IL CORSIVO. La politica, il virus, l'infodemia, gli avvoltoi

IL CORSIVO. La politica, il virus, l'infodemia, gli avvoltoi

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Ci sono momenti in cui la politica deve avere il prestigio l’autorevolezza e la forza per fare un radicale passo indietro.

Il Corona virus è uno di questi casi.

La politica deve soltanto e semplicemente decidere di affidare l’intera gestione dei problemi da affrontare agli esperti e ai tecnici consentendo loro di farlo attraverso valutazioni e decisioni tecniche derivate soltanto dalle conclusioni oggettive dei loro studi, delle loro ricerche, della comunità scientifica. E deve preoccuparsi di eliminare gli ostacoli che le nostre autorità sanitarie potrebbero incontrare nello svolgimento del compito.

Chi deve entrare e uscire dal paese, con quali modalità, quali sono i luoghi affollati da vietare o consentire, come procedere nella individuazione dei pericoli, non tocca stabilirlo al governo o al ministro della Sanità o, peggio ancora, ai capi di partito o di correnti di partito. Insopportabile è poi che attorno a questi temi s'intrufoli la politica che cerca visibilità. Siamo in un momento in cui non bisogna avere e misurare le proprie opinioni ma in cui seguire indicazioni tecniche e scientifiche.

Al capo del governo, al governo, al ministro della Sanità spetta decidere che a decidere siano gli altri. E a controllare che le cose vadano veramente così.

E la politica ha il compito di mettere gli altri, a cui affida il compito di proteggerci, cioè la comunità scientifica e le sue strutture riconosciute e autorizzate, nelle condizioni di poter operare sulla base delle proprie valutazioni scientifiche mettendo in campo le strategie che discendono da scienza e competenze, senza interferenze, cedimenti o suggestioni di altro tipo.

Anche l’informazione ha un compito che stenta ad assolvere. Sembra essersi scatenata una guerra feroce a chi fa più pagine e resiste per un numero più alto di ore su televisioni e giornali online a parlare del virus. Serve invece un’informazione equilibrata e intelligente che non crei panico ma che sia capace di irrobustire comportamenti corretti, che sono i comportamenti fissati e chiesti dagli esperti. Ha fatto bene l'Organnizzazione Mondiale della Sanità a denunciare in queste ore l'esplosione di una vera e propria "infodemia", cioè un'abbondanza di "informazioni, alcune accurate altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili quando ne hanno bisogno".

Il tentativo già affiorato da parte di personaggi politici, non soltanto di seconda o terza fila, di utilizzare il corona virus come occasione di visibilità è ignobile. Chiedere le dimissioni del Governo, alimentare le paure che rischiano di innescare nei cittadini comportamenti sbagliati e pericolosi, è di una gravità inaudita. La sanità italiana, la nostra scienza e la nostra medicina, sono in grado di affrontare quanto sta accadendo con la competenza necessaria a ridurre i danni al più basso livello possibile.

Il presidente del Veneto Zaia, e quello della Lombardia Fontana, per esempio, si sono fin qui mossi, anche nelle proprie dichiarazioni, in modo lucido e positivo, attraverso una interlocuzione costante col ministro della Salute e il Capo della Protezione civile italiana, Borrelli. Sarebbe un fatto positivo se anche altri esponenti autorevolissimi della loro parte e del loro schieramento politico, si comportassero come lui anziché volare come avvoltoi sopra le difficoltà che il corona virus crea e potrebbe ancor di più creare all’Italia e al resto del mondo.