suo modello d’accoglienza che tutti apprezziamo, però con alcune forzature delle leggi che non condivide e quindi non rispetta. Mentre con il prestigio acquisito in tutto il mondo avrebbe potuto guidare un movimento nazionale di sindaci e di opinione per chiedere il cambiamento delle leggi da lui ritenute sbagliate al fine di una integrazione alla luce del sole. Soprattutto negli ultimi quattro anni con un governo nazionale e regionale di sinistra, sicuramente favorevole al suo modello d’accoglienza, come più volte dimostrato. Così facendo forse non avrebbe risolto subito il caso singolo, ma avrebbe portato avanti una lotta politica più consona al fine di evitare una personalizzazione dell’accoglienza che rischia di non avere futuro, anche nella stessa Riace, nel momento in cui non potrà essere più sindaco, già dal 2019, dopo tre mandati. (2004-2009-2014)

Ps. Ho molti dubbi sul fatto che una giusta integrazione debba vivere di assistenzialismo oltre un certo periodo di tempo, perché ritengo che, nel momento in cui è stato deciso di fare accoglienza e integrazione, gli immigrati debbano avere la possibilità di diventare indipendenti dal punto di vista economico, predisponendo e programmando le condizioni ad hoc.

“Perché gli immigrati si e noi no”? mi chiedevano i miei giovani studenti, figli della classe operaia e contadina. A questa domanda la sinistra al governo non ha saputo rispondere in modo adeguato e convincente, nonostante il REI (reddito di inclusione). E non è un caso che i 5s abbiano raggiunto il 30% il 4 marzo sulla propaganda del reddito di cittadinanza. Per tutta risposta, inizialmente, una certa sinistra griffata e individualista si è messa ad irridere i cittadini che lo chiedevano subito dopo le elezioni. Adesso Martina dice di “aver capito la lezione” e chiede di “dargli una mano”. Si metta in testa e nella barba che la mano, per essere efficace e forte, deve essere reciproca.
E comunque ho molti dubbi che la lezione l’abbia capita, visto che in Piazza del Popolo ha riunito il PD che NON HA PAURA. E quelli che HANNO PAURA li lascia a Salvini?