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La scomparsa della destra a Reggio nell’analisi di Forte Apache

La scomparsa della destra a Reggio nell’analisi di Forte Apache

frt     di FORTE APACHE - Non è che Reggio Calabria adesso sia divenuto l'ombelico d'Italia, ma certo un segnale preciso il voto amministrativo nella citta' dello Stretto l'ha pur dato. Ed e' un segnale che anzitutto a destra bisognerebbe comprendere. Perché' proprio per la Destra, per quella che c’è ancora e per quella di futura ed ipotetica costruzione, il dato elettorale reggino è zeppo di significati. In una città tradizionalmente simpatizzante, un laboratorio in cui la destra ha costruito per anni - partendo dalla gestione delle proteste - la sua volontà di diventare forza di governo, in una città appunto come Reggio Calabria, paradigma della voglia di riscatto del Meridione, questo voto amministrativo ha segnato la fine di una stagione. Di ogni rendita di posizione. E forse di una illusione. L'illusione di chi si è scoperto classe dirigente, di chi ha pensato di essere arrivato e non ha più voluto studiare, capire. Ma il voto di domenica ha praticamente anche riprodotto una situazione già vissuta. Solo che dalla parte opposta.

La scommessa vincente del giovane Giuseppe Falcomata', rampollo della buona borghesia cittadina, giovanissimo consigliere comunale e figlio di Italo, Sindaco benvoluto, che adesso va a prendere il posto che fu del padre, si sovrappone infatti, quasi a specchio, alla storia di Peppe Scopelliti. Cioè dell'ex enfant prodige della destra reggina, anch'egli dapprima giovanissimo consigliere comunale, poi Sindaco della città e infine Governatore della Regione. Dal Msi ad Alleanza Nazionale, da Forza Italia all'Ncd di Alfano e infine una lista civica comunale che ha raggranellato il 9 per cento dei voti: la parabola di Scopelliti condensa e racconta vent'anni di speranze ed errori della destra reggina. E anche di conflitti interni, insanabili e sanguinosissimi. Conflitti che hanno prodotto solo macerie. L'uno per cento raggranellato dai Fratelli d'Italia e l'uno virgola qualcosa di una lista denominata ''destra per Reggio'' ne sono dimostrazione plastica. Logica conseguenza di divisioni e supponenza. E' per questo che i reggini hanno voltato le spalle a chi, in precedenza, li ha governati.

Una bocciatura senza se e senza ma per una intera classe politica che da quelle parti ha avuto tutto, ma che ha tradito aspettative e speranze. Perché' Reggio Calabria è stata sempre una di quelle (poche) città dove le piazze piene avevano, per la destra, una concreta corrispondenza nelle urne. Certo, ora che il patrimonio è stato dilapidato forse si potrebbe mettere un punto e andare a capo. Forse. Perché' non è facile ne' è detto che la destra si possa riprendere. Intanto bisognerebbe che quanti sino ad ora l'hanno rappresentata si ritirino. Meglio se chiedendo scusa. Sarebbe cosa buona e giusta. Ma, appunto per questo, è facile scommettere che ciò non accadrà. Allora bisognerà pazientare. Attendere l'emergere di una novità. Di qualcuno capace di tornare a regalare un sogno ai reggini. Magari di uno venuto da Nord come Matteo Salvini. Sempre che, nel frattempo, il partito della Nazione che ha in mente Matteo Renzi, e di cui il giovane neosindaco Giuseppe Falcomata' è alfiere, non riesca anche a questa latitudine a fagocitare tutto e tutti. Destra compresa. (fonte Il Velino)