L’ANALISI. Reggio: elezioni, Lega Nord, e posta in gioco

L’ANALISI. Reggio: elezioni, Lega Nord, e posta in gioco

Arenarc

Le prossime elezioni comunali verranno ricordate nella storia di Reggio come le elezioni della spazzatura (roba di nessun valore, ciarpame)*, dell’immondizia (sporcizia, insieme di cose sudicie, essere immondo)*, e dei rifiuti (ciò che si butta via perché inutilizzabile, meccanismo inconscio con cui un individuo si oppone alla percezione cosciente di qualcosa di spiacevole)*.

E’ ingiusto e sbagliato che sia così. Ma è così. La materialità quotidiana della situazione sovrasta tutto il resto. Ingiusto, perché è difficile attribuire a un solo la responsabilità di quel che sta accadendo, come dimostrano le difficoltà crescenti che si stanno profilando in maniera sempre più ampia in Calabria rispetto al trio spazzatura-immondizia-rifiuti. Sbagliato, perché la posta in gioco elettorale è molto alta e direttamente connessa con gli interessi della città e investe, in modo diretto, il futuro di Reggio, ma anche dell’intera Calabria e del Sud.

E’ del tutto evidente, infatti, che con un unico voto il 21 settembre si giocheranno due diverse partite: quella per decidere chi farà il sindaco di Reggio e, contemporaneamente, quella sulla forza o l’indebolimento dell’intera Calabria (e quindi anche della città di Reggio) e dell’insieme delle regioni meridionali rispetto al resto del paese. E’ vero che questo secondo aspetto della partita Reggio non lo giocherà da sola ma insieme a un gruppo di Regioni italiane e ad altri Comuni. Ma è altrettanto vero che il voto dei reggini avrà un ruolo rilevante soprattutto rispetto alla seconda partita. E’ questa seconda ragione, del resto, che spiega perché il senatore Salvini si è impegnato in modo così energico e risoluto per accaparrarsi la scelta del candidato sindaco del Cdx apponendogli sopra il timbro vistoso della Lega Nord.

Ma procediamo con ordine.
Salvini in passato ha preso molti voti in Italia. Ma dopo aver toccato il punto più alto ha iniziato progressivamente a perderli. La sua difficoltà è che non è riuscito e ha capito (o gli hanno spiegato) che non riuscirà mai a raggiungere nel Sud né i livelli elettorali del Nord, né quelli più modesti ma comunque indispensabili per governare l’Italia. Questa contraddizione lo sta indebolendo non solo nel Mezzogiorno (dove continua l’erosione dei voti leghisti) ma in quella considerata dalla Lega “casa propria”. Al Nord si inizia a temere che il disegno strategico salviniano di conquista del Paese potrebbe non solo a far cilecca ma addirittura indebolire progressivamente la Lega al Nord sottraendole pezzi consistenti di potere già conquistati dal leghismo, da Bossi e Maroni, prima dell’exploit salviniano. Da qui l’azzardo di Salvini di chiedere il candidato sindaco di Reggio, una città che come nessun’altra rappresenta e incarna per l’opinione pubblica italiana il “profondo Sud”. Se passo a Reggio – è il retroragionamento di Salvini – è il segnale che posso sfondare in qualsiasi pezzo del Mezzogiorno.

E’ un’idea intrecciata al cuore delle difficoltà del segretario della Lega Nord che, nonostante i trascorsi successi elettorali, ha conosciuto il blocco della corsa precedente verso il “federalismo differenziato”. Salvini immagina che se vince un suo alleato la Puglia, se si sposta a destra la Campania e se si mette il timbro della Lega sulla città del Sud più profondo, diventerà impossibile continuare a bloccare il “federalismo differenziato” che è l’obiettivo vero che rivendicano con urgenza gli avversari leghisti di Salvini al Nord a partire da Maroni e dal presidente del Veneto, Zaia. Per raggiungere questo obiettivo Salvini ha prima strappato il diritto a scegliere il candidato sindaco di Reggio Calabria firmandolo Lega Nord, ed ha poi cancellato le candidature di tutti gli uomini forti e i leader del Cdx reggini. Obiettivo: far risultare chiaro che se vince il Cdx vince la Lega Nord e non un pezzo qualunque del cdx e quindi diventa sempre più difficile sostenere che gli obiettivi fondamentali della Lega (il federalismo) non sono graditi (non si possono fare ingoiare) ai meridionali.

Come stanno le cose lo spiega magnificamente il vecchio Roberto Maroni in un’intervista a Sole24 di domenica 6 settembre, che facendo finta di sostenere Salvini avverte che torna alla politica attiva e intanto gli detta l’agenda, anche a nome di Zaia.

“Salvini – dice testualmente Maroni a Sole24 - è riuscito a fare ciò che io e Bossi non siamo riusciti a fare: portare la Lega a percentuali straordinarie. Questo è importante ma io dico che non basta perché bisogna avere un progetto, una strategia. Che cosa vuol fare oggi la Lega?” s’interroga Maroni e risponde: “Per noi era chiaro: il Federalismo, la riforma dello Stato, la restituzione al Nord di soldi e risorse che venivano sperperate nell’assistenzialismo che abbiamo conosciuto negli anni ’80 e ‘90”. Maroni quindi si limita a ricordare a Salvini quali sono i patti con gli elettori leghisti del Nord: recuperare risorse economiche (“restituzione al Nord di soldi e risorse”, esplicita anche a nome di Zaia).

Per il Mezzogiorno, e in particolare la Calabria, si tratterebbe di una sottrazione plurimiliardaria annua: il venir meno delle risorse necessarie non solo per tentare di crescere e produrre ricchezza ma perfino per garantire la sopravvivenza ai livelli (bassi) fin qui conosciuti.

In questo quadro il Cdx reggino che puntava legittimamente a conquistare il Comune, come altre volte era riuscito a fare, è stato costretto ed ha finito col barattare gli interessi della città e della propria terra con la sopravvivenza di piccoli spazi di potere personale.

Può piacere o non piacere, ma la posta in gioco è questa e parla alla coscienza di ogni singolo reggino.

*I corsivi tra parentesi sono tratti dal Grande dizionario italiano dell’uso, Tullio De Mauro, VIII vol, Utet.