PORTI. Corea Giappone Cina: unica piattaforma. Italia (da sola): un delirio di 22 piattaforme

PORTI. Corea Giappone Cina: unica piattaforma. Italia (da sola): un delirio di 22 piattaforme

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AIDA = Automazione Integrata Dogane Accise, sportello unico delle dogane: Ministero Economia e Finanze.
SISTRI = Sistema Informativo Tracciabilità Rifiuti, sportello unico rifiuti: Ministero Ambiente.
SIMPT = Sistema Informativo per il Monitoraggio e la Pianificazione dei Trasporti, sportello unico trasporti: Ministero Infrastrutture e Trasporti.
PMIS = Port Management Information System, sportello unico delle Capitanerie di Porto e della Guardia Costiera: Ministero Infrastrutture e Trasporti.
PIL= Piattaforma Integrata della Logistica, Gruppo Ferrovie dello Stato: Ministero Economia e Finanze e Ministero Infrastrutture e Trasporti.
PIC = Piattaforma Integrata della Circolazione, Gruppo Ferrovie dello Stato: Ministero Economia e Finanze e Ministero Infrastrutture e Trasporti.

Sono tutti sportelli unici telematici che agiscono nei porti italiani, per conto dello Stato Italiano. Sostanzialmente un operatore internazionale che deve lavorare in un porto italiano deve trattare con almeno 6 sportelli unici, cioè con 6 piattaforme telematiche. Se fosse un gioco sarebbe proprio bello: sportello unico moltiplicato per sei. Come dire: lucida follia, brivido caldo, silenzio assordante, attimo infinito, buio accecante.

I grandi sistemi portuali a livello mondiale si sono dotati di un Port Community System (PCS) cioè di un sistema telematico su cui convergono tutti i dati relativi a tutti i mezzi e le merci che circolano in un porto. Il PCS permette agli operatori portuali di lavorare solo in via elettronica con una sola piattaforma telematica, appunto il PCS. Tanti porti italiani non hanno messo mano alla unificazione telematica delle loro procedure, altri hanno fatto qualche applicativo e lo hanno definito PCS. Solo pochi hanno un PCS.

Per dare uno sguardo a livello mondiale si pensi che i porti di Los Angeles e di Long Beach, i più grandi porti americani, rispettivamente ai posti 17° e 20° della graduatoria mondiale hanno un PCS unificato. Attenzione stiamo parlando degli USA di Trump, della California di Regan, patria del massimo di liberalità, non del governo di Breznev. NEAL-NET è la rete che sta integrando le piattaforme telematiche di Giappone, Corea del Sud e Cina, non proprio Paesi con lo stesso assetto politico.

Citiamo solo due dati di performance conosciuti dalla comunità internazionale: il risparmio di tempo e di costo passando ad un documento elettronico è di circa il 40%; l’analisi di una lista di 5000 movimenti nel porto di Valencia è passata da 4 ore, prima che ci fosse un PCS, a circa 3 minuti, con il PCS.

Chi vuole può trovare in report internazionali, i contributi che i PCS forniscono alla competitività dei porti, i benefici che generano, gli obiettivi che permettono di raggiungere. Allo stesso modo sul web si possono reperire note e nomi di chi è contrario al PCS.

In Italia dovrebbero esserci almeno 16 piattaforme perché 16 sono i sistemi portuali italiani. Erano 15 ma i due governi gialloverde e giallorosso li hanno portati a 16, spaccando il sistema portuale della Calabria. Tra Giappone, Corea e Cina si unificano le piattaforme e in Italia si divide Reggio da Gioia.

Ricapitolando, nella migliore delle ipotesi, nei porti italiani si hanno: 6 sportelli unici e almeno 16 piattaforme. Ne segue che un operatore internazionale deve conoscere 22 piattaforme quando importa o esporta dall’Italia. Con 22 piattaforme presentiamo agli operatori un Paese disorganizzato, accozzaglia di microinteressi, di poltroncine e strapuntini, di polli di manzoniana memoria.

Eppure c’è stata un’altra era, qualche millennio addietro, cioè tra il 2015 ed il 2016, che un Paese di un’altra galassia - l’ITALIA- stava costruendo pochi sistemi portuali, 5 o 6, stava costruendo una piattaforma unica per tutti i porti e per tutti i ministeri. Una costruzione che avrebbe permesso a chiunque di usare una sola piattaforma, di confrontarsi con pochi sistemi portuali.

Questo tremendo periodo ha costretto tutto il Paese a rimboccarsi le maniche e a pedalare in salita. Le nozioni di fibra, velocità di download, piattaforma telematica, webinar, sono passate da gergo di pochi a parole di tutti.

In un momento così difficile per il Paese la Presidenza del Consiglio dovrebbe intraprendere con coraggio la strada delle semplificazioni telematiche per permettere al Paese di ridiventare protagonista europeo, di giocare le partite mondiali. È una strada per acquisire i grandi traffici internazionali che passano davanti nel Mediterraneo senza fermarsi. La Presidenza del Consiglio dovrebbe prendere l’iniziativa obbligando i vari Ministeri a sedersi allo stesso tavolo per decidere come presentare il Paese in forma unitaria.

Se ai politici mancano le conoscenze per capire i benefici che si ottengono con l’introduzione della telematica per l’unificazione delle procedure nei porti, per lo meno potrebbero guardare a come sono stati resilienti i cittadini italiani con l’uso della telematica, ed imparare da loro.

*Università di Reggio Calabria