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LIDO. Falcomatà restituisce ai reggini il mare e la gestione del territorio. PANGALLO

LIDO. Falcomatà restituisce ai reggini il mare e la gestione del territorio. PANGALLO

Vista Area Fronte Maredi LEONE PANGALLO - La giunta Falcomatà ha informato la città di aver fatto ricorso al Tar contro il blocco del progetto che punta a ristrutturare l'area del vecchio Lido comunale.

Il progetto, com'è noto era stato bloccato dalla direzione reginale dei Beni culturali con un provvedimenti che aveva dato il via a un dibattito cittadino ampio che aveva registrato molte voci critiche.

La vicenda del Lido Comunale, dunque, riemerge dalla nebbia e ritorna di attualità. Coltivo da tempo l’idea che sarebbe stato meglio programmare per tempo il totale abbattimento di quello che Gimo Polimeni, nel periodo di guida dell’assessorato alla cultura, definì un “ecomostro”; questo per restituire alla città una spiaggia libera da attrezzare parzialmente e d’estate con i lidi mobili come nel resto del lungomare.

E tuttavia la decisione del sindaco Giuseppe Falcomatà, che ha ribadito la scelta di abbattimento delle attuali cabine del Lido Comunale con una parziale ricostruzione a pettine in grado di ristabilire un migliore rapporto tra la città ed il mare, è una buona notizia. Almeno per due motivi.

Viene riproposta un’antica impostazione che tende ad aprire Reggio verso il mare; impostazione che è stata, negli anni ottanta, alla base del progetto di abbattimento della cortina di ferro sostituita, non da una infrastruttura a scorrimento veloce come pure proponevano alcuni settori delle classi dirigenti, ma da una urbanizzazione in grado di creare spazi urbani e possibilità di accesso all’arenile, più recentemente valorizzato dai lidi estivi. Insomma, una vera e propria restituzione del mare ai reggini.

Le attuali cabine del Lido e tutto il sistema di accesso costituiscono una barriera di cemento, simile alla vecchia cortina di ferro, che impediscono un’apertura verso la città ed interrompono il disegno del Lungomare.

Ma c’è un secondo motivo, forse anche più corposo, di condivisione della linea dell’Amministrazione Comunale. Ho trovato sconcertante il modo come la materia è stata trattata da alcuni organi abilitati ad esprimere pareri ed autorizzazioni (la direzione regionale del ministero dei beni culturali) e sono rimasto trasecolato quando ho letto di una procedura che ha dichiarato il Lido “un’opera di particolare interesse artistico” e dalla circostanza di scoprire che il Lido, chiamato da sempre Lido Nervi, non sia opera del grande architetto.

Il Comune ha dimostrato di non temere comportamenti e scelte che mi sono sembrate molto estemporanee. In passato ho avuto modo di dire ad alcuni privati interlocutori che quanto accaduto attorno al Lido (ma prima con la vicenda della riqualificazione di Piazza De Nava) fosse espressione di una buona dose di conservatorismo di una parte della città verso ogni scelta di innovazione, in questo caso in tema di cultura urbana; ma anche la manifestazione di un vuoto di direzione politica ed amministrativa della città che ha permesso ad altri poteri di comportarsi con disinvoltura.

Penso che la vicenda possa essere di una qualche futura utilità; e cioè il recupero di autonomia nel governo cittadino e l’apertura, senza i condizionamenti di scelte in corso, di una discussione sulla cultura della città e sulle scelte per il suo sviluppo.

vista bocca cabine sud da lungomare Falcomata

 

vista fronte mare post operam

 

vista mare passeggiata bassa

 

vista dallalto della galleria commerciale