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REGGIO. Lettera al sindaco che ho votato. PLACANICA

REGGIO. Lettera al sindaco che ho votato. PLACANICA

rlg       di PASQUALINO PLACANICA

- Buongiorno signor Sindaco.

Ho letto la Sua lettera ai cittadini, immagino scritta in un momento di elevata pressione psicofisica derivante dall’eccessivo carico di lavoro a cui Lei è sicuramente sottoposto. Lo so, Le abbiamo affidato un compito gravoso, al limite dell’impossibile ma quando afferma di non avere la bacchetta magica, ne usa una diversa per “rimproverare” i suoi impazienti concittadini.

Vede, Signor Sindaco, noi che l’abbiamo votata ci troviamo in una strana situazione. Prima del commissariamento la città faceva letteralmente schifo, per come si presentava ai suoi fruitori: spazzatura, strade colabrodo, servizi pessimi, etc etc… I cittadini si rivolgevano agli amministratori di allora lamentandosene, ricevendo rassicurazioni e piccoli contentini, oppure rimanendo ignorati.

Non è vero che solo adesso c'è stato un risveglio di coscienza civica; la coscienza civica c'è sempre stata, solo che prima i cittadini si rivolgevano (spesso inutilmente) agli amministratori di allora e non a Lei. C'erano però due importanti elementi di diversità da adesso: gli amministratori di quel tempo affermavano decisamente che andava tutto bene, e la pressione fiscale era minima. C'era chi ci credeva, che tutto andasse bene, e c'era chi non ci credeva. Non ci credeva quella parte che, pian piano, anche a furia di prendere calci nei denti e fregature varie è diventata la maggioranza ed ha deciso di votare Lei, signor Sindaco. Nel frattempo durante e dopo il commissariamento la situazione è cambiata. Non in meglio, ma in peggio. Adesso sappiamo per certo che va tutto malissimo e la pressione fiscale è al massimo. Per il resto tutto uguale.

Mi chiedo: perché Lei crede che la gente l'abbia votata? Sicuramente c'è anche chi si aspettava che Lei risolvesse tutto in poco tempo, ma si tratta di pochi sognatori ingenui. Il grosso dei suoi elettori si aspettava che dieci minuti dopo la Sua elezione Lei si rinchiudesse nel Suo ufficio a lavorare, insieme ai Suoi collaboratori per risolvere i problemi della città. I cittadini sono stati a guardare, attenti a ciò che Lei ha fatto in questi giorni. E hanno visto il classico rituale del dopo voto: fotografie ed interviste a raffica sui giornali, inaugurazioni di opere ed eventi maturati in precedenza incontri con cittadini per manifestare la Sua vicinanza...

E solo questo, hanno visto, per adesso. Tutto quanto Lei sta sicuramente cercando di fare di consistente non è visibile, non è tangibile. Prevale quel che c’era prima ed è pessimo. Non è visibile perché, appunto, Lei non ha avuto tempo. La città La giudica per quello che vede e percepisce in modo diverso i problemi perché i problemi arrivano addosso ai cittadini che non sanno più come fare. Certo, il tempo a Sua disposizione è stato veramente poco dalla Sua elezione e se nonostante questa brevità le critiche crescono, tocca a Lei chiedersi perché non appare ben disposta almeno una parte dell’opinione pubblica.

In una recente conferenza stampa da Lei tenuta in merito alla disastrata situazione delle casse comunali il Suo assessore al bilancio ha più volte ripetuto che le porte di Palazzo San Giorgio adesso sono aperte e sempre lo saranno. Cosa intendeva dire? Che le porte sono aperte ma solo per guardarci dentro, oppure che sono aperte per poter dialogare con gli amministratori ed eventualmente aiutarli criticandoli?

Signor Sindaco, lo sappiamo. Che non ha la bacchetta magica lo sappiamo. Che Lei non è Harry Potter, lo sappiamo. La bacchetta magica l’avevano altri, i suoi predecessori, e non era una bacchetta da mago ma da illusionista. Questa città non ha bisogno di maghi né d’illusionisti, ha bisogno di bravi artigiani e gente di buona volontà in tuta da lavoro, che la ami veramente. Abbia pazienza e ci sopporti, Signor Sindaco, vedrà che se son rose fioriranno comunque. Al di là di quel che si dice Reggio, alla fine, arriva alla posizione giusta promuovendo con passione o bocciando con durezza chi l’aiuta e chi la usa. Come ha fatto. Buon lavoro.