L’INTERVENTO. Lettera aperta a Nicola Zingaretti

L’INTERVENTO. Lettera aperta a Nicola Zingaretti

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E’ sicuramente un gesto meritorio che il segretario nazionale del Pd a pochi giorni da una pesante sconfitta elettorale torni in Calabria per comprendere e affrontare lo stato delle cose di una Sinistra nana e balbettante che per incapacità di classi dirigenti logorate dal potere non hanno per l’ennesima volta saputo difendere il governo regionale, venendo clamorosamente bocciate nelle urne e lasciando a molto elettorato di riferimento soltanto il dissenso astensionista. 

Decisioni calate dall’alto giunte all’ultimo istante hanno disintegrato lo schieramento, scegliendo alla fine il candidato meno adatto dopo aver instaurato un braccio di ferro con le federazioni provinciali ribelli. Molte responsabilità gravano sul governatore uscente, Mario Oliverio, che assediato da inchieste giudiziarie ancora in corso di accertamento e con eccesso di giustizialismo mediatico è stato indotto all’errore di una difesa personale della sua azione politica che ha sbriciolato l’elettorato di riferimento deluso da un’azione di governo mai diventata momento di svolta.

Seppur tardiva, giunge finalmente l’autocritica del commissario regionale del Pd, Stefano Graziano, che annunciando la sua conferenza stampa odierna a Catanzaro ha dichiarato: “A fronte di un astensione così diffusa il Pd ha l'obbligo di interrogarsi e intercettare quanti sono ormai completamente disillusi dalla politica”.

E’ proprio così. In tanti siamo disillusi e mortificati dai gruppi dirigenti della sinistra. Da troppo tempo non c’è ascolto e interesse a coinvolgere nuove militanze perseverando nella gestione di reti di consenso mobile che spesso sono sfociante nell’affarismo teso all’arricchimento personale di quei dirigenti di lungo corso che nel corso di un trentennio osserviamo hanno completamente modificato tenore di vita. Non temo passare per nostalgico ricordare a me stesso che il segretario del Pci Natta come auto personale possedeva una Fiat 850.

Devo purtroppo, farle notare, che dopo la sua elezione a segretario, le scrissi una mail molto accorata in cui le testimoniavo di averla sostenuto con convinzione apprezzando la sua proposta e per questo motivo mettevo a disposizione del suo Pd il mio impegno e le mia esperienza per aver diretto tre quotidiani meridionali ed essere un manager di cinema pubblico. Nonostante le avessi fornito i miei recapiti personali ho ricevuto solo una mail di risposta dal suo staff che recitava: “Grazie per la bellissima lettera di sostegno. A presto.”.

Quel presto non si è mai manifestato. Nessuno mi ha mai cercato. In quanti siamo stati trattati allo stesso modo? Non è la mia vicenda personale che è importante ma quella collettiva di un popolo ignorato e considerato solo per le relazioni corte legate ai destini personali di gruppi dirigenti.

Si faccia tesoro dell’analisi del voto fatta dal seminario di sociologi e professori che da oltre un trentennio viene realizzata dall’Università della Calabria e che ha indicato ancora una volta l’incapacità a rappresentare nel voto una scelta politica restando sempre ancorato al voto di rancore che alimenta quel pendolo che mai ha confermato in Calabria un governo uscente.

Dall’analisi emerge che il voto ha premiato il giovane consigliere Irto a Reggio Calabria con un numero molto alto di preferenze. Si spera che una rappresentativa personalità del Pd che è il primo partito della regione sappia meglio agire dei suoi predecessori. Di rilievo, il fatto che il centrosinistra abbia prevalso nei comuni piccoli e poveri dell’aree interne assediate della globalizzazione. Sono quei territori dove di solito si afferma la Lega e la destra sovranista.

Non  si trascuri quelle zone calabresi per consistenza numerica. Lo scrittore Franco Arminio ha annunciato da tempo che con il ministro Provenzano visiterà le aree interne del Mezzogiorno. Provenzano con il suo collega Boccia intende trasformare la strategia di investimenti pubblici per l’entroterra italiano in uno strumento di rigenerazione sociale. Sarebbe un ottimo punto di svolta per il governo Conte e per i paesini calabresi senza futuro.

Ben diversa è la questione dei centri urbani e delle coste che hanno rivolto il loro consenso al centrodestra di Jole Santelli ben intenzionata a interrompere l’alternante pendolo delle regionali.

Oggi ci aspettiamo da lei segnali forti di cambiamento. Da lei che ha annunciato con lessico togliattiano un “partito nuovo” ci aspettiamo che il suo discorso di Catanzaro abbia toni da svolta reale. La costruzione dell’unità avrebbe vantaggio se si costituisse alla Regione un gruppo unico dalle tre liste che si sono presentate alle elezioni in modo da far germogliare un’opposizione non consociativa capace di controllo e di proposta costruttiva.

Si sappia garantire anche diritto di tribuna agli elettori Cinque stelle e del civismo di Tansi rimasti fuori dall’assemblea con le loro urgenti istanze. Processo complesso e difficile ma necessario. Come quello di coinvolgere i movimenti calabresi, a partire da quello delle Sardine che in nome di giuste radicalità dettate da comprensibili diffidenze nei confronti dei quartieri generali della Sinistra hanno azzoppato non poco l’effetto allargamento che lei per primo ha denotato con un ringraziamento pubblico per la vittoria di Bonaccini in Emilia Romagna.

Segretario Zingaretti, oggi a Catanzaro ricordi le parole del poeta che anche lei hai letto da giovane: “Non rinchiuderti, Partito, nelle tue stanze. Resta amico dei ragazzi di strada”.