Il silenzio dei chierici e degli intellettuali

Il silenzio dei chierici e degli intellettuali

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Ci sarà pure un motivo per cui questo Paese asfissiato dai talk show, divorato dall’incuria, bastonato dalle burocrazie, deviato da servizi deviati, ostaggio di inamovibili gerontocrazie, azzoppato dalle mafie e dall’evasione fiscale, un paese dove si picchiano gli insegnanti e la barbarie galoppa sul web, non pensa che ai migranti (vedi ultimo sondaggio di Ilvio Diamanti).Siamo, infatti, davanti all’orchestrazione del più colossale depistaggio della storia rispetto ai problemi veri dell’Italia e all’uso dei migranti per mascherare l’incapacità politica di governarne il flusso. O forse peggio: la mancata volontà di farlo.

Un consenso che si fonda sul malcontento (il populismo è questo) non farà mai nulla per eliminarne le cause. Ci sarebbe in verità uno spazio per richiamare responsabilità e civiltà, ragionevolezza e quant’altro ma se questi temi non li anima la sinistra non è chiaro chi dovrebbe farli. E se gli intellettuali si sono ritirati in buon ordine come è loro costume, ci sarà forse un motivo. Quell’intellighenzia cortigiana che ora si è ritratta dinanzi al nuovo potere, perché’ come diceva un grande comico come Pippo Franco ‘’l’intellettuale italiano è sempre stato all’opposizione di ogni regime. Precedente’’. Se nella convinzione di Alberto Moravia l’intellettuale doveva essere come il bambino della favola che rivela al re la sua nudità, nella realtà annovera una vecchi tradizione di servilismo.

I danni, in ogni caso, che questi intellettuali hanno prodotto sono per certi versi incalcolabili: hanno infatti suggerito e condizionato idee e scelte dei politici di successo finendo con l’allontanarli dalla realtà del paese, accentuando lo scollamento e ora che questi stessi intellettuali potrebbero indicare nuovi orizzonti, plasmare nuove parole d’ordine ecco che sparisce, si mimetizza e aspetta che siano altri a cacciare le castagne dal fuoco. Ha scritto bene Antonio Macaluso: ‘’nessuna comprensione per chi oggi vede Salvini e Di Maio come i nuovi barbari ma ha avuto meno coraggio delle oche del Campidoglio nello svegliare chi evidentemente dormiva sugli allori di un tempo’’.

Ora che si afferma questa classe politica che si fa vanto della sua ignoranza e approssimazione (i 370 gradi invocati da un Ministro in carica sono l’ultima perla accanto allo spiaccichi invece di spiccichi evocati da uno dei vicepremier) la situazione è ribaltata ma non è meno pericolosa, perché come avverte un antico proverbio l’ignoranza è madre dell’arroganza. In tutto questo marasma brilla sempre quel silenzio assordante, quel grigiore di chi è abituato a raccattare prebende, soldi e quattrini dai potenti politici di turno, senza alcuna vergogna per chi cambia d’abito alla velocità della luce.

Aveva ragione un vecchio ma saggio politico del secolo scorso, quel Pio La Torre assassinato dalla mafia, che faceva fatti e non parole: diffidate sempre – diceva - da costoro, sono adusi a raccattare le briciole non sopra il tavolo ma anche sotto il tavolo dove mangiano i principi. Anche ora che principi in giro non se ne vedono tanti.