L’INTERVENTO. Le lucciole sono tornate. A Sud non facciamole (ri)sparire

L’INTERVENTO. Le lucciole sono tornate. A Sud non facciamole (ri)sparire

lucciole

Ad affermarlo è lo scrittore Giuseppe Genna, vincitore nel 2009 del Premio Corrado Alvaro, in un articolo parecchio intrigante apparso su l’Espresso col titolo “Oltre il buio l’umanesimo”. Genna afferma che i piccoli coleotteri luminosi sono ritornati, malgrado l’inquinamento delle nostre città. Dopo decenni in cui erano completamente spariti, al punto da ispirare un famoso articolo del 1 febbraio 1975 di Pier Paolo Pasolini. La scomparsa delle lucciole diventava per il grande poeta metafora politica di un radicale mutamento genetico dell’idea stessa del potere, in un’Italia che, ieri come oggi, appariva smarrita, davanti all’affacciarsi di nuovi protagonisti che intendono cancellare il vecchio sistema e costruire nuove gerarchie di valori, in rottura radicale con quelli su cui si è costruita la nostra democrazia rappresentativa.

E’ in questo contesto che si colloca anche la questione cattolica, cioè l’opportunità che i cattolici si riapproprino di uno spazio politico, mentre cresce il disorientamento del popolo deluso dalla sinistra. Una questione di dimensioni molto più vaste di quanto gli affrettati sondaggi possano indicare. E che in Calabria può diventare dirompente, grazie alla lucida intuizione di un Pastore sensibile, mons. Vincenzo Bertolone, che conosce come pochi le sofferenze degli ultimi, gli aneliti di riscatto degli emarginati, il peso straniante delle diseguaglianze, ma anche i valori non negoziabili di giustizia e libertà e che ha saputo coniugare con intelligenza e carisma storia e attualità del pensiero di Luigi Sturzo nel centenario dell’appello a tutti gli Uomini Liberi e Forti. Al punto che il seme lanciato sta germogliando rigoglioso in un campo vasto quanto desolato dall’incuria e incompetenza di una politica inetta. E appare ineludibile la necessità di trasformare la forte domanda di recupero di valori in elaborazione di nuove idee di governo per la Calabria e assunzione di responsabilità diretta di gestione della cosa pubblica. Da offrire alla responsabile valutazione dei calabresi alle prossime elezioni regionali e intorno a cui creare una larga aggregazione di forze autenticamente democratiche, alternative alle forze populiste.

E‘ una strada obbligata per chi crede che il grande patrimonio ideale e di capacità di governo dei cattolici debba essere di nuovo messo a disposizione del cambiamento, del progresso civile e del bene comune di questa terra. Il tempo dell’attesa è finito per chi avverte impellente il bisogno di rompere con una situazione che da anni sta relegando la Calabria fuori da tutti i parametri di civiltà e qualità della vita delle società occidentali, aprendo di nuovo la strada dell’esodo disperato di migliaia di giovani senza più fede nel futuro. Ma anche per chi vede con terrore il disegno portato avanti dalle forze di governo, che stanno isolando il paese dal resto del contesto europeo e che, nella esasperazione di una visione sovranista, stanno per infliggere un colpo mortale all’architettura unitaria del Paese, attraverso il cavallo di Troia dell’autonomia differenziata, principio costituzionale in se ragionevole, ma che nella declinazione leghista rischia di avere un impatto devastante. Specie se da parte delle regioni del Mezzogiorno non si esce dal cono d’ombra che storicamente ci rinchiude nel vittimismo e nell’assistenzialismo, oggi sublimato anche dal miraggio del reddito di cittadinanza.

Ecco perché, nel colpevole silenzio delle rappresentanze politiche regionali, l’unica voce che cerca di ritagliarsi uno spazio di dignitoso apprezzamento è quella del Governatore della Campania Vincenzo De Luca, che sembra voler accettare la sfida dell’autonomia differenziata in nome di una diversa capacità ed efficienza delle classi dirigenti meridionali. De Luca è stato Sindaco molto rimpianto della città di Salerno, che è riuscito a trasformare in uno straordinario punto di attrazione turistica. Per le sue intuizioni che hanno recuperato il bellissimo centro storico attraverso, per esempio, gli investimenti sulle luminarie artistiche natalizie, che fanno di Salerno un punto di riferimento mondiale; attraverso la politica culturale che ha fatto del Teatro di Salerno un modello italiano nel campo della musica e della lirica, con cui ha collaborato in anni trascorsi anche il Politeama di Catanzaro, realizzando memorabili e irripetibili rappresentazioni operistiche.

La strada indicata da De Luca appare l’unica praticabile, se il Mezzogiorno non vuole rimanere definitivamente tagliato fuori da un processo che, allo stato, sembra irreversibile e di fronte al quale appaiono deboli anche i ripetuti appelli di un mondo intellettuale, che non sempre ha fatto sentire la sua voce, o si è mobilitato quando si radicava l’inefficienza, si accumulavano i ritardi e le omissioni e le connivenze e cresceva il discredito di una classe politica e dirigente, di cui professionisti, professori, giornalisti, scrittori sono parte integrante e non meno responsabile.

Le forze politiche democratiche del Mezzogiorno sono oggi chiamate a dimostrare di avere la capacità di imporre una riflessione ampia sul ruolo del regionalismo, in un paese in crisi di identità, rielaborando un nuovo modello di impalcatura istituzionale. Che faccia nuova sintesi tra la legittima voglia di competere con il resto dell’Europa e del mondo di alcune regioni del Nord e la non meno legittima ansia di riscatto e di eliminare le storiche diseguaglianze in termini di diritti fondamentali che attanagliano le regioni del Sud. Le barricate ideologiche non riusciranno a fermare il cammino del cambiamento e della trasformazione in senso sempre più autonomistico del nostro assetto istituzionale. Per cui il terreno del confronto va riportato sui diritti fondamentali che devono essere garantiti allo stesso modo ai cittadini calabresi e a quelli lombardi. Mentre tutto il resto deve essere il premio dell’efficienza, della buona amministrazione e dell’ingegno di una classe politica e dirigente finalmente rinnovata non solo negli uomini, ma soprattutto nella cultura del suo agire.

Prima che le lucciole scompaiano di nuovo non solo dalle periferie abbandonate, ma anche dall’ orizzonte buio delle nostre speranze.