Essere buoni cittadini è possibile. Anche a Reggio

Essere buoni cittadini è possibile. Anche a Reggio

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La scelta del Presidente della repubblica Sergio Mattarella di premiare  italiani che nell’anno 2018 si sono distinti per il loro impegno civico a favore degli altri e contro il razzismo, il discorso di fine anno ricco di richiami sull’esigenza di fare comunità condividendo valori e prospettive a partire dai più deboli, ha suscitato grandi consensi.

Parole che fanno da contraltare a quanto il Censis, nel suo rapporto annuale ha affermato quando ha parlato di una Italia sempre più disgregata, impaurita, incattivita, impoverita, e anagraficamente vecchia. Descrivendo Il ritratto di un Paese in declino, in cerca di sicurezze che non trova, sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, soprattutto futuro.

Un messaggio importante quello del Presidente della repubblica che racconta invece di una società più articolata dove alcuni valori che creano coesione e solidarietà e legami comunitari sono ancora vivi, anche in realtà come quella reggina e calabrese che vivono una stagione di gravi difficoltà legate soprattutto alla mancanza di lavoro e di prospettive per il suo futuro.

Un dato che conferma ancora una volta che qualsiasi progetto cambiamento sociale non può prescindere dalla leva della solidarietà come fattore determinante per la costruzione di quei legami tra le persone e con la terra in cui vivono indispensabili per la costruzione di una comunità responsabile. Una solidarietà che si esprime anche nel nostro contesto calabrese in forme diverse, da quelle più strutturate del volontariato, della cooperazione, dell’associazionismo, a quelle più informali ma non meno importante rappresentato dalle tante azioni di solidarietà di base come il buon vicinato, la prossimità di tante parrocchie verso chi fa più fatica che ha prodotto mense e centri di ascolto diffusi in modo capillare. Una cultura del dono che stenta a diventare stile di vita condiviso ma che ancora resiste e di cui anche le società con i sistemi di Welfare più avanzati, non possono fare a meno e dove la solitudine aumenta. .

La politica locale e regionale, di tutti i colori, ha per anni ignorato, sottovalutato e quindi non valorizzato questa grande risorsa, salvo a citarla quando gli serviva a fini elettorali e di consenso.  È mancata una strategia intelligente di utilizzo a fini sociali di queste variegate forme di cittadinanza attiva e di partecipazione.

Un esempio tra tanti. Nell’albo comunale istituito dal Comune di Reggio si sono iscritte ben 400 associazioni che operano in ambiti diversi. Ma cosa è stato fatto per favorire il loro apporto? A parte alcune iniziative lodevoli ma sporadiche come l’adozione di spazi pubblici, la tutela dei beni comuni e l’utilizzo sociale dei beni confiscati, è mancata una strategia complessiva tesa al loro coinvolgimento ad esempio per migliorare la vita dei quartieri. Un apporto che sarebbe stato prezioso in una città che dopo la fine delle esperienze delle circoscrizioni, nonostante le carenze e distorsioni che avevano evidenziato, avevano comunque svolto un ruolo di riferimento e di rappresentanza dei cittadini e di tutela dei loro diritti.  

Esperienze come quella di Argilla di un comitato che si batte per dare voce ai bisogni dei cittadini di quella periferia per anni abbondonata da tutte le amministrazioni dimostra quanto siano importanti queste forme di aggregazioni da basso. Non a caso negli ultimi anni sono aumentati i casi di banalizzazione di spazi pubblici, per non parlare della emergenza rifiuti che ancora perdura, tutte azioni di disprezzo per il bene comune che però è favorito anche dall’assenza di forme di controllo anche civico in particolare nelle periferie.   

Anche le consulte di settore, pur previste dallo statuto comunale, non sono mai partite e potevano essere altre occasioni importanti per avviare un dialogo ed una collaborazione fruttuosa con l’associazionismo. L’auspicio è quello di un rilancio del tema della partecipazione dei cittadini andando oltre l’organizzazione pur meritoria fatta di consigli comunali aperti tenutosi in alcuni quartieri per favorire la nascita di comitati dal basso di cittadini, al di fuori dei Partiti , in tutti i quartieri e offrendo sedi spazi pubblici per incontrarsi e  dare così continuità e incisività alla loro azione. Solo così la bontà da virtù privata  preziosa diventa cittadinanza responsabile per la costruzione di un modello di città condiviso ed inclusivo.

*Presidente centro Comunitario Agape