L’INTERVENTO. Coronavirus, le soluzioni eccezionali

L’INTERVENTO. Coronavirus, le soluzioni eccezionali

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Può un’emergenza sanitaria imporre delle soluzioni politiche eccezionali? Michele Prospero, grande filosofo e giurista, si pone la domanda e dà la risposta: la soluzione ventilata in questi giorni dal governo inglese, di perseguire nell’onda dell’effetto gregge lasciando al virus di operare come la mano invisibile che genera una selezione naturale dei corpi, comporta il rischio concreto del bene della vita per circa 400mila persone. Si tratta di una autentica “brexit” ed autorizza quindi a ricercare altre forme alternative di sovranità.

Che lo Stato assuma il tema della salute come suo compito fondamentale, e decreti di conseguenza misure fuori dell’ordinario per reagire ad una minaccia reale alla vita, è quindi comprensibile proprio nell’ottica della sovranità politica. Al di là della forma di governo, la difesa della vita è una condizione irrinunciabile che si impone per ogni tipologia di Stato. Il modello cinese, in tal senso, va valutato per l’efficacia della risposta offerta alla questione della conservazione della vita e non sulla base di un giudizio ideologico sul regime comunista.   Stando ai fatti, e non ai valori soggettivi che poco contano nell’analisi politica, emergono due modelli nella risposta degli Stati alla emergenza corona virus. Quello cinese stabilisce la sovranità della politica sull’economia e sospende i traffici di mercato sopportando nell’immediato gli elevati costi finanziari della chiusura di ogni attività produttiva e commerciale. Non c’è, per il potere cinese, un ordine del capitale, è lo Stato che lo istituisce e lo sospende con un atto discrezionale della sovranità di partito che perderebbe legittimazione se soccombesse nella guerra contro la malattia.

  Anche nel calcio la proprietà cinese dell’Inter ha sfidato il “pagliaccio” della Lega che violava e viola ancora la salute in nome del business che in tempi di malattia esigeva spalti pieni per vendere il prodotto televisivo.

   Nelle opzioni specifiche del governo italiano la componente di centro-sinistra è riuscita ad imporre ad un alleato no-vax la precedenza del bene primario della vita che autorizza momentanee limitazioni di altre libertà fondamentali.

Interviene qui, in presenza di una tangibile minaccia di contagio che incombe sulla vita dell’altro, il profilo dell’azione individuale che giustifica una assunzione di responsabilità eccezionali da parte del pubblico potere. Si tratta però di un territorio minato e non a caso l’esecutivo scambia spesso legge e consiglio, raccomandazioni e divieti muniti di sanzionabilità.

Quello che della Cina non andava imitato, proprio per la specificità del nostro Stato costituzionale di diritto, è però il rinvio della seduta dell’Assemblea del popolo. La clausura del nostro Parlamento è un precedente molto pericoloso in una democrazia liberale.

Infine: per la sinistra l’emergenza deve essere l’occasione per il definitivo abbandono del paradigma liberista adottato sin dagli anni ’90 (privatizzazione, cogestione pubblico-privato dei diritti di cittadinanza, federalismo e riforma del titolo quinto con indebolimento dell’amministrazione pubblica).

Quando negli anni ’90 la Confindustria suonò la carica contro lo Stato gestore invocando “tagli strutturali” nel sistema sanitario non ha trovato le resistenze politiche necessarie. La cosiddetta modernizzazione oggi presenta però i conti con il disastro di un paese che dispone di appena 5 mila posti in rianimazione (contro i 30 mila della Germania) e incredibili situazioni di precarietà nel personale medico. A nord come a sud.

Quello che a distanza resiste è l’introduzione, voluta dal Pci negli anni ’70, del servizio sanitario nazionale a base universalistica (certo, copre anche gli evasori che lo demoliscono in radice), una grande riforma che consente di apprezzare la diversità strutturale tra l’Italia e gli Usa (dove un tampone costa fino a 3 mila dollari). Dimenticare la seconda repubblica liberista è la condizione per ricostruire radici democratiche.