L’INTERVENTO. Referendum, il NO per non tacere

L’INTERVENTO. Referendum, il NO per non tacere

Demparl

Ci sono dei momenti in cui non è possibile tacere, occorre alzarsi in piedi, ed esprimere il proprio giudizio a voce alta. Sono i momenti in cui vengono prese decisioni che peseranno nella vita di un popolo, di una comunità, di una nazione. Tacere, in questo caso, non significa evitare la propria assunzione di responsabilità: vuol dire semplicemente accettare che altri decidano per noi, e prendano nelle loro mani le sorti nostre e della nazione. Pura irresponsabilità. Ha ragione il costituzionalista Michele Ciliberto, che ha usato quelle nette parole in un momento di estrema confusione a tre settimane dal voto, con una sinistra in preda alla piu’ incredibile incertezza.

   Ha ragione da vendere. Il referendum sulla riduzione dei parlamentari è uno di questi momenti, e non è perciò possibile tacere. La riduzione del numero dei parlamentari va collocata in un quadro complessivo, se se ne vuole afferrare l’importanza. E in modo più specifico va situata nella crisi della democrazia rappresentativa – problema enorme, reale, profondo che non riguarda solo l’Italia. Essa deriva da una crisi profonda del rapporto tra governanti e governati, tra dirigenti e diretti, che dura ormai da decenni, e che concerne il problema decisivo di ogni vivere civile, che si può riassumere in una domanda tanto semplice quanto essenziale: chi è il sovrano? chi è il soggetto, e il titolare, della sovranità?

In una democrazia rappresentativa il popolo è il sovrano, la fonte del potere da cui traggono fondamento e legittimità le istituzioni proprie di un regime democratico, a cominciare dal Parlamento – il centro della vita civile e politica di una comunità, di una nazione. Toccare il Parlamento – proporre in questo caso di ridurre il numero dei parlamentari – significa quindi intervenire in quello che è il cuore pulsante di un sistema democratico. Si può fare, non c’è niente di sacro, di intoccabile. Ma bisogna sapere quello che si fa, perché si fa e dove si vuole andare.

Ora, quello che colpisce di più nei sostenitori del Sì è che un’azione di questo genere venga presentata come un modo per rafforzare la democrazia nel nostro paese, un modo per ristabilire rapporti più forti tra governanti e governati. È possibile fare una affermazione di questo genere? È credibile?

La pulsione contro il Parlamento è nel dna del Movimento 5 stelle, ed è alla base di questa loro iniziativa: viene da lontano. In questa strategia c’è una pulsione antipolitica: cioè, in concreto, contro il sistema politico italiano e in primo luogo contro il Parlamento che il Movimento si è proposto all’inizio di distruggere, e di cui è però diventato – effetti del potere – oggi uno dei pilastri.

Ma non è, genericamente, l’antipolitica il fondamento della loro scelta oggi, c’è anche questo, ma non è l’essenziale. L’obiettivo è più vasto, ed è di lungo periodo. In gioco è una idea della democrazia, ed su questo terreno che il Movimento 5 stelle va combattuto. Dagli effetti – la riduzione dei parlamentari – bisogna risalire alla causa, ed è questo che va messo in luce per capire l’entità della posta in gioco. Chi non capisce questo è meglio che smetta da far politica, perché, come diceva un vecchio combattente, chi sbaglia l’analisi sbaglia anche la politica.

Alla base dell’azione del Movimento 5 stelle continua ad esserci la persuasione che la democrazia rappresentativa sia finita, e che la strada da imboccare sia la democrazia diretta imperniata sull’uso della rete. In questa prospettiva il Parlamento è un ferro vecchio di cui liberarsi. Oggi la proposta è ridurre il numero dei parlamentari, la prossima sarà la riduzione del Parlamento a una sorta di strumento tecnico, senza potere politico.

La prospettiva è questa: la sostituzione della democrazia rappresentativa con la democrazia diretta e la riduzione della politica a tecnica, amministrazione, basata sulla rete, con uno svuotamento di tutti gli istituti propri di una democrazia rappresentativa. Questo è dunque in gioco nel referendum: una concezione della democrazia.

La strada è quella di lavorare a riformare la democrazia rappresentativa, a costruire strumenti che allarghino la partecipazione, a individuare nuove forme di relazione tra governanti e governati, fra dirigenti e diretti.

Questo è il problema, e su questo sono chiamare a misurarsi le forze della sinistra, a cominciare dal Pd, che invece procede come un cieco senza sapere dove andare.

Accodarsi al Movimento 5 stelle è un errore politico grave, perché riguarda la prospettiva, il futuro della democrazia nel nostro paese. Accettare di ridurre il numero dei parlamentari in questa situazione è triste conformismo – malattia antica delle forze di sinistra – dettato per di più da esigenze di puro potere. Come curare il malato facendolo morire, dicendo di volerlo guarire. Bisogna imboccare la strada opposta, e occorre farlo presto.