L’INTERVENTO. E D’Alema rilancia “Il pugno del Partito” (con la P maiuscola)

L’INTERVENTO. E D’Alema rilancia “Il pugno del Partito” (con la P maiuscola)

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Come dargli torto? "L'unica alternativa al cesarismo è la costruzione di soggetti politici forti, con una forte disciplina interna, di avanguardie organizzate. Oggi in Italia l'alternativa all'uomo forte è avere un partito forte”. Così Massimo D'Alema, intervenuto giorni fa (il 13 febbraio per la precisione) ad un seminario di Articolo 1, che si è svolto a Palazzo San Macuto a Roma, sul quale circola su You tube un interessante video di appena 13 minuti che molti dovrebbero vedere.

D’Alema è sempre D’Alema, nonostante i suoi 71 anni. Suscita antipatie e simpatie, come è normale che sia, ma si dovrebbe vedere sempre il merito delle cose che dice, senza retro pensieri o pregiudizi di sorta. E anche questa volta provocherà discussioni e dibattito.

Il primo punto nell'agenda della sinistra – per D’Alema - deve essere quello di "ricostruire un partito, organizzato, di iscritti che considerino essere iscritti un onore e che paghino una quota proporzionale al loro reddito". Non un partito che cede sovranità, ma che anzi "recuperi sovranità e trasmetta una sensazione di forza anche intorno a sé. Questa è la condizione perché un partito sia aperto". D'Alema prova a "volgarizzare" un articolo sul Corriere della Sera scritto tempo fa da Massimo Bray: "Non dite che volete aprire il partito perché se la gente vede cosa c’è dentro scappa via”.

L’ex presidente del Consiglio ricorda come "il partito non ideologico sia stato un disarmo unilaterale della sinistra". Infatti "le sardine hanno messo in campo una risposta ideologica alla destra che ha mobilitato un elettorato che non si sarebbe mosso in difesa del buon governo. È l'appello ideologico che porta al voto". E per salvare le sardine dai tonni ci vogliono gli squali: cioè i partiti.

Eppoi la sinistra deve recuperare "una cultura critica del capitalismo, che non significa volerlo rovesciare, ma nel senso dell'uguaglianza e della difesa del pianeta, questo è il fondamento di una sinistra moderna che va declinato in senso riformista". Questa è dunque "la condizione per aprirsi alla società, altrimenti cosa le vai a dire?".

Nel raccontare un vecchio aneddoto D'Alema spiega come l'Italia "abbia disperatamente bisogno del 'pugno del partito'. Ci sarà' bufera e bisogna che ci sia un partito forte. Tanto tempo fa Bruno Visentini andò da D’Alema quando Repubblica titolò a tutta pagina ‘’il pugno del partito’’ per ironizzare e anzi deprecare proprio su D’Alema. Visentini, vecchio repubblicano e uomo dello Stato, plaudì invece all’idea di un partito forte e gli chiese addirittura la tessera del partito (era il Pds, l’erede primo del PCI). ‘’Non e’ il caso – gli disse clamorosamente D’Alema – resti fuori e ci aiuti da fuori ma sappia che c’è un partito forte’’.

Il pugno del partito (per la storia e gli immemori) fu questo: Eugenio Scalfari, all'epoca direttore de "La Repubblica", aveva infatti così titolato, nel 1994, all'indomani dell'elezione, al Comitato Centrale del PDS, di D'Alema segretario, che sconfisse Walter Veltroni.

  Vent'anni fa aveva dunque, forse, un senso dire 'basta con il partito delle tessere'. Oggi questa frase non ha più senso, bisogna ricominciare a stampare le tessere. Di tutti i partiti.