Direttore: Aldo Varano    

L’ANALISI. La scommessa di D’Ascola nella Calabria laboratorio. VARANO

L’ANALISI. La scommessa di D’Ascola nella Calabria laboratorio. VARANO

dsc       di ALDO VARANO -

C’è un grande spolvero attorno alla candidatura a Governatore del senatore D’Ascola per lo schieramento che vede uniti Ucd e Ncd nel nuovo partito Alternativa popolare. La candidatura è stata lanciata con due padrini di spessore come Quagliariello, coordinatore nazionale del Ncd (e una delle sue teste pensanti) e Cesa, segretario nazionale dell’Udc.

Dopo l’annuncio, preparato da indiscrezioni ben pilotate per far crescere curiosità e attenzione, i big (non calabresi) dei due (ex?) partiti hanno dichiarato a raffica elogiando D’Ascola. Ed è in arrivo Alfano in persona: verrà a Reggio per dare forza e prestigio al senatore che sa benissimo che non diventerà Governatore della Calabria (almeno in questo giro) e sa anche che potrebbe rischiare di non prendere neanche il quorum che Ncd, ma soprattutto Udc, in Calabria hanno voluto tenere alla stratosferica altezza dell’8% dopo essere stati costretti a modificare il vertiginoso 15% varato con furbizia per bloccare l’ascesa del M5s che non si erano accorti fosse già in caduta libera.

Tutto questo perché D’Ascola non vede l’ora che vengano eletti Trematerra, Talarico e chissà chi? Improbabile. Anche se in Calabria l’argomento viene trattato soprattutto da questo punto di vista (l’ex avvocato di Scopelliti lo molla e si presta in cambio di una sicura promozione a sottosegretario? E in questo caso frega Gentile o alla fine verrà da Gentile fregato e via supponendo).

Invece per capire l’operazione si deve far ricorso ad argomenti che (apparentemente) non c’entrano nulla con tutto questo. Soprattutto si deve tener conto di due fatti. Intanto, il sondaggio ordinato dal Pd nazionale che ha monitorato (perché? come mai? su input di chi?) lo scontro elettorale tra la signora Ferro per il Cdx e Callipo col Csx allargato al Ncd e all’Udc. Secondariamente, la lunga giornata in cui a Roma Oliverio ha dovuto fronteggiare (e respingere) la proposta pressante dei vertici del Pd romano di fare entrare ufficialmente Ncd e Udc nel Csx calabrese. Fatti che lasciano supporre che su questa operazione sia direttamente impegnato il presidente Renzi e che sia in gestazione da un bel po’ di tempo.

Perché? è la domanda giusta. L’ipotesi è che vi sia l’accordo per varare il progetto, a partire dalla Calabria, di un partito moderato che possa allearsi, anche in modo organico e/o comunque per lunghi periodi, al Csx. Renzi ha interesse che la ricomposizione del Cdx non venga diretta da forze estreme e radicali, come Salvini, Grillo o di quel che resta del populismo berlusconiano. Da qui il progetto di un partito che diventi alternativa alle pulsioni estreme della destra e che comunque ne limiti l’ampiezza anche aprendosi e accogliendo i non disponibili a finire tra Lega e 5s.

La novità rispetto al passato sembra essere l’accantonamento della costruzione del Centro che si allei con la destra o la sinistra secondo la situazione. Al mitico e sempre inseguito (inutilmente) Centro viene sostituita un’area che chiude al radicalismo della destra (quello che Gramsci chiamava il sovversivismo delle classi dirigenti) e che guarda a sinistra sia pure senza mai farsi travolgere da spinte nette, anzi smorzandole in permanenza. Per essere credibile il progetto deve poter vincere e, subito dopo, trovare una qualche forma di alleanza col Csx. Presenti Cesa e D’Ascola, all’iniziativa di Acri il nome di Oliverio non è mai stato fatto. Una rinuncia evidente a polemizzare col Csx. E’ difficile che un’ipotesi del genere si muova meccanicamente dal centro romano al resto del paese. Bisogna invece che accada il contrario. Da qui l’esperimento calabrese data la contingenza di elezioni in Calabria. D’Ascola mette la sua faccia, con tutti i rischi del caso, in questa scommessa strategica che, se avesse successo, troverebbe probabilmente il modo per avere un rapporto positivo con la maggioranza del governo calabrese. Se ci riuscirà non ci sarà più il problema eventuale tra lui e Gentile perché il nuovo partito sarà una delle condizioni del progetto riformatore di Renzi e avrà spazi importanti. Ma l’8 per cento non è dietro la porta.