Lettera a Carola. Noi che impauriti dai ladri di notte diamo le chiavi dell’ovile ai lupi

Lettera a Carola. Noi che impauriti dai ladri di notte diamo le chiavi dell’ovile ai lupi

carola

Ti scrivo questa lettera per ringraziarti, per ricordare a ciò che rimane di me stesso che ancora una parte di me si indigna ed è umana, ti scrivo questa lettera come passepartout per il domani, affinché quando questo buio sarà finito nessuno potrà mescolarmi, confondermi, con chi ti ha urlato ieri notte “puttana”; perché io mai ti ho augurato la morte,  io mai ho gioito nel vederti andare via in catene.

È cosi confuso questo tempo, denso d’odio e di rancore, si prega contriti davanti ad un tabernacolo, ci si cosparge di cenere il capo, si usano le corone del rosario come spade insanguinate per colpire i deboli ed il popolo di Dio è ancora pronto ad organizzare nella notte processi, come al Cristo, che ha offerto il suo Corpo per il bene.

Cara Carola, dolcissima amica, sorella, viandante disperata tra i flutti di un mare di morte, perdonami, perdonaci, perché quel gruppo di ciarpame e di rottami non rappresenta il grande cuore del mio paese,  non tutti i senatori della Repubblica, la mia amata Repubblica nata dal sangue della Resistenza, non tutti gli abitanti di quell’isola di vita e d’accoglienza che è Lampedusa ti avrebbero mandato dal boia, avrebbero voluto vedere la tua testa infilzata su una picca.

Sto provando a capire, ad orientarmi, a scoprire l’inizio di questa matassa per cercare di leggere tra le righe, per cercare di comprendere come siamo arrivati a questo punto e quanto odio ancora dovrà essere disperso prima di comprendere che 49 disgraziati non sono una minaccia, non sono il male: da dove viene questa paura? Ci hanno reso ebeti storditi, temiamo il ladro nella notte ma lasciamo le chiavi del nostro gregge a lupi famelici ed assassini.

Non capiamo più la differenza tra il bene ed il male, crediamo, cialtroni pigri, seduti sulle nostra poltrone di pelle davanti al pc di ultima generazione che “l’immigrazione, piaga purulenta, è stata debellata” anche se centinaia di poveri Cristi sbarcano ancora e ancora sulle loro imbarcazioni bucate e rattoppate.

Ci hanno abituato, ci hanno fatto credere che è questo il nemico, che  Abdul di 12 anni  e Samir  di 5 mesi sono il virus più devastante che c’è, ci hanno tolto la possibilità d’amare, ci hanno fatto credere che i nuovi fascisti del XXI secolo, topi che escono dalle loro tane nella notte siano le sentinelle delle nostre tradizioni, la nostra salvezza, la salvaguardia al nostro DNA italico affinché non si confonda, non si sporchi, con questo ammasso umano di disgraziati  venuti come Ulisse vestito di stracci da oltremare.

Provate a fermarvi, se potete, provate ad ascoltarvi, magari quando rispondete Amen al prete di turno che vi offre sul piattino dorato il corpo e il sangue di Cristo la domenica mattina; provate ad odiarvi, a disprezzarvi, ad urlare a voi stessi quando recitate l’Ave Maria che forse altre madri stanno perdendo il loro figlio sulla croce; voi non siete questo, siete solo il prodotto di un’epoca sbagliata figlia dell’apparire, io lo so, o almeno ci spero: Restare umani è ancora possibile, è il mio comandamento essenziale!