L'ANALISI. Il Conte-2, i Cinque Stelle e le Regionali in Calabria

L'ANALISI. Il Conte-2, i Cinque Stelle e le Regionali in Calabria

grillin

UNO. Quanti fin dal primo istante della crisi hanno pronosticato un nuovo governo e niente elezioni anticipate non hanno esibito una virtù divinatoria ma un ragionamento politico elementare: con le elezioni i 5* sarebbero strategicamente scomparsi. Un po’ di loro sarebbero tornati in Parlamento, certo. Ma solo un lumicino verso il buio rispetto al boom del 2013 e del 2018. L’ha capito lucidamente e subito Grillo (che lo sospettava da tempo). Se n’è accorto e convinto Conte. E’ stato ingoiato con sofferenza da Di Maio e Casaleggio. Non l’ha accettato (per questo, scrive un giornale, ha un grande avvenire "alle spalle") Di Battista. Ecco perché, nonostante tira e molla e sceneggiate, i saliscendi mozzafiato della trattativa hanno impressionato solo gli ingenui. Del resto, l’analisi politica ha sempre un fondo di razionalità (e accetta perfino una possibile sconfitta per l’irrompere di cretini e incapaci)Ma la materialità dei processi, al netto di cretini e incapaci, alla fine impone, piaccia o no, la propria strada.
DUE. Ora il Governo c’è. E bisogna intanto domandarsi quanto durerà. La valutazione corretta, e sparagnina, è: fino all’elezione del nuovo presidente della Repubblica (2022). Ma è più probabile che arrivi a fine legislatura. Queste le previsioni a cui spingono le stesse ragioni da cui è nato il Governo.
Il recupero di credibilità dei 5* (che in ogni caso difficilmente conoscerà gli antichi splendori) ma anche l’alleggerimento del rischio del Pd, hanno bisogno di tempo. Ed hanno soprattutto bisogno di risultati positivi che riescano a convincere la maggioranza del paese. I grillini dalle politiche (‘18) a oggi hanno scelto una duplice contrapposizione: contro la Lega alleata-avversaria, e contro il Pd (preferibilmente di Renzi) avversario-nemico assoluto. La strategia prevedeva una lievitazione crescente e lo sbocco elettorale al maturare della maggioranza assoluta del M5s (da qui il dogma: alleanze con nessuno). Ma è andata in un altro modo. La lievitazione ha funzionato per la Lega e la destra estreme a cui i 5* hanno via via ceduto i voti sottratti in precedenza alla sinistra a partire dal 2013 (reazione al governo Monti e al Pd di Bersani).
TRE. Ora per rimettere le cose a posto, tempo a parte, serve una strategia fondata sui problemi reali del paese la cui difficoltà centrale e fondamentale è (chiedo scusa per la semplificazione quasi illecita), la mancata crescita. Cioè l’incapacità di creare condizioni perché si affermino le forze necessarie a modernizzare il paese fino a creare le risorse per soddisfare i bisogni dei suoi (di tutti i suoi) cittadini, abbassando insieme il nostro gigantesco debito. Solo se verranno rapidamente avvertiti i segni di questo processo sarà possibile recupero e crescita del consenso. In questo quadro, e non lo sottolineo per fatto personale, tra le principali questioni da affrontare, forse quella centrale, c’è il Mezzogiorno. Non si esce: senza il rilancio del Sud l’Italia resta bloccata e continuerà ad affossarsi tra arretratezza e appesantimenti alimentando paure, egoismi, chiusure, razzismo e barbarie.
QUATTRO. Solo cretini e incapaci (l’anomalia della razionalità politica) possono immaginare che sarà facile. Col Governo giallo-verde, il Conte 1, il M5s ha rischiato la scomparsa. Col giallo-rosso, il Conte 2, rischia la scomparsa anche il Pd. Non c’è più spazio per errori e/o furbizie. Le ragioni del processo materiale spingono per un Governo che affronti e risolva i problemi. Ecco perché serve “vision” strategica. Non sarà facile perché la visione strategica entra quasi sempre in conflitto col le ragioni del potere di parte o con suoi pezzi decisivi. Ma i due partiti, per salvarsi, non si potranno sottrarre anche quando saranno costretti a modificare punti significativi della propria tradizione e prassi politiche.
CINQUE. Faccio solo un esempio. Un governo che ha di fronte una situazione da far tremare i polsi, e deve innescare un meccanismo di lievitazione permanente del consenso, può regalare punti all’avversario pur di non modificare quel che ha fatto fino ad oggi? Tra poco si voterà in Umbria, poi in Emilia e Romagna, Toscana e Calabria. Il Cdx, non solo Salvini, le vuole tutte nel proprio carniere. Salvini, ma anche la Meloni e perfino Berlusconi, puntano a far lì cappotto per dimostrare di avere dalla propria parte la maggioranza degli italiani. Salvini ha un progetto ancor più ambizioso: raggruppare con Emilia e Toscana tutto il Nord sotto il Cdx e zittire i malpancisti della Lega preparando un eventuale piano B, quello previsto dall’articolo 1 del suo partito. Sono punti politici strategici: interessano i 5* e il Pd?
Il M5s in tutte quelle Regioni ha avuto rapporti tesi e conflittuali col Pd che le governa. Quindi il M5s si disinteresserà? In Calabria, dove c’è la situazione che conosco meglio, una parlamentare europea e una nazionale del M5s si sono già pronunciate (certo, alcuni giorni fa) per difendere l’autonomia dei 5* da contaminazioni. E’ vero che il modo in cui è stata avviata in Calabria la vicenda Regione complica il quadro. Ci sono stati molti strumentalismi connessi alle questioni interne dei gruppi che formano il Pd rispetto a cui, ed a ragione, il M5* si tiene lontano; anche perché francamente non è facile capire le ragioni del dibattito che affligge il Pd della Calabria. Ma il M5s, anche se alle Regionali non ha avuto mai significative affermazioni, può voltarsi dall’altra parte anziché chiedere conto dato che da ora in avanti quel che accadrà nell’area giallo-rossa avvantaggerà o penalizzerà sia i 5* che il Pd?