CORSIVI. Recovery fund, attento Sud: resti fregato un’altra volta

CORSIVI. Recovery fund, attento Sud: resti fregato un’altra volta

Esiste una contraddizione stridente tra la richiesta, a partire dai vertici dell’Ue, di un uso massiccio dei miliardi del recovery fund per guarire l’Italia dalla ferita meridionale (causa fondamentale della sua complessiva debolezza economica e civile e della sua incapacità di produrre ricchezza e risorse rispetto agli altri grandi paesi europei) e la concreta messa a punto di obiettivi, progetti, visioni per dare seguito e realizzare questa indicazione.

Non c’è intellettuale, esperto, economista che non abbia attirato l’attenzione sulla straordinaria “occasione” meridionale che si presenta a tutta l’Italia. Sempre più numerose e insistenti sono le indicazioni ad andare oltre il mitico e mai rispettato 34% previsto per legge nella ripartizione delle risorse a favore del Mezzogiorno in modo da travolgere ostacoli, lacci e lacciuoli che hanno fin qui impedito la costruzione di un paese, che tutti dicono di volere, alimentato in modo omogeneo da un meccanismo potente, compatto e diffuso di creazione della ricchezza. Il recovery fund, cioè il fondo recupero per tornare a respirare dopo i colpi violenti del Cvirus, è un’occasione irripetibile per rilanciare il Mezzogiorno. Ma il rilancio non è automatico. Funziona se ci sono proposte, obiettivi, tragitti.

E’ scandaloso (e racconta gli anni che abbiamo alle spalle da quando è stata inventata ed imposta al paese la cosiddetta “Questione settentrionale”) il fatto che al di là delle petizioni di principio si ha l’impressione che non ci sia niente di pronto per mettere in moto il meccanismo concreto di ripresa al Sud e per far saltare le sue strozzature: sembrano esser vuoti i cassetti degli specialisti e in quelli delle grandi centrali dello studio, dell’elaborazione e della competenza. Anzi, si ha la sensazione che l’intera fatica del Mezzogiorno e dei suoi centri di scienza e cultura si sia interamente consumata e risolta nell’invocare una svolta senza mai avere avuto il tempo necessario per individuarne il concreto tragitto.

Eppure non è difficile immaginare che verrà un tempo, non troppo lontano, in cui bisognerà spendere i soldi e che avrà la meglio non chi è capace di battere prima e con più energia i pugni sul tavolo ma chi tirerà fuori una progettualità (e progetti concreti) che consentano di spendere i soldi anziché congelarli o, assai peggio distribuirli a pioggia, alimentando il vecchio voto di scambio a cui il Mezzogiorno è costretto dagli anni Settanta.

E’ possibile che non vi sia in Italia e nel Mezzogiorno nessuno in grado di produrre obiettivi che non siano il deja vu ormai pluridecennale del Ponte sullo Stretto, che serve a garantire ai soliti furbi la certezza che tanto alla fine non se ne farà nulla e i soldi finiranno da qualche altra parte? O che il Sud non si ribelli e si debba accontentare dei 40 milioni del Governo per studiare la cosiddetta alta velocità dei treni che in realtà Alta velocità vera non è perché non è nient’altro che la solita vecchia velocità dei treni lenti del Mezzogiorno a cui, al massimo, verrebbe cambiato il nome lasciando ferma e identica la sostanza?

Le università meridionali e i professori che c’insegnano o i professori meridionali che insegnano nelle università del centro nord e di paesi stranieri, i Presidenti delle regioni meridionali, i parlamentari del Sud, Centri studi, Case editrici perché non si danno una mossa? Perché di questi tempi non c’è il fiorire di iniziative, incontri, discussioni, divergenze che caratterizzarono il periodo precedente agli anni che con la Cassa del Mezzogiorno si riuscì a far fare al Sud un passo in avanti inedito rispetto alla sua intera precedente storia?

Eppure il Mezzogiorno è ancora una terra da dove uomini e cose hanno difficoltà a muoversi con la rapidità imposta dal nostro presente storico, una terra dove connettersi ed avere strumenti per entrare in contato col resto del mondo per sapere meglio, per scambiare idee e cose di più e più rapidamente è impossibile, dove le scuole, se arriva una scossetta seppelliscono i nostri figli e i loro insegnanti, dove interi pezzi di territorio sono ancora “sfasciume pendulo sul mare”.

Possibile non ci sia nessuno che batte un colpo?