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REGGIO. E ora, finite le elezioni, preoccupiamoci di far politica. CALABRÒ

REGGIO. E ora, finite le elezioni, preoccupiamoci di far politica. CALABRÒ

pltc      di TIZIANA CALABRÒ - In questi giorni di campagna elettorale, scaturita in una scelta decisa degli elettori, sul Sindaco che avrebbero voluto avere per Reggio, abbiamo ascoltato promesse, buoni propositi, discorsi impastati di morale. Abbiamo ascoltato grida di battaglia degne dei più impavidi conquistatori, slogan banditi con sicumera ardita. Abbiamo ascoltato programmi oscillanti tra l’ottimismo e l’utopia. Abbiamo assistito a una campagna politica fatta di sorrisi e simpatia spicciola, per attrarre il frettoloso mondo della rete. Abbiamo sperato, certo, ognuno per i propri, ognuno con la propria dose di amore per la città.

E ora che i giochi sono fatti, ora che i “predestinati” dovranno affrontare l’impervio e tortuoso cammino della ricostruzione di una città assetata e affamata, ora che l’impresa sarà ardua e faticosa come quella dei Cavalieri della Tavola Rotonda capeggiati da Lancillotto, ecco ora occorre che i cittadini sentano insinuarsi nelle loro vite l’idea di politica, come unica strada possibile per riappropriarsi della felicità perduta.

Perché l’idea di politica non è soltanto rinchiusa nei trattati letterari e filosofici, non fuoriesce dagli scranni impolverati delle stanze degli eletti. Non solo. La politica si fa e si esercita per le strade, nelle piazze, nel trascorrere privato delle nostre case, dal momento in cui inizia la giornata fino a quando finisce.

La politica si fa, ogni volta che le nostre azioni e le omissioni lasciano una traccia non solo per i nostri figli, ma anche per le donne e gli uomini di cui non si conoscerà il nome e “la faccia”, come ci dice il poeta Hikmet. Non è un’astrazione del pensiero, è pratica concreta e tangibile, perché si nutre dei gesti che riempiono le nostre vite minute. La politica, che ci sembra così aliena, che associamo a promesse non mantenute o a gestioni cialtrone e drammatiche del bene comune, che viviamo come una nemica dalla quale difenderci, non è estranea a noi.

Lei c’è ogni volta che ci poniamo domande, che esercitiamo dubbi, che osserviamo il mondo fuori con sguardo critico e partecipativo. Quando vigiliamo, quando l’indignazione ci guida nelle scelte, quando prendiamo le distanze da ciò che è lontano dal nostro sentire, dai nostri ideali. Lei c’è quando forte è la percezione di far parte di un racconto che travalica e trascende le nostre singole vite, perché siamo tutti pezzi di una stessa partitura. La politica c’è ogni qual volta forte, è la percezione di appartenere al presente che ci scorre accanto, che involge e coinvolge le nostre vite, ma ancor più quando, attraverso il nostro fare e sentire, ci prendiamo cura del futuro che non vedremo.