Le strade del Nord pagate dal Sud (che non ne ha)

Le strade del Nord pagate dal Sud (che non ne ha)

treno

C’è un dato fondamentale che è curiosamente sparito dalla discussione di questi mesi sulla secessione dei ricchi e sulla richiesta di maggiore autonomia avanzate da alcune regioni del nord del paese. Riguarda la grande spesa per l’infrastrutturazione  che ha visto l’allargarsi di divari storici, aggravati dalla crisi economica e dal crollo degli investimenti pubblici. Gianfranco Viesti ha ricordato alcuni dati riferiti solo ai trasporti: nel primo quindicennio di questo secolo gli investimenti delle Ferrovie sono stati per 44 miliardi al Nord, 24 al Centro e solo 14 al Sud.

  Numeri che ognuno di noi può del resto verificare sulla propria pelle dato che in tutto il centro sud non si contano più le linee ferroviarie chiuse, dismesse o sospese. I posti per km per abitante del trasporto pubblico locale sono 16 mila a Milano, meno di 7 mila a Roma e 2.400 a Napoli, con una crescita del 20% a Milano e un calo ancora più elevato di quella cifra sia a Roma che a Napoli. Si dirà che nell’area del nord appena citata c’è uno sviluppo imprenditoriale diverso ma infrastrutture moderne servono, in verità, a tutto il paese da nord a sud, forse ancor di più nelle sue regioni meno forti proprio per rilanciarle. Ma qui riemerge il problema della unitarietà dell’azione in una nazione, così come è stato fatto ad esempio in Germania dopo la caduta del Muro. Le politiche di coesione nazionale dovrebbero servire a questo, dato che e’ – dettaglio non secondario - un esplicito dettato della nostra Carta Costituzionale al suo articolo 119, laddove impone interventi speciali per rimuovere gli squilibri economici e sociali.

  Queste politiche di coesione sono, però, sempre più immiserite, trascurate, abbandonate. Sarebbe – sempre per restare nel campo dei trasporti – indispensabile ad esempio completare le grandi reti dell’Alta Velocità, non solo verso Venezia ma sulla Tirrenica in Calabria, visto che dopo Salerno è buio fitto. E la modernizzazione della linea Adriatica e Jonica è fuori dai programmi dell’Alta Velocità e solo grazie all’intervento della Regione in Calabria si e’ avviata un’opera ciclopica che non si vedeva dai tempi del generale Garibaldi. Per non parlare delle reti trasversali, da ovest verso est e viceversa, anche qui ferme al XIX secolo. Da noi invece si parla solo della TAV…

  Eppure c’e’ una legge, la 42 del 2009, quella sul federalismo fiscale, da cui nascono i fabbisogni standard, in cui era espressamente previsto che ad essi si accompagnasse un forte riequilibrio territoriale che è rimasto lettera morta. In 10 anni non e’ stata nemmeno effettuata la ricognizione dei fabbisogni che era prevista! E’ bene dunque sapere che quel grado di infrastrutture del Nord d’Italia e’ stato pagato anche da noi. Anche dal Sud. Quanto e’ costata all’intero paese la dotazione di autostrade in Emilia, Lombardia e Veneto? Qui non si tratta di neorivendicazionismo come si ciancia da qualche parte ma di una richiesta di normale equità nella distribuzione delle risorse. La spesa storica e’ il vero grande infortunio del nostro paese, in cui i divari si allargano e crescono per quei motivi (basta leggere i rapporti SVIMEZ) e contemporaneamente si tenta, però, di difendere quei privilegi e quelle storture accentuando la marginalità delle regioni meridionali. Quel disegno, se e quando verrà portato a termine sarà la definitiva pietra tombale al grande imbroglio. Con buona pace di chi ancora pensa a salvare l’Italia tutta intera.