L’Autonomia e la trappola di Salvini contro il Sud

L’Autonomia e la trappola di Salvini contro il Sud

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3 maggio ore 11,21. L’Ansa rilancia da Fidenza (provincia di Parma) una dichiarazione del vice premier Matteo Salvini, il leader della Lega Nord, diventata Lega e basta facendo di necessità virtù.

“Il dossier autonomie rimane aperto, "assolutamente", io la parola la mantengo, conto che la mantengano tutti gli altri, perché l'Italia è bella, è lunga e più i poteri sono vicini ai territori, più è facile spendere bene ed è difficile rubare e sprecare".

Salvini lancia un (consapevole?) falso storico e, insieme, tenta di accreditare un'ipotesi oltre che falsa infondata: una distorsione più pericolosa di un colpo al cuore contro il Mezzogiorno.

Il falso. Non è vero che se “i poteri sono vicini ai territori, è più facile spendere bene ed è difficile rubare e sprecare”. L’Italia meridionale, rispetto all’insieme del Paese, è cresciuta con La Cassa del Mezzogiorno, proprio quando i poteri erano più lontani dal suo territorio. Carta canta: il divario tra Sud e Nord si è ridotto dal 51% del 1951 al 36% del 1971, quindi nella fase storica in cui non esistevano le Regioni.

Dal 1970, quando nacquero le Regioni, secondo il ragionamento di Salvini, sarebbe dovuta andar meglio con una più accelerata riduzione del divario. Invece, proprio a partire dal 1971 il divario ricomincia ad allargarsi e via via arriva al 41% nel 2009 (Cfr,: In ricchezza e in povertà. Il Benessere degli italiani dall’Unità a oggi, a cura di Vecchi, Il Mulino, 2011). Insomma, coi poteri più vicini, come direbbe Salvini, al Mezzogiorno è andata decisamente male.

La distorsione. Salvini insinua, non lo dice esplicitamente ma è il presupposto della sua affermazione, che la mancata crescita del Sud fino alla riduzione drastica del divario, dipenda da ragioni etiche anziché dalle scelte politiche che sono state compiute dai governi del paese. Insinua che se il Sud è tra i territori più arretrati d'Europa è perché si è rubato e sprecato (una variante delle idiozie razziste del familismo amorale di Banfield e dello scarso capitale sociale di Putman).

Che nel Sud (e nel Nord) si rubi e si sprechi, è abbastanza vero (e capita anche altrove anche se in misura minore negli altri paesi della fascia in cui si colloca l’Italia). Basta ricordare tangentopoli, che ebbe il suo centro dinamico d'irradiazione nel Nord e in Lombardia e non nel Mezzogiorno (del resto, ancora oggi, la Lega, partorita dal una parte del Nord ha fatto sparire, da sola, 46 milioni di euro, com’è noto a Salvini). Ma che il mancato sviluppo del Mezzogiorno sia dovuto a ruberie e sprechi (meridionali) anziché a strategie nazionali (cioè dell’intero paese) sbagliate, alla mancata infrastrutturazione del paese, alla nolontà o incapacità a valorizzarne le risorse (a partire da quelle umane di centinaia di migliaia di giovani che hanno accumulato conoscenze e competenze che devono spendere all’estero) è tesi inaccettabile perché infondata e soprattutto indimostrabile.

Salvini (questo il punto insidioso del suo ragionamento, ancora più grave del suo falso sulla vicinanza) ci vuol convincere che il Sud va male per colpa dei meridionali (ora non dice più di tutti i meridionali, ma insinua delle sue classi dirigenti in blocco). Ha gioco facile perché i meridionali non sono, non siamo, innocenti. Ma ciò precisato, e non si tratta certo della questione più importante, l'obiettivo vero di Salvini è quello di nascondere la necessità di modificare la politica generale del paese con una strategia che rimetta in moto tutte le sue parti e potenzialità.

E’ questa la trappola sottesa alla cosiddetta Autonomia, vera e propria secessione dei ricchi. Una trappola che il Sud deve evitare. L'Autonomia è la vera scelta prioritaria e fondamentale del leghismo e di Salvini. Su questo il capo leghista è pronto a tutto. Sa che se non porta a casa questo obiettivo gli cadrà tutto addosso.

Le dimissioni di Siri sono un falso problema, al massimo possono servire per segnalare mancanza di stile nei 5*. Ma se si passa all'Autonomia tutto cambia. Zaia, dal Veneto, che se non si fa l'Autonomia tutto salta ,lo dice fin dal varo del governo un giorno sì e l'altro. Idem Giorgetti. E ieri il viceministro Rixi, Leghista, ha calato l'asso di briscola. Su Siri ha spiegato che i 5* sbagliano. Ma immagine a parte non sembra fregargliene un granché. Infatti ha testualmente avvertito: "Per noi comunque (!) il punto dirimente è se le cose si fanno o no. L'Autonomia regionale si fa o no?". E poi l'ultimatum: "Ecco, senza l'Autonomia il governo non va più avanti".

Così stanno le cose e su questo devono assumersi la responsabilità personale tutti i parlamentari del Sud: di centro destra sinistra, di sopra e di sotto. Nessuna faccia finta di vincere la battaglia su Siri (di cui non frega niente a nessuno) per poter consegnare lo scalpo di 20 e rotti milioni di meridionali a un egoismo suicida che pretende di stabilire diritti diversi e diseguali tra i cittadini della Repubblica italiana.