FERROVIE/3. Dove c’è l’Alta velocità (quella vera) il Pil cresce (lo studio, i dati)

FERROVIE/3. Dove c’è l’Alta velocità (quella vera) il Pil cresce (lo studio, i dati)

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L’Alta Velocità vera a 300 km/h nel Sud è una svolta per il Paese. Potrebbe essere il punto di appoggio di Archimede che permette di sollevare il Paese dallo zero virgola qualcosa di incremento Pil annuo che lo inchioda al non-sviluppo.

È utile ripartire dalla nota conferenza della Ministra De Micheli in cui dice che sulle direttrici ferroviarie Battipaglia-Reggio e Battipaglia – Potenza –Taranto ha finanziato il progetto per realizzare l’Alta Velocità di Rete (AVR).

Tutti sanno che la definizione di AVR è piuttosto complessa. Infatti nella rete AVR sono comprese sia le linee AVAC (quindi 300 km/h), sia le linee tradizionali in cui si fanno interventi per portare la velocità a 200 km/h. Per differenza quindi le linee AVR, se non sono AVAC a 300 km/h, sono linee tradizionali portate a 200 km/h.

A Sud di Battipaglia non c’è nemmeno un metro di AVAC a 300 km/h, quindi dalle parole della Ministra segue che si aggiusteranno un poco le linee tradizionali e quindi sulla Reggio Roma si potrà avere un risparmio di non più di 20 minuti. Conclusione: con l’AVR (quella che il Governo vuol fare nel Sud) nessuna leva allo sviluppo del Pil si potrà innescare, perché i tempi dei collegamenti saranno praticamente identici ad oggi. Al contrario richiamiamo i benefici sul Pil che si sono avuti in Italia nelle città dove è stata realizzata una vera AV, cioè una linea da 300-350 km/h.

Per conoscere i benefici sul Pil di una ferrovia AV da 300 km/h, non usiamo ipotesi teoriche, ma solo dati reali tratti da quello che è accaduto nei 10 anni di Alta Velocità in Italia.

Citiamo la ricerca fatta dall’Università di Napoli, coordinatore il prof. Cascetta, i cui risultati principali sono stati riportati dal Sole24ore del 30 gennaio 2020. “Italia divisa in due: dove c’è la TAV il Pil cresce del 7-8% in più”. Firmato: Giorgio Santilli.

“Nelle regioni più ricche (con reddito pro capite sopra la media) le città dotate di stazione AV – si legge nell'articolo di Santilli - hanno visto crescere il Pil del 10% nel decennio 2008-2018 (è il dato provinciale) contro il 3% delle province che hanno una distanza superiore alle due ore da una stazione. Sette punti di differenza. Nelle regioni meno ricche le città con stazione AV sono cresciute dell’8% contro lo 0,4% dei capoluoghi distanti più di due ore. Oltre sette punti e mezzo di differenza”.

Emerge quindi in modo netto che nei territori con l’AV (300 km/h) il PIL cresce di 7 punti in più rispetto ai territori che ne sono privi, sia al Nord che al Sud. Quindi se l’AV a 300km/h venisse estesa al profondo Sud, si potrebbe attendere un incremento di 7 punti percentuali del Pil nella città raggiunte, o comunque in una fascia di distanza di 2 ore dalle stazioni AV.

Inoltre si sa che il costo per una AV LARG a 300 km/h, per i treni passeggeri,  non supera i 10 miliardi di euro, comprendendo nei 10 miliardi tutti i costi per attraversare l’Appennino.

Questi dati non implicano che bisogna realizzare l’Alta Velocità a 300 km/h nel Sud, ma obbligano a realizzare subito lo studio di fattibilità su questa base. Chiedono che la AV LARG venga messa sul tavolo senza posizioni preconcette, senza rigidità ideologiche, senza pregiudizi, con spirito libero. 

La possibilità di rilanciare il Paese facendo crescere il Sud è una grande occasione che va approfondita.

Nel profondo Sud non ci sono i grandi giornali nazionali e quindi la ragione dei 10 milioni di abitanti arriva flebile a Roma, ma arriva. Il problema non chiaro a Roma è che l’incremento del Pil nel Sud è una grande opportunità per tutto il Paese. Forse la più grande potenzialità di crescita del Pil che l’Italia può porre in campo.

In un momento di pericolosissima stagnazione connessa ai gravi fatti sanitari, con una potenzialità formidabile, anche per il turismo, che forniscono le regioni del Sud al Paese, bisogna subito lavorare al progetto di fattibilità considerando i 300 km/h.

*UNIRC