CORSIVI. 25 aprile, Reggio e la nuova destra

CORSIVI. 25 aprile, Reggio e la nuova destra

italo

Il 25 aprile è tornato adessere un evento politico e in Calabria ed a Reggio si e’ colorato di un fatto orribile e disgustoso con la devastazione della Fondazione che porta il nome di Italo Falcomatà, il grande sindaco della rinascita.

  E’ bene che dopo l’esperienza che ha portato il sottoscritto a una forte emozione durante una telefonata col figlio Peppe sull’evento ci sia una riflessione vera e lunga, che va ben oltre Reggio. Troppo si sono tollerati i nuovi e i vecchi fascismi. Oggi l’alchimia della destra è profondamente alterata rispetto a quella di 80 ma anche di 25 anni fa. Il partito che fa da traino alla coalizione di centrodestra è quella Lega per “Salvini presidente” che mostra un profilo marcatamente affine a quello della destra più radicale. Come contenere la penetrazione di una destra dal volto apertamente illiberale è dunque un problema politico di primaria importanza. La novità di oggi è che la nuova destra, che incombe con una scarsa connotazione in termini di sensibilità liberale, tende a proporsi come un fenomeno mondiale, quindi non più una pura anomalia mediterranea.

  Scrive il prof.Michele Prospero: ‘’.L’impoverimento sociale ancor più approfondito dall’epidemia, e la presenza egemonica in molti paesi di destre che non condividono i patrimoni del costituzionalismo novecentesco, conferiscono un peso obiettivamente inedito alla minaccia della destra radicale. L’entità della sfida portata dalle formazioni estreme ad una democrazia in profonda crisi attribuisce un significato politico più ravvicinato all’antifascismo e al 25 aprile. La contesa per arginare le nuove destre che vorrebbero “Il Piave” al posto di Bella ciao non si può esaurire nella semplice tenuta del governo debole’’.

   Servirebbe un’opera di recupero di radici sociali, e soprattutto un lavoro di ricostruzione di soggetti politici di massa con un progetto di crescenti certezze democratiche e sociali. E qui però si avverte il buco nero, una mancanza che impone di abbandonare il reale per scivolare nel dover essere, con le impotenti invocazioni di un assente. Ma ciò di cui non si può parlare, si sa, (non) è un obbligo tacere.