ELEZIONI. Nord e Sud: ecco chi lavora per spaccare il Paese

ELEZIONI. Nord e Sud: ecco chi lavora per spaccare il Paese

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Ora i giochi sono fatti. E a metà settembre arriverà un primo decisivo momento della verità sul futuro del paese coi risultati elettorali di un turno anomalo e strampalato che rischia di diventare decisivo. Ma procediamo con ordine.

Il lockdown non ha provocato ma soltanto rivelato all’Italia la debolezza di un paese la cui struttura unitaria è potentemente insidiata dal regionalismo federalista. Illuminiamo la situazione con le parole di Giovanni Toti, governatore della Liguria, politicamente a metà strada tra Fi e Lega: «La Conferenza delle Regioni ha dettato le linee guida e talvolta le ha imposte al Governo come un piccolo parlamento federale». Come dire: le Regioni sono già il primo potere del paese. E quindi: «Io credo che in questo momento – la gestione della pandemia in Italia - se non sappiamo utilizzare il valore che hanno dimostrato le nostre istituzioni locali, Comuni, Regioni, andiamo incontro a un periodo di declino». Che significa: non si può tornare indietro dalla gerarchia del potere svelata dal lockdown. Poi, la conclusione: «Sto diventando più federalista che autonomista dopo l'esperienza di cinque anni da presidente di Regione».

Ma il regionalismo federalista, anziché autonomista, non soltanto viola la Costituzione perché forza (nonostante sia già stata sgraffiata malamente dalla riforma del titolo quinto voluta dalla cultura della sinistra nell’illusione di togliere spazio e voti al leghismo di Bossi) ma modifica in modo sostanziale il rapporto tra il Sud e il Nord del paese. Bisogna prendere atto che la continuazione e l’amplificarsi delle attuali tendenze hanno un unico sbocco possibile: la rottura del paese o una modificazione sostanziale delle ragioni della sua unità. Si passerebbe da una situazione di fatto dell’esistenza di diversi diritti tra le due parti che compongono l’Italia alla presa d’atto che le parti che compongono il paese hanno formalmente diritti di quantità e qualità diversi.

Cosa c’entra tutto questo con le prossime elezioni?

C’entra perché il risultato elettorale piomberà sulla situazione politica attuale spingendola in avanti e legittimandola o, in qualche modo, contenendola. Sappiamo benissimo che l’intero sforzo elettorale e il segno del dibattito, peraltro confuso e frantumato al pari delle liste fiorite non come mille fiori ma come mille spine, ignorano queste questioni di fondo.

Ma il bottino vero dello scontro e del risultato elettorale sarà un diverso rapporto tra le diverse parti del paese specie a fronte della pioggia di mld conseguente al disastro pandemia. Mai come in questa occasione lo scontro si sta consumando ed è destinato a consumarsi tra i gruppi di potere del Nord e la debolezza del Sud. Mai come in questa occasione la testa pensante della strategia elettorale è insediata al Nord, non soltanto quello becero, ma anche quello più raffinato di grandi giornali d’opinione.

Certo, col voto si eleggeranno qualche Presidente di Regione (Pardon! qualche “Governatore”) e un po’ di sindaci di grandi e piccole città e comunità. A tutto questo si sommerà il probabile guasto dell’indebolimento democratico provocato dal referendum che taglia in modo lineare, quindi al buio, un po’ di parlamentari. Ma - soprattutto - con l’insieme dei voti si promuoverà o stopperà il tentativo dei Presidenti di Regione di diventare Governatori e basta.

Una trappola da cui non si può uscire data l’irresponsabilità (politica) dei 5s che sono interessati solo a rallentare il loro dissolvimento. Per non dire della torsione sovranista del Cdx, che condiziona perfino la sua componente liberale di Fi?

Difficile prevedere in questo momento come andrà a finire. Ma una cosa si può fare. Il Cdx sovranista per far passare questo progetto ha bisogno di molti Quisling e collaborazionisti al Sud. Se il Sud non ci sta il progetto non passa. Sia chiaro: è sbagliato e ingiusto far coincidere gli elettori meridionali di Cdx coi soldatini al servizio di una crescita del potere dei Governatori del Nord. Ma le tendenze e il meccanismo costruito è quello che è.

Il sistema per fare chiarezza c’è. Il punto centrale della strategia sovranista è far diventare legge in Italia il federalismo differenziato secondo le indicazioni del progetto sposato da Salvini e costruito dai Governatori del Veneto Zaia e della Lombardia Fontana, a cui non pare indifferente il Presidente dell’Emilia Bonaccini. Si sa tutto sull’argomento: si tratterebbe di promuovere uno spostamento massiccio di risorse da Sud a Nord con cifre da capogiro. Un impoverimento drastico delle nostre condizioni di vita col venir meno di decine e decine di miliardi (di euro).

I meridionali hanno il diritto di chiedere ai candidati presidenti della Campania e della Puglia, a chi vuol fare il sindaco di grandi città meridionali, come Napoli, Reggio, Crotone un impegno esplicito e solenne, da formalizzare e sancire prima del voto e alla luce del sole. Un impegno di opposizione radicale al regionalismo differenziato che è il cuore della strategia per distorcere contro il Sud la politica e la storia d’Italia.

De Luca e Caldoro, Fitto ed Emiliano, Falcomatà, Minicuci e tutti gli altri devono certificare la loro posizione sul federalismo differenziato prima del voto in modo inequivoco. Lo facciano.

Ma il problema riguarda non solo i candidati, ma anche i partiti che preoccupati di perdere o non guadagnare voti hanno silenziato l’argomento. Dal dibattito sull’argomento sono spariti il Pd e Fi, FdI e Iv. Ma su questo serve una riflessione più approfondita che proporremo presto.