L’ANALISI. Elezioni regionali: Oliverio, il Pd e tutti gli altri

L’ANALISI. Elezioni regionali: Oliverio, il Pd e tutti gli altri

pendolo

UNO. Chi scrive in passato ha usato la metafora del Pendolo per raccontare la politica regionale Calabrese. Dal Cdx di Chiaravalloti al Csx di Loiero. Dal Csx di Loiero al Cdx di Scopelliti. Dal Cdx di Scopelliti al Csx di Oliverio. Un meccanismo perfetto. Negli ultimi 20 anni non s’è mai inceppato. Un periodo troppo lungo per pensare al caso. Per questo è utile rovistare dentro il fenomeno.

DUE. Prima considerazione: per tutto il ventennio del Pendolo lo scontro politico s’è sempre svolto tra due schieramenti contrapposti: il Cdx e il Csx senza nessun’altro in grado di modificarne la dialettica. Chi non voleva votare il Governatore uscente doveva scegliere lo schieramento opposto. E così è stato. Ora lo schema Cdx/Csx ha subito una frattura per la nascita del M5S, che ha avuto in Calabria notevoli affermazioni (non a caso, tranne che nelle competizioni regionali). Il vecchio schema appare infragilito ma, probabilmente, continuerà ad avere un peso rilevante anche alle prossime regionali calabresi (affronterò più avanti il tema).

La seconda considerazione sul Pendolo è, invece, quella decisiva, anche se meno percepibile e più complessa. La difficoltà ad afferrarla non dipende dalla politica né chiama in causa i politici calabresi. Si tratta, io credo, di un fenomeno antico, indipendente dal ceto politico (o comunque lo si voglia chiamare: classi o ceto politici, ceti dominanti, casta, establishment, ecc). Dipende infatti dalla percezione che i calabresi hanno della propria condizione umana e sociale, dal confronto tra la loro condizione di vita e quella di altre popolazioni del nostro paese. Mi riferisco alla incolmabile distanza tra i bisogni reali dei calabresi e la possibilità reale di sodisfarli. Batte qui il cuore del pendolo.

Anche in Calabria vi sono stratificazioni sociali importanti di (ristretti) ceti privilegiati che soddisfano in pieno le proprie necessità, e talvolta perfino il superfluo. Ma rispetto alla totalità dei bisogni dell’intera Calabria permane, come un macigno inamovibile, un deficit gigantesco che non può essere colmato dalla Regione, dai suoi poteri, dalle sue giunte regionali, da 5 anni di governatorato. Il macigno dipende – lo ripeto - dal rapporto tra la Calabria, storia e realtà, con resto d’Italia e d’Europa.

Nessun Governatore calabrese, per quanto bravo, dinamico, scrupoloso, onesto e creativo (e non sempre, né tutti, i Governatori hanno avuto queste caratteristiche) è in grado di ricucire la vita dei calabresi ai bisogni e alle necessità del nostro presente storico.

Ad ogni fine legislatura chi ha governato non può che essere investito dall’insoddisfazione e dalla delusione degli elettori, anche quando e se (e non sempre accade) ha fatto il massimo possibile. Nessun governatore, quale che sia il suo bilancio, potrà sottrarsi alla scontentezza dei cittadini le cui opinioni, piaccia o no, non si formano e non si formeranno mai sull’attività, i risultati e gli sforzi di chi ha governato, ma sul soddisfacimento dei propri bisogni e sul paragone tra la propria vita e quella delle punte medio-alte della vita italiana ed europea.

TRE. Per questo il Pendolo è stato infallibile. Ha funzionato e funziona perché ad ogni fine legislatura perfino lo schieramento che ha espresso il Governatore uscente è autoconvinto del proprio fallimento non avendo risolto e/o cancellato le criticità con cui i calabresi convivono. Mescolando possibile e necessario fino a farli coincidere il bilancio diventa drasticamente negativo. La stessa saldatura tra possibile e necessario viene condotta dallo schieramento avversario che ha buon gioco a elencare i bisogni insoddisfatti (compresi quelli che non dipendono dalla responsabilità dello schieramento che ha governato). Il fenomeno investe anche altre Regioni meridionali ma è più marcato in Calabria dove è insopportabile il divario tra cosa serve e cosa c’è. Significativo, poi, che il Pendolo non si lasci imbrogliare dal cambio eventuale del candidato-presidente. Chiaravalloti fece posto ad Abramo e Scopelliti idem (per complicate vicende venne scelta Wanda Ferro). Ma né Abramo né la Ferro la spuntarono. Del resto se uno schieramento (sia di Cdx o di Csx) non ripropone l’uscente in realtà dà un giudizio negativo sul suo operato. L’elettore, quindi, dovrebbe dar fiducia a un candidato scelto da uno schieramento che ha già riconosciuto di avere sbagliato in precedenza. Insomma non basta cambiare se lo schieramento viene percepito o addirittura riconosce la responsabilità di un disastro. E’ un paradosso ineliminabile: l’uscente indebolito avrà difficoltà a vincere, ma se viene sostituito da un candidato del suo stesso schieramento la sconfitta è certa e diventa ancor più pesante.

QUATTRO. Giochi fatti, quindi, in Calabria? Forse. Ma non è detto perché rispetto al passato ci sono elementi inediti che non sappiamo come e quanto peseranno. Guardando alle ultime amministrative lo scontro, anche questa volta, sarà tra Cdx e Csx. Ma il dato inedito è che i due schieramenti storici appaiono entrambi molto infragiliti e la ricomposizione dei vecchi schieramenti avrà molte difficoltà. Il M5s, al di là della propria resistenza tattica, pare privo di futuro. Ha perduto in Italia, appare subalterno al Salvinismo, è senza ruolo in Europa. La crisi che ha fatto implodere i partiti storici dopo decenni s’è scaraventata addosso ai 5* in una manciata di mesi. Perché dovrebbe recuperare? E però il M5s può molto indebolire il Csx spingendo l’astensione e/o cedendo elettori verso la destra leghista.

Ma il Cdx non nuota in acque più tranquille. La prima volta, dopo 20 anni, lo schieramento che avverserà gli uscenti invece di essere pimpante, appare incerto e confuso.  Il traino immigrazione della Lega perde potenza nel voto amministrativo (la vittoria del Cdx in Piemonte ha il segno specifico della tav e c’entra poco con l’immigrazione). Soprattutto nel Cdx operano le spinte disgregative che si affacciano potenti nei momenti di crisi quando la prospettiva si annebbia. Lega, Fi e FdI (probabilmente) saranno uniti in Calabria. Ma il vecchio Cdx del “tutti per uno e uno per tutti” non esiste più: al suo interno convivono futuri divergenti. Fi voterà veramente un candidato di FdI (Wanda Ferro?) che lavora alla sua distruzione? E i Fdi voterebbero il sindaco di Cosenza di quella Fi di cui vogliono fare un solo boccone? Sarà problematico.

Insomma, Cdx e Csx saranno protagonisti dello scontro. Ma protagonisti deboli, contestati, insidiati. Anche se non fino a rendere probabile il successo di un terzo incomodo. E’ alta la probabilità che uno dei due schieramenti tradizionali vinca, anche violando la regola del Pendolo perché la frantumazione, diffusa e insidiosa, favorirà il più forte in partenza che, questa volta, potrebbe essere chi già occupa e controlla la casella più importante.