L'ANALISI. Cdx, Csx e il Federatore che non c'è. L'Italia verso il proporzionale?

L'ANALISI. Cdx, Csx e il Federatore che non c'è. L'Italia verso il proporzionale?

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E’ una crisi profonda quella che attraversa, ormai da anni, la politica italiana. Frantumazione dei partiti e astensionismo degli italiani ne raccontano solo in parte la gravità. In questo quadro, le Quirinalizie sono state usate dai (presunti) leader per rafforzare la propria personale posizione disinteressandosi degli interessi della Repubblica. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le aggregazioni politiche, già tenute insieme da poca colla e di qualità scadente, sono saltate in aria. Solo l’entrata in campo dei parlamentari e dei grandi elettori (molto più interessati dei loro partiti e dei loro attuali dirigenti alla stabilità e alla continuazione della legislatura) ha alla fine sbloccato la situazione imponendo quella che quasi tutti gli osservatori, in Italia e all’estero, hanno giudicato la soluzione migliore: il Mattarella-bis che protegge la Repubblica e, al contempo, garantisce al massimo possibile il lavoro di Mario Draghi.

Ma le Quirinalizie per i partiti e le aggregazioni politiche che abbiamo conosciuto nell’ultimo trentennio hanno avuto soprattutto l’effetto di una bomba esplosa durante una loro assemblea generale.

Il Cdx s’è spaccato tra Berlusconiani, che dichiarano la propria “autonomia” dalla coalizione; FdI che urla che il Cdx “non c’è più”, si propone di ricostruirlo e intanto accusa Salvini e Fi di averlo tradito e/o affossato; Salvini (premio speciale per il maggior perdente) che propone all’Italia la copia del Partito repubblicano Usa in un quadro in cui in realtà rilancia le suggestioni politiche del salvinismo (federalismo differenziato ancora più marcato, scarso peso alla spinta e alla strategia europeista). Intanto, altre formazioni (Toti, Udc ecc) del Cdx che abbiamo conosciuto puntano a una autonoma aggregazione che potrebbe avere come leader Casini e incontrarsi, oltre che con Fi, con Iv di Renzi (che altri vedono alleato al Csx) che aveva proposto lo stesso Casini come successore di Mattarella.

Anche il Csx, imperniato sull’alleanza Pd (che esce meno peggio di tutti gli altri), socialisti e 5s appare frantumato. Non tanto e non soltanto per i conflitti interni al Pd, che comunque pesano, quanto per la vera e propria contrapposizione al limite della rottura tra l’area di Conte e quella di Luigi Di Maio.

Tutte le proposte, a partire da quella di Salvini, al momento la più ampia e articolata (occupa una pagina intera del Giornale di casa Berlusconi), pongono due problemi che nessuno affronta e comunque di non facile soluzione. Intanto, a chi tocca (forza e leader) il ruolo di “Federatore” degli schieramenti saltati in aria? Secondo, gli schieramenti al momento sconnessi sono veramente ricomponibili? Oppure l’unica via possibile è il ritorno al proporzionale e all’ognuno tira per se, per decidere alleanze politiche e composizioni dei governi dopo il voto?

Nessuno, e tantomeno Salvini nel suo lunghissimo documento sul modello Usa, affronta il problema; segnale ulteriore di una crisi di sistema.

Per il Cdx c’è un problema in più: non sarà facile sciogliere il nodo dell’accorpamento che Salvini propone perché i partiti che lo compongono al momento hanno possibilità e occasioni politiche diverse. Il Cdx italiano, quello che ha espresso a lungo il governo diventando uno dei due protagonisti della politica nel nostro paese, è stato inventato da Berlusconi. E’ stato lui a veicolare un elettorato di Centro unendolo a formazioni che di Centro non erano, come la Lega e An (il partito da cui viene FdI). L’operazione di Berlusconi funzionò perché lui era il Centro e lui (con giornali, televisioni e personalità liberal) dominava l’alleanza e in qualche modo garantiva il contenimento del Leghismo e della destra estrema. Né Salvini, né tantomeno la Meloni, entrambi fortemente radicati dentro i rispettivi partiti, appaiono come leader capaci di egemonia culturale e politica nei confronti degli elettorati di centro al momento vicini a Forza Italia o altre componenti del Cdx (o del Csx) che abbiamo conosciuto. E logica politica vuole che sia più facile uno spostamento di elettori dalla Lega verso il Centro (peraltro, già registratori in passato), e anche da FdI verso il Centro che non viceversa.

*già pubblicato sul Dubbio