L’ANALISI. Perché Salvini ha voluto accaparrarsi il candidato sindaco di Reggio?

L’ANALISI. Perché Salvini ha voluto accaparrarsi il candidato sindaco di Reggio?

bossi salvini

UNO. Parto dalle notizie certe e ufficiali.
1) Il Csx a Reggio per sindaco ricandida l’uscente Falcomatà. Non si sa ancora con quale schieramento, né cosa faranno i 5s, né quante liste o coalizioni si schiereranno.

2) Nel Cdx Salvini, Meloni e Berlusconi con un incontro (telefonico) si sono divisi i candidati presidente e sindaco dei territori in cui si voterà. Per Reggio, il comune più importante, il candidato sindaco se l’è accaparrato la Lega Nord di Salvini dopo che la Meloni ha fatto capire che in Calabria (on. Ferro a parte) ha già dato e si ferma un giro. E le mitiche istanze territoriali? Le specificità da affrontare? Leaderini e notabili espressi dal territorio? Si arrangino. Chi vuol correre per sindaco ed è fuori casella o cambia partito e diventa leghista o niente.

Il quadro consente una prima conclusione: le elezioni a Reggio riproporranno lo scontro antico tra Cdx e Csx con l’aggiunta di qualche lista di testimonianza e/o di disturbo (tra le prime e le seconde c’è un abisso culturale ed etico incolmabile, ma l’effetto, purtroppo e piaccia o no, non cambia): da un lato Falcomatà dall’altro l’Investito di Salvini.

Torniamo alle notizie ufficiali. Dopo il vertice telefonico del Cdx è arrivato il comunicato sulla spartizione firmato da Salvini, Meloni e Berlusconi. Una novità: una volta si “spartiva”, eccome, ma il comune senso del pudore imponeva uno sforzo di fantasia per trovare una giustificazione politica e/o culturale. Non è più così. Il massimo del coraggio è l’on. Tajani che, a chi voleva far saltare Caldoro (Fi), ha ribattuto: “I nostri candidati li scegliamo noi”.

Quindi, Reggio va alla Lega Nord di Salvini, che s’è affrettato a far sapere che sceglierà tra cinque nomi già in suo possesso. In città c’è la gara a indovinarli. Ma a parte i nomi che è ovvio immaginare, nessuno ha letto la presunta lista. L’idea dei segretissimi cinque (se sono 5 e non 1 o 2) appare geniale. Tutti quelli che aspirano a candidarsi col Cdx sono certi di essere nella cinquina e si sentono già dentro.

DUE. Ma qual è l’obiettivo di Salvini? Perché s’è caricato la scelta del candidato sindaco di Reggio che è e resta, per i problemi che ha e per la sua travagliata storia, una città difficilissima e a rischio? (Quando scrissi con Licandro La città dolente scoprii che tutti gli ex sindaci viventi di Reggio, che erano parecchi, con la sola eccezione di Oreste Granillo, erano passati per un motivo o un altro da San Pietro, non la Chiesa).

Torno a Salvini. Per capire va tenuto conto che il leader del Carroccio è in discesa rispetto al consenso raggiunto nel recente passato. C’è chi sostiene che difficilmente risalirà prima che, da dentro la Lega, gli chiedano conto del tentativo (che ha e continua ad avere molti avversari) di conquistare l’Italia anziché, sempre più saldamente, il Nord. Questo insidioso indebolimento del leader del Carroccio dipende soprattutto dal fatto che la Lega a sud, pur crescendo in modo esponenziale, non è riuscita a sfondare. Ma senza il Sud, a partire dal 1948 nessuno è mai riuscito a governare l’Italia. Niente Sud niente Governo. Non è facile cancellare decenni d’insulti sanguinosi, né i forza Vesuvio e Forza Etna gridati contro i meridionali dai leghisti. Né rimuovere nel Mezzogiorno il convincimento che l’invenzione della “questione settentrionale”, imposta dalla Lega anche a importanti intellettuali e perfino a forze di sinistra, abbia gravemente danneggiato il Mezzogiorno bloccandone la crescita e l’emancipazione.

Rispetto a questi temi da una città come Reggio Salvini immagina di strappare un contributo decisivo. Reggio ha una forte caratterizzazione meridionale, una storia (basti pensare ai Moti di mezzo secolo fa) che nell’immaginario del paese si identifica con l’intero Mezzogiorno, più e oltre di altre città meridionali che pure hanno un peso culturale e politico maggiore.

TRE. Salvini calcola che la conquista di Reggio possa aiutarlo a cancellare o comunque sbiadire il passato ferocemente antimeridionale della storia in cui è cresciuto fino a diventarne leader. E’ questo il suo obiettivo primario e strategico. Se sceglie il candidato sindaco e perde, di contro, prende una botta. La sua battaglia è sganciata dai problemi della città. Certo se riesce a fare eleggere un sindaco leghista che risolve anche qualche problema cittadino, è per lui anche meglio. Ma non è il suo obiettivo primario. Lo dimostrano i suoi interventi mediatici che parlano molto al di là della città. Salvini assegna come obiettivo primario all’eventuale sindaco non un drastico miglioramento della condizione cittadina ma la realizzazione del Ponte. Il suo, ha tuonato, sarà “il sindaco del Ponte”. Soprattutto i reali interessi del capo leghista vengono dimostrati dal fatto che mentre ha strappato il candidato sindaco di Reggio e di altri centri meridionali ha avvertito la Meloni e Berlusconi che vuole in cambio altri vantaggi (quelli sì strategici e decisivi per il Nord). Copio il titolo del Corriere della Sera (23 giugno, pag 6): “Regionali, Salvini cede agli alleati: ma ora seguitemi sull’Autonomia”. L’Autonomia che pretende Salvini (ha consegnato alla Meloni e a B 4 pagine di appunti e spiegazioni di Zaia) è l’autonomia differenziata del Governatore Veneto, della Lombardia e altre Regioni del Nord: per regioni come la Calabria e città come Reggio sarebbe un disastro. Per parecchie generazioni future.