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La ‘palla di sego’ di Maupassant? Rotola per la Calabria

La ‘palla di sego’ di Maupassant? Rotola per la Calabria

guymau

Palla di sego è il titolo di una novella di Guy de Maupassant, un piccolo capolavoro, una “favola per adulti” come è stata opportunamente definita.  Scritta nel 1880 si ispira alla guerra franco-prussiana del 1870 e rappresenta una delle espressioni più elevate dell’ironia e della satira antiborghese della letteratura mondiale.

Si racconta del viaggio in diligenza che una ragazza della discutibile moralità si appresta a fare in compagnia di alcune cosiddette “persone per bene”, rappresentanti della società borghese e del clero, che la trattano prima con distacco, poi si lasciano conquistare dalla sua generosità e dal suo patriottismo. Durante una tappa del viaggio la carrozza è arbitrariamente trattenuta da un ufficiale prussiano, che non permetterà la partenza fino a quando la signorina, descritta da Maupassant  come “palla di sego” per le sue rotondità prorompenti, non gli avrà accordato i suoi favori. Qui vengono fuori, tra ironia leggera e malinconica e cinismo feroce, tutte le ipocrisie e gli opportunismi della morale borghese. Il finale si scioglie come la neve e le lacrime di Palla di sego.

Una lettura affascinante, che raccomando soprattutto in queste giornate, in cui l’aria di festa lascia il posto realisticamente all’ordinario del quotidiano e alle incognite di un futuro tutto da scrivere.

La Calabria del 2019 è una regione che si trova improvvisamente bloccata, in una landa desolata tra il freddo e la neve, nel suo difficile viaggio verso lo sviluppo e il cambiamento.

La classe politica, che in questi anni ha rivelato tuta la sua inadeguatezza  e mediocrità professionale e culturale, è ancora sotto shock per gli ultimi eventi, che stravolgono progetti e velleità e dimostrano incapacità di immaginare strategie credibili di superamento delle difficoltà e di guidare la carretta ormai in balia del mare grosso.

Il Consiglio regionale, in tutte le sue espressioni, uno dei peggiori che abbia rappresentato la volontà popolare calabrese in questi ultimi anni, continua a dimenarsi nei suoi meschini calcoli alla ricerca di un algoritmo che consenta il mantenimento dell’ultimo briciolo di potere fino all’ultimo giorno della scadenza naturale del suo mandato e non riesce ad esprimere neanche un fiato di orgoglio e di dignità di fronte all’opinione pubblica nazionale attonita e sempre più disorientata.

In questo scenario dovrebbe giocarsi la partita definitiva dell’autonomia differenziata, che tra qualche giorno, per volontà delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sotto la spinta sovranista di Salvini, costruirà un nuovo modello di nazione, forse più libera, ma sicuramente meno uguale.

Vero è che all’orizzonte il cambiamento che si profila è, forse, più incerto di questo inquietante presente, impersonato da fantasmi e controfigure, che vengono in chiaro, in tutta la loro tragica negatività, tutte le volte che si scoperchia il barile ed emergono intrecci e legami obliqui.

Ma se la politica calabrese vive il punto più basso dell’ultimo ventennio, la cosiddetta società civile non sta certamente meglio. Eppure ci sono tante realtà imprenditoriali positive e apprezzate. Nel campo della sanità privata regionale esistono eccellenze che è ingiusto coinvolgere nel disastro di una parte della sanità pubblica, che, comunque, non giustifica il perdurare, dopo dieci anni, di un regime di Commissariamento, da fine pena mai. Nel campo dell’agricoltura e dell’enogastronomia, dove siamo riusciti a recuperare spazio e apprezzamento a livello internazionale. Nel campo delle professioni, in cui molti giovani e tante start up, sia pure spesso fuori dai confini della regione sono riusciti a trovare soddisfazioni e riconoscimenti.

Ma tutto questo avviene senza che ci sia una reale presa di coscienza da parte della società civile, da parte delle cosiddette “persone per bene”, la stragrande maggioranza della società calabrese, che ha definitivamente abdicato al proprio ruolo propulsivo e di guida, rinchiudendosi nel proprio particolare, della propria famiglia, dei propri figli, che ormai studiano e vivono fuori della Calabria, a Milano o a Londra se non a Miami o a Los Angeles, dove hanno esportato i saperi e le conoscenze acquisite a spese della comunità calabrese.

La buona borghesia calabrese, Monsieur e Madame Loiseau, Monsieur Carrè - Lamadon, il conte Hubert de Breville e la contessa, Monsieur Cornudet, come nella novella di Maupassant, “aspettano con ansia i vincitori”  e hanno già  fatto un patto non scritto con la politica e il potere di turno: il proprio salvacondotto in cambio del proprio sostegno acritico, anche a discapito della propria dignità. In questo modo si ha sempre l’illusione che la diligenza riprenda il proprio cammino, ma difficile stabilire verso quale meta finale.

Il mio caro amico Nazareno Bosco, valente pneumologo, massima autorità calabrese nello studio di Dante e Machiavelli, capace di recitare a memoria tutte le terzine dell’Inferno e interi capitoli del Principe, nell’invitarmi, l’altra sera, a rileggere la novella di Maupassant, per riscoprirne non solo i vertici artistici, ma anche la straordinaria attualità dei costumi sociali di fine ottocento, con una società chiusa come la Calabria del terzo millennio, conveniva, sconsolato, che purtroppo per noi, per uscire dalla grave situazione nella quale storicamente ci dimeniamo, forse non basta più sacrificare la nostra dignità ai vincitori del tempo, ma neanche  offrire in cambio alle voglie insane del potente di turno le residue virtù di una bella Palla di sego...

*foto tratta da google immagini