Direttore: Aldo Varano    

La ricchezza in Europa e il crollo del Sud

La ricchezza in Europa e il crollo del Sud

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In un recentissimo studio sul grado di competitività delle Regioni in Europa, con dati Eurostat, vengono confermate cose note ma scritte anche cose assolutamente inattese. Tra queste quella che tra le 21 aree UE per Prodotto interno lordo Milano e la sua aerea non ci sono più. Sono sparite.

Con il suo dato di 38 mila euro pari al 128% della media europea, la Lombardia  è infatti nettamente staccata dalla irraggiungibile Londra (626% del Pil procapite comunitario) ma anche dall’Ile de France, da ben 5 aree tedesche e poi anche da Vienna e Salisburgo. Fin qui si potrebbe dire è il corso tradizionale del fiume che viene confermato. Ma è qui la vera novità che emerge e di cui dicevamo all’inizio: spicca infatti il ritardo di Milano non solo da quelle aree ma quello di oltre 50 punti da Bratislava e da Praga, capitali rispettivamente della Repubblica Slovacca e di quella Ceca. Gli osservatori notano come dalla caduta del Muro la Slovacchia è salita ad una media del 76% e la Repubblica Ceca dell’89%.

  Praga da sola ha sorpassato tutto il nostro Mezzogiorno e l’Umbria e tallona la brillantissima regione delle Marche. Uniche zone a reggere quelle del nordest, dove primeggia l’Alto Adige.

  I rapporti europei ci consegnano un dato che dovrebbe, però, far riflettere molto coloro i quali in questi mesi premono per un’accentuazione delle autonomie regionali in Italia, fingendo di raccogliere la sfida lanciata da Veneto, Lombardia ed Emilia sull’altare di un rinnovato protagonismo di alcune aree del Sud. L’arretramento del nostro Mezzogiorno è, infatti, drammatico: la Sicilia che nel 1951 faceva un ottavo del PIL italiano e dopo decenni di investimenti non arriva ad un diciannovesimo!

   Il dossier di Eurostat ci consegna altri dati terribili: la regione intorno a Sofia (capitale della Bulgaria) dove nel 2000 il Pil procapite era del 37% di quello medio europeo oggi e’ arrivato (marzo 2019) al 79%. La Sicilia che all’inizio del terzo millennio stava davanti a questa regione di ben 38 punti oggi ne paga 20 di distanza. Tutte le altre regioni del Sud (tranne l’Abruzzo) pagano questi scarti e arrancano dietro Portogallo, Cipro, Lituania. Il rapporto Eurostat ci dice che tutte le regioni del Sud d’Italia sono ben oltre il 200mo piazzamento e l’ultima è appunto la Sicilia al 237mo posto, con la Calabria al 235mo.

  Fin qui le cifre. Continuare a negare che esiste, dunque, un problema del meridione in Italia è letale oltreché scorretto in termini politici e sociali. Far finta che questi divari possano essere superati senza un mirato, corretto e vigoroso intervento centrale e’ criminale. Insistere nel giochino di queste ultime settimane per raccogliere la sfida del Nord (come sta ad esempio facendo il presidente della Campania), facendo leva su alcuni dati certamente positivi e in controtendenza (leggi l’export) serve a poco o a niente. Se non addirittura a coprire, si spera in maniera del tutto involontaria, la volontà politica delle classi dirigenti del Nord di rompere l’unità del Paese.

Un attento osservatore delle cose italiane come il veneto Gian Antonio Stella ha riportato un corrosivo giudizio di Gaetano Salvemini del 1927 che accusava i vari Governi italiani colpevoli di avere concesso pieni poteri  alla piccola borghesia del Sud ‘’delinquente e putrefatta’’ pur di avere i voti di quella parte d’Italia. Non vorremmo che la storia si stesse per ripetere, con tratti però ancor più sinistri.