
UNO. Oliverio torna quindi libero. Quelli sicuri della sua correttezza sono contenti. E' contentissimo il Presidente-Governatore. Tutto bene quel che finisce bene, quindi? Neanche per sogno! Abbiamo alle spalle giorni e settimane che hanno infragilito l’immagine della Calabria rafforzando il pregiudizio diffuso di cui già soffre. La nostra è una terra che quando appare (quale che sia il motivo) negli ambienti del potere italiano fa scattare cautele e riflessi che fanno affiorare obiezioni paralizzanti. Circola una vecchia battuta: “Quando a Roma si sente parlare della Calabria, tutti mettono tutti mano alla pistola”. Non si stupisca nessuno, è così. Accade chiunque governi. Ci sono motivi storici e mediatici, fatti reali e/o forzature, che hanno creato questa situazione. La si può giudicare giusta e necessaria o ingiusta e punitiva. Ma c’è, e bisognerebbe farne i conti.
DUE. Per settimane il cittadino Mario Oliverio, che è anche Presidente della Regione Calabria, è stato condizionato nella propria attività a cui era stato chiamato dal libero voto dei calabresi. Fosse stato messo in prigione o ai domiciliari ce ne saremmo fatta una ragione. Ma evidentemente non c’erano fatti o prove che giustificassero un tal provvedimento. Niente deve esserci tra le carte dell’inchiesta che possa vietare a Oliverio il diritto-dovere di governare e di continuare a farlo. Chiunque governi sa di poter (anzi, di dover) continuamente incontrare difficoltà, contrarietà, accuse, opposizioni dei propri avversari (politici e sociali) che deve affrontare cercando di conservare o allargare, attraverso decisioni politiche, il proprio consenso. E’ la regola della democrazia che alla fine verifica tutto con un nuovo voto.
Nelle settimane che abbiamo alle spalle, invece, il Presidente ha subito un progressivo indebolimento del proprio ruolo e della propria forza politici, un infragilimento non dovuto alla normale dialettica politica, ma, chiamiamolo così, a un (grave) errore giudiziario. Per settimane il Governatore della Calabria e la Calabria hanno dovuto convivere con le incertezze e i dubbi di quel che sarebbe accaduto. In una terra dove gli equilibri politici sono così deboli, il costo di una vicenda del genere è (già) stato pesantissimo, e lo sarà anche in futuro.
TRE. Si poteva evitare tutto questo? La Cassazione, che (forse non è casuale) vive e opera fuori dalla Calabria, non ha dovuto fare molta fatica per capire che non essendoci gli elementi per arrestarlo, non essendoci quelli per i domiciliari, non essendoci - allo stato degli atti – niente di niente che potesse giustificare la sospensione di fatto da Presidente della Regione, aveva ragione la difesa di Oliverio (Vincenzo Belvedere e Armando Veneto) secondo cui «l'obbligo di dimora imposto al Presidente Oliverio deve essere considerato come mezzo per ottenere il risultato di inibire all'uomo politico il diritto-dovere di esercitare la funzione alla quale è stato chiamato per investitura popolare il che non è consentito al magistrato» ed ha cancellato definitivamente il provvedimento.
QUATTRO. E’ irrispettoso chiedersi: ma questa che giustizia è? Che senso ha un provvedimento che danneggia così pesantemente i calabresi consegnandoli alla direzione di un presidente che viene altrettanto pesantemente condizionato nella sua possibilità di governare? Sia chiaro: chi vuole, o lo ritiene utile e/o necessario può chiedere due volte al giorno le dimissioni per motivi politici inadempienze, cattiva amministrazione o perché è antipatico di sindaci, presidenti, Governatori, ministri, Presidenti del Consiglio; Oliverio compreso. Il problema è che, Oliverio a parte, non si sfugge all’impressione che la Calabria sia ormai sottoposta a una specie di legislazione speciale, sconosciuta e diversa da quella del resto del paese. Si pensi alla crescita continua di Consigli comunali sciolti per mafia. Una legge inutile anche dove la mafia c’è ed è devastante. Inutile perché, come dimostrano gli scioglimenti a raffica di uno stesso Comune, promette ciò che non è in grado di mantenere: liberare i Comuni dai condizionamenti mafiosi. E’ curioso che la Calabria che per abitanti è meno della metà della Sicilia o della Campania registri un più alto numero di scioglimenti. O che sia la Calabria la regione dov’è più alto il rimborso per pene ingiustamente inflitte. Nè è facile ricordare provvedimenti come quello inflitto ad Oliverio.
CINQUE. L’impressione è che si stiano affrontando i problemi drammatici e complicatissimi della nostra regione attraverso semplificazioni e scorciatoie sempre più inutili. Di più e peggio: la crisi della politica in Calabria (una crisi di rinuncia all’esercizio dei propri compiti), l’inaridimento delle sue culture, l’assenza di un dibattito alto, la rinuncia a rischiare dei suoi intellettuali, sembrano distanziarci sempre di più dal resto del paese, rischiano di farci smarrire le categorie necessarie alla ripresa e al riscatto relegandoci malinconicamente al ruolo di un’anomalia selvaggia.