L’ANALISI/2. Reggio: elezioni, Lega Nord, e posta in gioco

L’ANALISI/2. Reggio: elezioni, Lega Nord, e posta in gioco

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UNO. Autonomia differenziata. Federalismo fiscale. Anzi un vero e proprio Stato federale e presidenziale. Un’Italia divisa in una ventina di piccoli Stati, ognuno dei quali con una propria costituzione. Certo, con un accordo tra loro, ma in un quadro in cui nessuno ficchi il naso nella casa altrui. E’ questo il cuore del progetto che Matteo Salvini insegue e privilegia in questa tornata elettorale. Perché l’abbia svelato in modo così urticante ponendo al popolo che lo ha scelto a Sud complicazioni di non facile soluzione, non è facile capirlo. Già altre volte (accadde tra i calori e i balli della costa Romagnola nell’agosto dell’anno scorso) Salvini pur avendo in mano le carte giuste per vincere la partita le giocò in modo tanto sballato da farsi buttar fuori dalla sala da gioco. Episodi che sembrano legittimare la diceria secondo cui ogni volta che Salvini si allontana dalla “Bestia”, com’è stato soprannominato il meccanismo mediatico costosissimo (tanto costoso che non sarebbe estraneo ai problemi giudiziari che stanno sfiorando la Lega in queste ore) che cura l’immagine di Salvini, le sue uscite e dichiarazioni pubbliche costruite con algoritmi che dovrebbero farne crescere la popolarità, combina guai. Ma facciamolo parlare direttamente, il Capo della Lega Nord.

DUE. Martedì, 15 settembre, quando mancano 5 giorni al voto. Siamo a Cittadella provincia di Padova, profondo Nord. Salvini e Zaia, presidente uscente e certamente rientrante della Regione Veneto, fanno un comizio. Salvini dal microfono ironizza: “A Cittadella sono passati Conte, Renzi, Zingaretti? Se li vedete salutatemi”. Poi l’affondo. “Se vinceremo domenica la strada dell'Autonomia prenderà un altro slancio qui in Veneto, E NON SOLO”. Ma serve una vittoria straordinaria. Spiega Salvini: “Il voto di ogni donna e ogni uomo fa la differenza non solo per confermare il buon governo della Regione Veneto, ma per RINSALDARE IL PERCORSO ORMAI TRACCIATO DELL'AUTONOMIA".

“Con tanti voti -insiste Salvini- si affretterà anche il percorso dell'autonomia”. Il Presidente Zaia dà una mano con entusiasmo. Quando afferra il microfono conclude quasi con un grido di guerra: “Andate a votare e facciamo tremare Roma”. E non vuole impaurire la Raggi, Zingaretti o altri poteri romani. E’ l’Italia che deve tremare. E’ il presidente della Repubblica per come previsto dalla Costituzione italiana che deve saltare. E’ quasi un giuramento al suo popolo quello di Salvini che promette: “Vogliamo una Repubblica federale e presidenziale”.  E non sono solo parole e pubblicità quelle del capo leghista che chiude con una rivelazione inquietante a proposito dll’Autonomia: “Le elezioni sceglieranno la Lega e il centrodestra che sull'autonomia hanno firmato per iscritto un impegno”.

TRE. Tutte le dichiarazioni virgolettate qui riportate sono state raccolte dalla maggior parte delle agenzie di stampa italiane che le hanno messe in rete martedì sera (Ansa, Dnk, Vista ecc). Del resto, la stessa on. Giorgia Meloni parlando a Vicenza (anche lei in Veneto!) nei giorni scorsi a proposito dell’Autonomia, si era preoccupata di garantire e spiegare: “Per me quando arriva in Parlamento non ci sono e non ci saranno problemi da parte nostra… Noi i patti li manteniamo, di questo tema non si è mai parlato in questa legislatura... Con i 5 stelle non era possibile realizzarla l'autonomia, è questa la verità".

QUATTRO. L’articolo pubblicato da Zoomsud il 6 settembre sulle elezioni comunali di Reggio, dove si ragionava sugli obiettivi di Salvini in questa tornata elettorale me sulla reale posta in gioco del voto, viene quindi clamorosamente confermato, addirittura con nette accentuazioni, dal diretto interessato. Non era una forzatura ideologica né una “marchetta” contro il Cdx e/o a favore del Csx. Ci siamo limitati a fare un ragionamento perfino ovvio mettendo assieme i pezzi di un puzzle solo apparentemente irrisolvibile per chi è distratto. Salvini ha preteso e ha scelto il candidato sindaco di Reggio Calabria perché ha bisogno di dimostrare al paese che la Lega e i suoi orientamenti politici hanno conquistato l’intero paese e se perfino la “Città dei Moti”, un profondo Sud che più profondo non si può, si consegna alla Lega o a un suo ufficiale di complemento. Non sappiamo quali accordi sono intercorsi tra Salvini (che addirittura gli accordi li fa scritti!) e il suo candidato a sindaco di Reggio che ha sempre attentamente evitato l'argomento, ma sappiamo perché l’ha urlato Salvini stesso dai microfoni in Veneto che la campagna elettorale e le elezioni dovranno servire, nel suo progetto, ad accelerare l’Autonomia differenziata, per poi marciare verso uno Stato federale. Il Cdx reggino e il suo candidato, e/o tutti gli altri candidati sindaci reggini, condividono questo disegno? E’ preoccupante che nessuno si preoccupi di far risaltare la vera posta in gioco delle prossime elezioni in sette regioni e in alcune grandi città (Reggio è il più importante comune italiano in cui si voterà per il sindaco).

Sanno tutti che l’Autonomia differenziata provocherebbe un netto e forse irreversibile degrado dell’intero Mezzogiorno, certamente più grave per la Calabria e le sue città, che subirebbe la perdita secca di un po’ di miliardi l’anno.

Piaccia o no il problema è questo e i reggini, per quel che possono, debbono combattere contro questo pericolo. Tutti.