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Autonomia addio! Il Comma Riace del Dl Salvini (leggetevelo) spacca le ossa ai sindaci, a tutti

Autonomia addio! Il Comma Riace del Dl Salvini (leggetevelo) spacca le ossa ai sindaci, a tutti

sindaci

UNO. L’unica spiegazione del silenzio dei sindaci italiani sul Decreto sicurezza del ministro Salvini è che nessuno di loro (a partire dall’Anci) lo abbia letto. Soprattutto, non l’hanno letto i circa 400 sindaci calabresi, più degli altri loro colleghi italiani soggetti alla tagliola dello scioglimento per fatti di mafia dei loro Comuni. E’ noto che la pratica dello scioglimento, al di là di ogni buona iniziale intenzione, è risultata inutile e dannosa. Inutile, perché non riesce a mantenere la promessa che fa: liberare il Comune dal condizionamento mafioso. Dannosa, perché colpendo nel mucchio – con la logica del rastrellamento che rinuncia a isolare e battere i colpevoli - annienta anche le forze sane (presenti anche nei comuni considerati ad alta densità mafiosa) spaventandole con una micidiale trappola che stronca qualsiasi vocazione di impegno civico e, in aggiunta, marchia a vita onesti e incolpevoli ficcandoli nello stesso sacco di mafiosi e complici.

Questa la situazione (penosa) fino alla svolta di Salvini.

Ma ora, col decreto Salvini il quadro normativo risulta drasticamente peggiorato e viene assestato un colpo mortale a qualsiasi autonomia degli enti locali. A tutti, non solo a quelli più o meno giudicati a rischio mafia. Diventa possibile un pesante intervento punitivo anche contro amministratori e amministrazioni che, dopo indagini e ispezioni senza alcuna tutela degli indagati, risultano innocenti e/o non colpevoli non avendo commesso alcuna illegalità perché nessuna illegalità è stata, dopo sei mesi d’ispezioni, scoperta. La barbarie, la cui costituzionalità è decisamente dubbia, è stata resa possibile da una piccola aggiunta alla vecchia legge col comma 7bis, che piega i Comuni al volere dei prefetti e consente la loro stroncatura non solo in assenza di reati ma perfino dopo che amministrazioni e amministratori, frugati in tutti gli angoli, sono risultati (e perfino vengono dichiarati dagli inquisitori) incolpevoli rispetto a leggi, norme e regolamenti. Ma procediamo con ordine.

DUE. La legge consente lo scioglimento di Consigli comunali e provinciali quando dagli “accertamenti” emergono “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori” oppure perché si accertano “forme di condizionamento … tali da determinare un'alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”. Di fronte a questo rischio il prefetto promuove “l'accesso presso l'ente interessato” nominando “una commissione d'indagine” che entro tre mesi, rinnovabili una sola volta “termina gli accertamenti e rassegna al prefetto le proprie conclusioni”. Se si ritiene vi siano i presupposti per lo scioglimento il prefetto invia la proposta al Ministro dell’Interno che la gira al Consiglio dei Ministri che decide. In caso contrario il Ministro “entro tre mesi dalla trasmissione della relazione … emana comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui dà conto degli esiti dell’attività di accertamento”.
L’ultimo virgolettato è tratto dal comma 7 e sembra voler restituire l’onore alle amministrazioni ingiustamente sospettate. Ora il comma “7-bis” di Salvini stabilisce che “Nell'ipotesi di cui al comma 7” (cioè se non vi sono i presupposti per lo scioglimento dopo i sei mesi in cui gli 007 hanno frugato tutti gli angoli dell’amministrazione e le parentele e/o le frequentazioni degli amministratori), “il prefetto, sulla base delle risultanze dell'accesso (quelle cioè conclusosi con l’impossibilità di sciogliere il Comune per assenza di riscontri sull’inquinamento mafioso, ndr) il prefetto “al fine di far cessare le situazioni riscontrate e di ricondurre alla normalità l’attività amministrativa dell'ente, individua … i prioritari interventi di risanamento indicando gli atti da assumere, con la fissazione di un termine per l'adozione degli stessi, e fornisce ogni utile supporto tecnico-amministrativo a mezzo dei propri uffici”. E se il Comune si difende non facendo nulla? Stabilisce il comma 7-bis: “Decorso inutilmente il termine fissato, il prefetto assegna all'ente un ulteriore termine, non superiore a 20 giorni, per la loro adozione, scaduto il quale si sostituisce, mediante commissario ad acta, all'amministrazione inadempiente. -Ai relativi oneri gli enti locali provvedono con le risorse disponibili a legislazione vigente sui propri bilanci.).

TRE. Riassumo. Si ispezionano il Comune o la Provincia e i loro amministratori per sei mesi utilizzando una legge interamente fondata su criteri discrezionali. Alla fine, sospetti a parte, non si trova nulla di illecito. Quindi, invece di chiedere scusa, si possono imporre all’Amministrazione scelte ed atti che, a giudizio del prefetto, servono per “ricondurre alla normalità l’attività amministrativa dell’ente” (che la Commissione d’accesso - nominata dal prefetto – ha trovato in regola tanto da non proporne lo scioglimento). Ciliegina: se gli amministratori non ubbidiscono il prefetto invia un Commissario ad Acta che sindaco e Comune saranno costretti a retribuire secondo tariffa.

PS. Il decreto è stato emanato il 5 ottobre. Quindi a ridosso con la durissima polemica tra Salvini e il sindaco di Riace. L’articolo 7-bis consentirebbe a Salvini di chiudere la vicenda Lucano senza i lacci e i lacciuoli della legge sugli enti locali. Ecco perché appare legittimo chiamare il comma 7-bis “Comma Riace”.

PS.2. Salvini e la Lega Nord hanno sempre difeso l’autonomia degli enti locali.  Ma si trattava dell’autonomia da Roma Ladrona, metafora di uno Stato, quello italiano, considerato una potenza straniera che opprimeva il Nord. Ma il “Comma Riace” potrebbe venire utilizzato per stroncare non solo l’Autonomia di Africo, San Luca e altri paesini calabresi ma anche dei Comuni di Roma, Bologna, Milano, Torino o Padova.

PS3. C’è qualcuno in Parlamento (5* a parte avendo Di Maio concordato con Salvini il divieto di presentare qualsiasi emendamento) che ha posto il problema della costituzionalità del comma 7bis della legge sullo scioglimenti degli enti locali? Forza Italia, Partito Democratico e la galassia della sinistra radicale prenderanno iniziative o consegneranno la libertà e l’autonomia dei Comuni a chi di volta in volta conquisterà il Governo?