Direttore: Aldo Varano    

SVIMEZ IMPIETOSA. La Calabria sprofonda. Poveri e disoccupati. SCALERCIO

SVIMEZ IMPIETOSA. La Calabria sprofonda. Poveri e disoccupati. SCALERCIO

dscc     di BONAVENTURA SCALERCIO* - Uno stivale dalla punta consumata. L’ultimo rapporto Svimez sull’economia

del Mezzogiorno ci consegna questa immagine del Paese e della Calabria - fanalino di coda -, a partire dal divario, sempreverde, tra Nord e Sud.

In valori assoluti, a livello nazionale il Pil nel 2013 è stato di 25.457 euro, risultante dalla media tra i 29.837 euro del Centro-Nord e i 16.888 del Mezzogiorno.

In questo quadro la regione più povera è proprio la Calabria, con un Pil pro capite di 15.989 euro. La più ricca: la Valle d’Aosta. Lo scarto tra la regione più ricca e la più povera (appunto la Calabria) è pari dunque a 18.453 euro: in altri termini – sottolinea il rapporto Svimez -, un valdostano ha prodotto nel 2013 oltre 18mila euro in più di un calabrese.

Ma nel periodo 2007-2013 nell’intero Sud le famiglie assolutamente povere sono cresciute oltre due volte e mezzo, da 443mila (il 5,8% del totale) a 1 milione 14mila (il 12,5% del totale), cioè il 40% in più solo nell’ultimo anno. Nel dettaglio, il 9,5% delle famiglie meridionali guadagna meno di mille euro al mese, più del doppio del Centro-Nord (3,8%); in particolare il 9,2% delle famiglie lucane, il 9,3% delle calabresi, il 10,9% delle molisane, il 14,1% delle siciliane. «Adottando invece la divisione in quintili – aggiunge la Svimez -, dividendo cioè 100 famiglie in cinque classi da 20 l’una dalle più ricche alle più povere, emerge che il 57,3% delle famiglie meridionali, cioè la stragrande maggioranza, appartengono alle classi più povere. Poverissimo il 28% delle famiglie abruzzesi e pugliesi, il 29% delle molisane, il 31% delle calabresi, il 34% delle lucane, il 35,7% delle campane e addirittura il 41,7% delle siciliane».

La Calabria, a un mese dalle prossime Regionali, detiene anche il record, negativo, degli occupati. Nel 2013 il tasso di occupazione in età 15-64 anni è stato del 42% nel Mezzogiorno e del 62,9% nel Centro-Nord. A livello regionale al Sud il tasso più alto si registra in Abruzzo (54,8%), il più basso in Calabria, dove è occupato solo il 39% della popolazione in età da lavoro.

L’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno indica poi il segno negativo relativo all’occupazione industriale in tutte le regioni del Sud - a eccezione della Sardegna (+2,1%) - con punte in Puglia (-11,5%), Molise (-12,4%) e Calabria (-13,2%). I fattori economici si riflettono ovviamente sul piano sociale nella migrazione interna Sud-Nord.

Dei 132mila abitanti che nel 2012 si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro-Nord, 43mila sono campani, 27mila 500 siciliani, 23mila pugliesi e 17mila calabresi. Preoccupato Nunzio Galantino, segretario generale della Cei che ha firmato la prefazione al Rapporto Svimez 2014 e che si dice convinto che il Sud debba essere considerato sempre più “questione nazionale”: «Le valutazioni contenute nel testo mettono in evidenza ancora una volta come dopo 50 anni il nostro Paese sia profondamente diviso, una divisione che penalizza tutto il Paese, non solo il Mezzogiorno».

Giornalista del Garantista della Calabria