PD. MINNITI si candida alle primarie per fare il segretario nazionale del suo partito

PD. MINNITI si candida alle primarie per fare il segretario nazionale del suo partito

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Ormai è fatta. Mentre si svolge l’Assemblea nazionale del Pd viene data per sicura la candidatura alle primarie di Marco Minniti per la segreteria nazionale. A pochi minuti dall’inizio della partita della nazionale italiana contro il Portogallo tutte le grandi agenzie di stampa, a partire dall’Ansa, danno per certa la scesa in campo di Minniti che, del resto, aveva già detto da tempo che proprio questa domenica avrebbe definitivamente sciolto il nodo. C’è addirittura chi dice che sia stata già rilasciata un’intervista a un grande giornale italiano (Repubblica, Corriere o Stampa) con cui Minniti racconterà domenica mattina la sua decisione riproponendo la sua strategia per un rilancio della sinistra. Del resto, la lettura del volume “Sicurezza è libertà”, che l’ex ministro dell’Interno ha pubblicato nei giorni scorsi con la Rizzoli, contiene gli elementi fondamentali di una visione politica che, secondo Minniti, dovrebbe consentire il miracolo, di ricollocare da protagonista la sinistra nella vicenda politica italiana (ed europea).

Cosa accadrà ora? Il tragitto stabilito fin nei particolari dello Statuto del Pd è chiaro. L’intero processo si snoderà in due appuntamenti decisivi e la possibilità, addirittura, di un terzo tempo. La prima tappa servirà per nominare i candidati alle primarie, cioè un massimo di tre esponenti del Pd. Si potrà candidare chi vuole (raccogliendo le firme fissate dallo Statuto). Per scegliere i tre avranno diritto al voto solo e soltanto gli iscritti al partito che voteranno in tutta Italia. Una volta selezionati i tre   gara per scegliere il segretario vi saranno le primarie larghe: cioè potranno votare tutti i cittadini che lo desiderano. Se uno dei tre candidati raccoglierà la metà più uno dei voti verrà eletto segretario. Se nessuno dei tre ce la farà, l’elezione verrà decisa dall’assemblea nazionale del partito.

Il listino delle indiscrezioni, al momento, da 7 candidati: Marco Minniti e Maurizio Martina, che si aggiungerebbero a Nicola Zingaretti, Cesare Damiano, Francesco Boccia, Matteo Richetti e Dario Corallo. Ma domani si capirà se gli aspiranti sono di più o di meno e in che modo si schiereranno le forze fondamentali che compongono il Pd.

E mentre la riunione dell’Assemblea non è ancora conclusa le agenzie battono tre notizie:

La prima: "551 sindaci hanno firmato l'appello per sostenere la candidatura di Minniti a segretario nazionale del Pd. Serve una guida forte e autorevole, per un'opposizione netta e per un'alternativa riformista e di popolo". Nell'appello, i sindaci sottolineano la necessità di contrastare i sovranismi e "un governo pericoloso, fatto di propaganda e zero fatti, che sta mettendo realmente a rischio il futuro degli italiani" e questo mentre ci si prepara alla sfida delle europee. "Per questo il congresso del Partito democratico non può parlare esclusivamente al suo interno, risolvendosi in una diatriba tra parti contrapposte. E' necessario mettere in campo un'opposizione fortissima e un progetto di alternativa culturale, riformista e di popolo alla destra populista". “Abbiamo bisogno di individuare un profilo forte e autorevole contro l'incompetenza e l'estremismo giallo verde. Crediamo pertanto – conclude l’appello -che Marco Minniti, figura dal netto profilo democratico e unitario, potrebbe essere la figura giusta per guidare il nostro partito".

La seconda: non è vero che vi siano state tensioni tra i renziani per raggiungere un ticket tra Minniti e la on. Bellanova per le primarie perché tale ipotesi non è stata mai avanzata né è stata al centro di valutazioni.

La terza (assieme a quella vecchia di qualche giorno dei sette candidati che si presenteranno agli scritti per poter entrare nella terna finale; i nomi sono quelli scritti sopra) che parteciperà alle primarie anche il segretario uscente Maurizio Martina.