L'INTERVENTO. Riace, gli sciocchi e l’analisi del voto

L'INTERVENTO. Riace, gli sciocchi e l’analisi del voto

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(Rep) “Le battaglie non si perdono mai, si vincono sempre!”. Mette sempre i brividi il motto guevarista, ed è una fede più forte di qualsiasi batosta, anche della recente debacle di Riace. E poco importa se ci daranno degli idioti dopo averci dato degli sciocchi, siamo e restiamo nani sulle spalle di giganti. Voi moralizzatori che dispacciate meschine ideologie (travestite da notizie) potete dire altrettanto?

Resta però da compiere il rito funesto dell’analisi del voto. E va fatto senza ipocrisia. Gli errori sono errori, e ci faranno “vincere” solo se sapremo chiamarli per quello che sono. È pesante la sconfitta della lista elettorale del modello Riace, con l’ex sindaco Mimmo Lucano a correre per un posto in consiglio, è bene ricordarlo da candidato in esilio per una ridicola persecuzione giudiziaria (caro moralizzatore, ci saranno pure delle notizie di reato e un procedimento in corso, ma impedire a un candidato di partecipare alla campagna elettorale, ed è solo questo il motivo delle misure cautelari, significa mettere le manette alla democrazia. Se non lo vedi sei in malafede).

È pesante, ma va scissa la dinamica locale da quella globale. Quella di Riace resta una disputa di paese, di un piccolo paese con le sue invidie e ripicche, dove una aggregazione di centrodestra, coi suoi tanfi locali, ha issato la bandiera della Lega di Salvini, mentre la vecchia maggioranza si è presentata spaccata, con una lista-minestrone a sottrarre voti a quella del Modello Riace. Tant’è. È normale poi che si attribuisca un significato generale alla dinamica locale, lo abbiamo fatto anche noi raccontando dell’utopia concreta di Riace. Ciò non toglie che il risultato della Lega a Riace e in Calabria ha a che fare molto più con l’ex governatore Scopelliti, e con i suoi grandi e odorosi elettori, che con il ministro dell’Interno e la sua apologia dell’italica razza.

Venendo a noi, andava evitato a tutti i costi di “bruciare” il simbolo Lucano, in una competizione locale dall’esito incerto per via del frazionamento della maggioranza. Non sarebbe stato più proficuo per tutti compiere un salto di qualità, creando un listone alle Europee nel nome dell’accoglienza e della solidarietà? Perfino una candidatura nel PD sarebbe stata “perdonata” proprio in vista del più alto valore di Lucano e del suo messaggio. Questo avrebbe anche potuto contribuire a depurare il Partito Democratico di tutto quel personale neoliberista che ha consentito fin qui l’ascesa della destra e dei neofascisti. Insomma, si sarebbe, prima di tutto, aiutata Riace a non crollare e, perché no?, la sinistra a riflettere su se stessa, a ritrovare una strada.  

E invece sembra che l’area della sinistra, dell’associazionismo e dei movimenti abbia introiettato al contrario l’ottimismo della volontà del Che: le battaglie non si devono mai vincere, dobbiamo fare di tutto per perderle. E così un’area che rappresenta il 5% dell’elettorato si presenta divisa al voto per l’Europarlamento. Risultato: tutti trombati. E il movimento pro Riace (chiamiamolo così) suggerisce se non impone a Lucano un niet alla sua corsa verso Bruxelles. Lucano spremuto come simbolo autoreferenziale. Risultato: tutti trombati. Ora, care compagne e compagni, care amiche e amici, non è obbligatorio partecipare alle elezioni, anzi, ma se lo si fa occorre farlo bene, e per raggiungere l’obiettivo. Poi si può anche mancarlo, ma con la certezza di aver ben lottato. Non di aver lottato per perdere. Non c’è, in questo, neanche romanticismo. Rialzare la testa, a partire da questi errori. Altrimenti facciamo ridere. Buffoni oltre che sciocchi, diranno…