SUD. L’articolo di Sales, la Cassa del Mezzogiorno e le occasioni perdute dal regionalismo

SUD. L’articolo di Sales, la Cassa del Mezzogiorno e le occasioni perdute dal regionalismo

CdM

Caro Aldo, ho letto con estremo interesse l’articolo di Isaia Sales da te pubblicato su Zoomsud. L’autore, che abbiamo conosciuto e apprezzato come sottosegretario al Tesoro del Governo Prodi, è persona di indubbio spessore politico e culturale, uno studioso delle dinamiche economiche e sociali del Mezzogiorno. La sua pregevole analisi, nella parte in cui illustra il trentennio d’oro 1945/1975 con il Pil del Sud che cresceva in più del Nord, manca però di una ricostruzione più puntuale, ossia non fa cenno allo strumento che lo Stato aveva messo in campo per raggiungere quei risultati inaspettati. La Cassa per il Mezzogiorno che fu una felice intuizione del grande meridionalista Pasquale Saraceno e fatta propria del VI governo De Gasperi stanziando 100 miliardi di lire all’anno per 10 anni, poi diventati 12. Nel 1984 fu soppressa per la degenerazione di cui dirò a breve.

Per ragioni professionali, mi sto imbattendo da alcuni anni con le opere realizzate in Calabria dalla Cassa per il Mezzogiorno. Grazie alla collaborazione di chi ha vissuto sul campo quegli anni, ho avviato puntuale ricostruzione cartacea e sul campo.

Dighe e acquedotti, strade, ospedali, industrie di trasformazione, bonifiche agrarie, investimenti su cui in quegli anni, si dava conto all’opinione pubblica. Grandi opere, oggi irrealizzabili, che hanno portato lavoro, civiltà e benessere. Generazioni di ingegneri, geologi, imprenditori, operai che insieme e grazie ad uno Stato molto presente, hanno cambiato il volto del Mezzogiorno.

Quella generazione ha lasciato alla nostra (la mia e la tua), una grande eredità che non siamo più in grado di preservare e trasferire alle nuove generazioni, ai nostri figli e ai nostri nipoti. La prima grande esperienza della Casmez ha formato un capitale sociale sciupato nei decenni successivi da una politica dozzinale, predatoria, clientelare e irresponsabile cresciuta nelle Regioni e nei partiti politici.

In un bel libro di Luigi Scoppola Iacopini (Laterza Editori) dal titolo “La Cassa per il Mezzogiorno e la politica 1950-1986” viene ricostruito in modo puntuale il rapporto tra la Casmez e la politica.

All’inizio era struttura tecnica snella ed efficace, all’avanguardia per quei tempi e mutuata dai modelli statunitensi del New Deal; nei decenni successivi venne snaturata dalla mala politica che man mano emergeva con le nascenti Regioni a statuto ordinario. Tutte le opere realizzate vennero trasferite alle Regioni per la gestione. Ogni Regione ha seguito una propria strada, non sempre quella maestra; basta guardare cosa hanno fatto in Puglia, in Basilicata, in Campania, in Sardegna, in Sicilia.

La Calabria, oggi è opinione diffusa, è rimasta ferma al palo. Altre Regioni hanno messo in campo strumenti finanziari, normativi e di gestione efficaci che fanno il paio alla Calabria con i centri di potere su cui si sono costruite folgoranti carriere politiche. E’ inutile dire che si è persa, ancora una volta, una grande occasione. Ci sono studi autorevoli che indicano nella manutenzione straordinaria del grande patrimonio infrastrutturale, ambientale e naturalistico presente al Sud la leva sui cui creare sviluppo e nuovi posti di lavoro. Un miliardo di euro nel settore della manutenzione genera 400.000 posti di lavoro e risolverebbe vere emergenze come la depuratore, l’idrico e i rifiuti. Da decenni se ne parla, ma in giro non vedo un altro De Gasperi o Saraceno capace di tracciare la strada e individuare lo strumento per attuare una politica di tal genere.

*giornalista