REGGIO. Lista Scopelliti, prefetto, Comune sciolto e responsabilità nascoste

REGGIO. Lista Scopelliti, prefetto, Comune sciolto e responsabilità nascoste

lo scioglimento      di ALDO VARANO - L’avvocato Romeo, coordinatore della lista Scopelliti a Reggio, pone due domande partendo da una mia nota sul trasferimento del prefetto Vittorio Piscitelli. Lo ringrazio per l’attenzione, sia pure critica. E lo rassicuro: non sarò così scortese da limitarmi alle risposte. La sua lettera (è il mio giudizio) pare interessata soprattutto a (ri)proporre

le sue valutazioni. Pone garbatamente domande a me per (ri)affermare i suoi giudizi e rispondersi. Ci arriverò.

Ma procediamo con ordine. Non ho giudicato il trasferimento di Piscitelli buono o cattivo. Ne ho preso atto. Poi ho cercato di capirne il significato rispetto ai nodi politici cittadini. Il mio mestiere (quando ci riesco) è capire perché una cosa accade, e non fare il tifo perché accada o no. Invece Romeo mi rimprovera di tacere sulla parzialità (?) del prefetto. Che c’entra?

Confesso la mia confusione. Io cerco di capire perché un prefetto è stato trasferito. Romeo pretende che affermi che hanno fatto bene a trasferirlo: era parziale. E mi rimprovera di non fare mia la sua valutazione. Si risolverebbe tutto se l’avvocato Romeo pigliasse atto che io faccio il giornalista: in questa vicenda non sono protagonista ma uno che i protagonisti li osserva.

La seconda domanda è ancor più imbarazzante. Mi viene chiesto perché mai Piscitelli avrebbe meritato una promozione dopo Reggio. Perché chiedermelo? Non ho mai preteso di promuovere o bocciare un prefetto. I giornalisti vanno bene se sono curiosi; mai se distribuiscono pagelle (quando capita di solito lo fanno a pagamento). Ho notato in modo avalutativo che i prefetti dopo Reggio hanno incarichi più prestigiosi (Varratta: Firenze; Musolino: Genova; De Sena: Senato). Da qui ho ipotizzato che la partenza di Piscitelli fosse in realtà un “allontanamento”. Romeo mi pare d’accordo e senza ipocrisia cala un carico con l’entusiasmo di chi si libera finalmente da una pietra nella scarpa.

Vengo al resto. Siamo a Natale e spero possa scatenarsi una virtuosa voglia di verità su un argomento da cui cdx e csx si tengono prudentemente lontani e che mi limito ad accennare.

Ma come e quando è stato deciso lo scioglimento del Comune di Reggio? Credo nel momento dell’accesso. Inizio del 2012 e fu subito chiaro che la città era su un piano inclinato, anzi inclinatissimo, che avrebbe provocato in automatico, tranne miracoli, lo scioglimento. L’immagine di Reggio nel paese era catastrofica. Un dettaglio: nessuno protestò quando il 2,7 per mille di densità mafiosa, stampato nero su bianco (anzi verde-azzurro su bianco) dalla Dia nazionale, spostando le virgole diventò il 27 per cento moltiplicando cento volte la potenza della ‘ndrangheta. Poteva qualcuno pensare che in Italia sarebbe passata l’idea che Reggio era un porcile fetido e che di pulito ci fosse solo il Comune?

Piscitelli quando fu deciso l’accesso, credo conoscesse Reggio solo per gli studi delle medie. L’operazione era stata del prefetto Varratta, stretto amico di esponenti potenti e autorevoli del cdx. Magistrati e vertici dell’ordine pubblico che diedero l’ok nel Comitato provinciale erano gli stessi che avevano lavorato alle indagini e alle informative poi confluite nel documento finale (errori e sviste inclusi). E’ singolare, lo ricordo col rispetto dovuto, l’argomento che se non li avessero trasferiti avrebbero potuto rinnegare tutto il lavoro svolto negli ultimi anni.

Che c’entra il prefetto Piscitelli, ammesso e non concesso che sia stato un prefetto a mettere in moto il meccanismo dello scioglimento? Difficile capirlo. Se è caduto, lui è caduto nella battaglia propagandistica tra opposte furbizie che cercano, visto l’evidente fallimento dello scioglimento (nelle scorse settimane sostenuto perfino da esponenti della Cgil, ovviamente a insaputa della Camusso) di non pagare il conto degli errori. Dare addosso a Piscitelli (che non conosco) mi sembra l’infelice soluzione di un pasticcio.

La domanda centrale è: cos’ha inclinato il piano su cui poggiava la città moltiplicando gli effetti dell’immagine negativa di Reggio fino a rendere automatico lo scioglimento dopo l’accesso? C’è reticenza su questo. Il punto infastidisce un cdx impegnato a nascondere come stanno le cose per non pagare pegno e un csx impegnato a impadronirsi di un risultato – lo scioglimento - sul quale ha pesato come il due di coppe quando la briscola è mazze, forse inseguendo la speranza (disperata) di afferrare un po’ di visibilità.

Bisogna esplicitamente chiedersi, invece, quanto lo scioglimento sia stato conseguenza diretta dello scontro furioso che s’è consumato tra i gruppi opposti del cdx impegnati a Reggio nell’accaparramento di fette di potere quando Scopelliti si spostò dal Comune alla Regione. Oggi quegli umori hanno trovato sbocco nella rottura tra Ncd e Fi, particolarmente ustionante a Reggio. Scontro che sottotraccia s’è dipanato nelle aule dei tribunali con accuse neanche tanto velate. Se la sinistra si tenta di intestarsi queste responsabilità scambiandole per meriti, fatti suoi. Ma questo non esime nessuno dalla responsabilità di capire cosa è successo.