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REGGIO. Falcomatà, la ricostruzione e il compito più difficile. ACQUARO

REGGIO. Falcomatà, la ricostruzione e il compito più difficile. ACQUARO

rsp       di MASSIMO ACQUARO - «Non dormire tranquillo perché tanto ti trovo, tu non sai con chi ho a che fare, quando non ci stai tua moglie e tua figlia sono morte, vi mando i calabresi».

Cosa c’entra una fase del genere con l’elezione di Giuseppe Falcomatà a sindaco di Reggio Calabria o con la (sicura?) elezione di Mario Oliverio a governatore? Molto più di quanto si possa pensare.

La frase è estrapolata da una brutta vicenda di violenza nel Centro-nord d’Italia, raccolta in un processo qualunque, ma rende l’idea della gigantesca opera di ricostruzione che attende la nuova classe dirigente calabrese e quella reggina in particolare.

Una ricostruzione sociale, certo, istituzionale, senza dubbio, ma anche e forse principalmente una ricostruzione d’immagine. Un paio di giorni or sono Matteo Renzi, intervistato in Tv, ha speso belle parole per il giovane Falcomatà e Enrico Mentana ha intervistato il neosindaco spendendo per lui e suo padre parole davvero incoraggianti e piene di fiducia. Nessuno può pensare di mettere ordine nelle travagliate e buie cose reggine senza puntare con decisione a riaccreditare la Calabria agli occhi dell’Italia e, anche, del mondo. In questi anni la devastazione dell’immagine della regione e, dopo lo scioglimento per mafia, della città è stata senza eguali. Se i calabresi vengono adoperati come l’«uomo nero» delle favole dei bimbi per incutere timore e soggiacere vuol dire che qualcosa di irreversibile è accaduto nella percezione collettiva della Calabria.

Da questo punto di vista Falcomatà ha da spendere un grande impegno nei prossimi mesi. Dovrà viaggiare parecchio in Italia e, se possibile, anche in Germania, in Belgio, in Francia; dovrà convocare i giornalisti stranieri e rilasciare interviste, spiegare la storia di suo padre per far comprendere che non appartiene alla solita piccola dinastia di politicanti meridionali in cui ai padri seguono i figli (come, purtroppo, insegnano alcune recenti scelte di Renzi per la direzione del Pd), ma che lui si inserisce in una tradizione di rettitudine e composta serietà. Mentana ha detto che se la leucemia non avesse stroncato la vita di Italo Falcomatà egli era destinato a diventare una delle figure di spicco della politica meridionale. E’ un atout di tutto rispetto, un’apertura di credito che (con un pizzico di cinismo) il giovane sindaco dovrà portare all’incasso.

Non sarà facile, sia chiaro. Forse è la missione più difficile che lo attende. Contro questo progetto vi sono forze potenti tra i media e pezzi di istituzioni che puntano a consegnare la Calabria come una terra di infedeli, un mondo senza regole, impossibile da domare e dominare. E’ inutile nascondersi, caro Direttore, lo si è scritto più volte sul suo giornale, la scommessa degli “scopellitiani” di sostenere finanziariamente e politicamente l’antimafia calabrese è risultata un errore marchiano che si è rivoltato contro il suo ideatore. Quel filone, tuttavia, non si è interrotto e si ha l’impressione (certo parziale) che alcuni uomini e donne delle istituzioni chiamate a contrastare la piovra ndranghetistica abbiano scelto la Calabria per ragioni di visibilità e di carriera. Per carità nulla di disdicevole se effettivamente tutto ciò conduce alla sconfitta dei boss ed alla loro definitiva emarginazione. Anche il mitico prefetto Mori affrontò la mafia siciliana pensando di far bella figura con Mussolini, ma lui in effetti i capi bastone ed i picciotti li aveva condotti al terrore.

Sono spinte corpose con cui sia il sindaco che il prossimo governatore dovranno fare i conti, tenendo ferma la barra della legalità e della distruzione delle cosche, ma segnando chiaramente una linea di discontinuità ed erigendo una barriera rispetto a chi intende strumentalmente trattare Reggio e la Calabria come un girone dantesco senza speranza. Una missione pericolosa soprattutto se si pensa alle durissime parole pronunciate da don Ciotti a Roma nella kermesse di Libera in cui ha segnalato il pericoloso svuotamento della parola «antimafia» intrisa di interessi non sempre limpidi e di intenzioni non sempre rette.

*Ruspa, olio su tela.