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L’ANALISI. SUD, una nuova strategia geo-politica per non morire

L’ANALISI. SUD, una nuova strategia geo-politica per non morire

seta

Nel corso del 2018 Il Sud d’Italia ha confermato la sua posizione di area geografica sottosviluppata più vasta e popolata d’Europa. Non c’è nessun’ altra nazione europea nella quale i divari storici tra i suoi diversi territori persista inalterata da così lungo tempo. Non c’è una sola regione meridionale che grazie alle politiche comunitarie abbia in questi 30 anni avvicinato (né tanto meno superato) una regione del Centro-Nord nel reddito, nello sviluppo produttivo, e meno che mai nei servizi.

Di fronte al dato inoppugnabile che il Sud non si è schiodato dalla sua condizione di arretratezza, siamo tutti obbligati (a partire dal governo centrale e da quelli regionali) a un totale ripensamento di strategie, a una torsione dello sguardo rispetto all’Italia e al mondo. E per fare ciò, a mio avviso, occorre guardare di più alla collocazione geopolitica del Mezzogiorno d’Italia che alle politiche comunitarie, più alle carte geografiche che alle carte degli aiuti, più alla Cina che al centro dell’Europa, più al mare che alla terraferma, più ai traffici provenienti dall’Estremo Oriente che a quelli della Mitteleuropa, con gli occhi puntati su ciò che passa per il canale di Suez piuttosto che su ciò che si muove da Milano, provando ad intercettare le straordinarie potenzialità che derivano dalla  realizzazione della moderna “Via della seta” (promossa e finanziata dal governo cinese) piuttosto che dai programmi di Bruxelles.

O, meglio, utilizzando le risorse europee per essere in condizione di collegarci (attraverso le necessarie opere infrastrutturali sui porti e sui loro retroterra) con i luoghi e le opportunità che ci vengono offerti da questo nuovo incrocio tra le sponde del Mediterraneo e la storia dei grandi commerci mondiali. In questo senso la Cina e il canale di Suez possono essere un punto di riferimento per il Sud d’Italia molto più di quanto lo siano stati i fondi comunitari in questi ultimi 30 anni.

Insomma, il riposizionamento delle politiche per il Sud d’Italia deve tenere conto in maniera prioritaria del suo posizionamento geografico molto di più di quanto finora è stato fatto. Dobbiamo di più guardare il mondo con gli occhi (e gli interessi) di europei mediterranei. L’Europa non ha, purtroppo una sua politica per il Mediterraneo, ce l’ha invece la Cina. Prendiamone atto e comportiamoci di conseguenza. Trasformiamo la questione meridionale nell’opportunità mediterranea. Certo non è la geografia a determinare da sola la storia, ma la collocazione geografica ha la sua importanza nei passaggi decisivi della storia. E’ Fernand Braudel a ricordarcelo: “Dalla metà del Seicento in poi il Mediterraneo, dopo la scoperta dell’America, si posiziona in modo saldo al di fuori della corrente storica dominante, la quale per secoli l’aveva visto padrone quasi assoluto”.

Maria Pia Pedoni in suo scritto ricorda che nel 1504 il Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia voleva proporre e finanziare il taglio dell’istmo di Suez per congiungere via mare il Mediterraneo alle Indie. Fu contattato a tal proposito il Sultano dell’Egitto.  Era evidente all’epoca il pericolo di veder crollare i commerci delle spezie (la ricchezza di Venezia) per l’apertura da parte dei portoghesi della nuova rotta tra l’Europa e l’India attraverso la circumnavigazione dell’Africa. Alla fine si scartò questa ipotesi e si decise di investire risorse consistenti nel miglioramento del retroterra della città fino alle Dolomiti. Fu anche quella mancata scelta a determinare la fine della centralità veneziana sui traffici marittimi del mondo di allora.

Guardare le carte geografiche, dunque, è l’unico modo per il nostro Sud di “non sentirsi perso e senza più storia davanti”. A pensarci bene, è solo con lo sbarco degli immigrati, con il raddoppio del canale di Suez e infine con l’annuncio della realizzazione delle Via della seta, che in Italia ci si è resi conto improvvisamente della nostra configurazione geografica, con le coste del Sud più vicine all’Africa, più prossime allo spostamento epocale delle persone e delle merci su scala globale. Due grandi e diversi acceleratori geopolitici che hanno in comune il riposizionamento del “Mare di mezzo” come luogo di grandi avvenimenti della storia e dell’economia. L’Italia è oggi una nazione a trazione settentrionale, rivolta con la testa e il denaro verso il centro dell’Europa e con le spalle rivolte all’Africa e all’Asia. Con gli sbarchi dei “dannati della terra” sulle coste meridionali dell’Italia la geografia è sembrata risvegliare la politica, in Italia e in Europa.

Ma ancora una volta sono stati e sono gli umori dell’opinione pubblica del Centro-Nord a guardare a ciò che è avvenuto e avviene nel Mediterraneo solo con rancore e paura. Attraverso quel mare, oltre alle persone che fuggono dalla miseria e dalle guerre, si spostano merci sullo scacchiere mondiale che solo per insipienza politica non stanno interessando le nostre coste e i nostri porti come normalmente dovrebbe avvenire.

La Via della seta, come è ampiamente noto, arriverà in Europa attraverso due canali: uno ferroviario e uno marittimo. Il canale ferroviario parte da Xian, passa per Mosca e tocca varie nazioni fino ai porti più importanti del Nord-Europa. E’ la via marittima quella che ci interessa di più, perché entra nel Mediterraneo da Suez, prosegue in Grecia per il porto del Pireo per poi attraccare nei porti italiani per fare arrivare le merci verso il centro dell’Europa. Perciò bisogna modificare la decisione del governo Gentiloni, che ha indicato nei porti del Nord d’Italia il congiungimento della via marittima della seta con l’Italia. Possibile che con tanti porti meridionali non ce ne sia uno che possa intercettare questo passaggio? Sbarcando nei porti calabresi, pugliesi o campani, le merci potrebbero risalire il paese e arrivare sui mercati di consumo cinque giorni prima dell’arrivo a Rotterdam o ad Amburgo. Infatti per arrivare nei porti del Nord-Europa le navi che escono da Suez debbono passare per Gibilterra circumnavigando le sponde spagnole e francesi e arrivare in Olanda e in Germania. La geografia dà ai porti meridionali cinque giorni di vantaggio, un’opportunità straordinaria. Ma a d una condizione: che da Gioia Tauro, da Crotone o da Taranto si possa arrivare al centro dell’Europa, utilizzando vie ferroviarie veloci. Perché ancora non vengono costruite? Perché ancora si permette questo delitto di non avere il collegamento ferroviario con il porto di Gioia Tauro? In questo modo la Calabria, oggi ultima regione dell’Europa geograficamente ed economicamente, sarebbe la prima regione continentale per vicinanza a Suez. Perché in Italia continuiamo ad ignorare la geografia nelle strategie politiche? La storia del mondo che verrà non ce lo perdonerà più. E la questione meridionale si esaurirà per sfinimento e per mancanza di visione globale.
Ministro Lezzi, non sarebbe il caso di convocare tutti i presidenti delle regioni meridionali su questo tema?